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 2007  gennaio 17 Mercoledì calendario

Biografia di Salvatore Orlando

ORLANDO Salvatore Firenze 28 settembre 1957. Industriale. Figlio di Luigi (13 febbraio 1927-7 maggio 2005 • La Gim, capofila del gruppo Orlando - 15 stabilimenti in Italia, Spagna, Francia, Germania e Cina, 6800 lavoratori per 628 mila tonnellate di prodotto (soprattutto rame) e 2,1 miliardi di fatturato - ha tenuto il 16 gennaio 2007 a Firenze le sue ultime assemblee ordinaria e straordinaria sotto la presidenza di Salvatore Orlando (unico figlio maschio di Luigi). stata approvata l’incorporazione nella Intek, società controllata dalla holding olandese Quattroduedue che fa capo a Vincenzo Manes. Quando l’operazione, definita da Salvatore «un progetto vantaggioso», sarà conclusa, la famiglia Orlando controllerà il 5,7% della nuova società risultante dalla fusione e Quattroduedue il 38%; la storica famiglia Orlando rimarrà secondo azionista davanti a Pirelli con il 4,77%, Ras con il 2,6%, Generali con il 2,32% e Mediobanca con il 2,04% • «Non è una coincidenza se alcuni di questi nomi sono gli stessi che compaiono nella storia del gruppo. Pur se molto schivo - pochissime le interviste, e a volte con risposte da telegramma - Luigi Orlando fu dal 1976 all’84, e per altri otto anni nel decennio Novanta, vice presidente di Confindustria, spesso in predicato per diventare numero uno (ma ogni volta opponeva un rifiuto). Le sue maggiori operazioni societarie furono negli Anni 80 quando col ”salotto buono” partecipò, tramite la Gemina, alla privatizzazione di Montedison e al salvataggio della Rizzoli; ma tutta la sua attività pluridecennale fu improntata a fusioni e acquisizioni in Italia all’estero, perché, diceva, ”virtù dell’imprenditore è intraprendere, non stare mai fermo, proporsi sempre nuovi bersagli”. Quasi tutto venne fatto in stretta collaborazione con la Mediobanca di Enrico Cuccia (anche perché in Italia non c’era altro); di Mediobanca, però, Orlando non fu mai azionista. Amico degli altri vip dell’economia di allora, secondo quanto consentiva l’affinità o la differenza dei caratteri (Giovanni Agnelli era assai più estroverso di lui, ma i due si consultavano regolarmente), Luigi Orlando navigava nel Mediterraneo sulla barca di Leopoldo Pirelli e appena poteva andava a galoppare in Argentina; ai cavalli, sua grande passione, dedicava i weekend in Toscana, mentre le cronache rosa, al di là delle sue due mogli e dei quattro figli, hanno avuto poca occasione di occuparsi di lui. A forza di intraprendere, Luigi Orlando fece una cosa di troppo quando nell’89 si impegnò in una costosissima acquisizione in Germania, poco prima che il settore del rame si avvitasse in una lunga crisi; e quello fu l’inizio delle difficoltà, che lo portarono anche a vendere progressivamente le sue storiche quote nell’accomandita Pirelli. Quando si è spento, nel 2005, il gruppo stava faticosamente uscendo da una nuove e pesantissima crisi scoppiata nel 2001. Il 2006 è stato di ripresa e gli eredi hanno colto la palla al balzo per contrattare da buone posizione l’ingresso in una struttura più forte. L’impresa è nata nel lontano 1866, gli Orlando ci sono entrati nel 1902, l’ammainabandiera del 2007 avviene con onore, come si conviene a una famiglia che ha anche contribuito al Risorgimento, ha dato un ufficiale alla flotta che portò i Mille in Sicilia, ha ristrutturato il porto di Genova per Cavour e ha fornito armi alle forze combattenti italiane» (Luigi Grassia, ”La Stampa” 17/1/2007).