Il Sole 24 Ore 16/01/2007, pag. 8 Leonardo Maisano, 16 gennaio 2007
Si accorcia la vita dei russi. Il Sole 24 Ore 16 gennaio 2007. Mosca. Ricchi da morire. L’apatico Oblomov, prototipo letterario del russo indolente, si fa edonista con il rublo pesante dell’era Putin
Si accorcia la vita dei russi. Il Sole 24 Ore 16 gennaio 2007. Mosca. Ricchi da morire. L’apatico Oblomov, prototipo letterario del russo indolente, si fa edonista con il rublo pesante dell’era Putin. Festeggia o si consola fino al trapasso. Ognuno come può. Il ricco da ricco, il povero da povero tutti insieme appassionatamente lanciati in una precipitosa marcia verso il cimitero. In Russia l’aspettativa di vita di un uomo è di 58 anni, vent’anni meno che in Italia. Per le donne il gap si riduce (72 anni una moscovita contro gli 80 di una romana), ma il risultato non cambia. La Russia del neo-capitalismo di Stato scambia petrolio e gas, diamanti e oro con vodka, sigarette e prelibatezze letali. La Russia che scala le classifiche dell’opulenza planetaria, nei patrimoni del singolo oligarca e in quelle dell’economia nazionale, non si libera dall’abbraccio con la morte. Accadeva nell’era zarista, s’è ripetuto in epoca staliniana grazie anche alla buona volontà del dittatore georgiano, è una costante dell’ultimo trentennio. Nonostante gli sconvolgimenti storici - la fine del comunismo, la transizione al mercato, l’esplosione del benessere relativo di oggi - i russi continuano a morire giovani. Le Nazioni Unite in un rapporto del 1980 prevedevano che i Paesi del mondo con aspettative di vita inferiori ai 62 anni avrebbero scalato la media di due anni e mezzo in appena un lustro, per poi continuare la crescita del tasso di vita con un ritmo più moderato. Previsione errata in almeno due aree: il continente africano flagellato dall’Aids e l’ex Urss che invece di avanzare scivola indietro. Un recente studio della Banca Mondiale indica che la popolazione russa nel suo complesso s’è ristretta di sei milioni di persone dal 1992 ad oggi e, se il trend proseguirà, fra vent’anni ci saranno 18 milioni di russi in meno. Saranno in tutto 120 milioni, ovvero il doppio degli abitanti dell’Italia disseminati su un ottavo del pianeta, distesa sterminata di terre e ghiacci. Non solo: se non saranno introdotte misure adeguate la vita media di un maschio russo nel prossimo futuro arriverà a 53 anni. " possibile, dipende dalla misure che saranno adottate", commenta Vladimir Shkolnikov, direttore del laboratorio di Studi demografici all’Istituto Max Planck di Monaco. Vladimir Putin nella scorsa primavera aveva messo l’accento sul disastro demografico che si spiana davanti alla Russia, ma fino a ora non sono state prese decisioni in grado di mutare un trend che si perpetua da decenni. A metà degli anni Sessanta la Russia sembrava essere riuscita a colmare il gap con il mondo sviluppato. "Fra il 1965 e il 1984 - continua Shkolnikov - la situazione è cambiata e il Paese s’è avvitato in una spirale che fu interrotta brevemente dalla campagna anti-alcol promossa da Gorbaciov". Poi, in coincidenza con le fasi più tumultuose della transizione, il tasso di mortalità riprese a peggiorare, per conoscere una fase di assestamento fra il 1995 e il 1998. Con la crisi economica russa le statistiche tornarono ad aggravarsi arrivando ai valori di oggi, ovvero a un caso unico al mondo per una realtà industrializzata. "In questi ultimi anni - nota Shkolnikov - la situazione si è stabilizzata. L’alta mortalità in Russia è il prodotto di due fattori: lo stile di vita e l’assistenza sanitaria. Fumo, ma soprattutto alcol sono gli elementi-chiave. Uno studio effettuato a Udmurt, negli Urali occidentali, ha rivelato che gli uomini fra i 25 e i 55 anni hanno venti volte più chance di morire del resto della popolazione per il cosiddetto zapoi, ovvero una condizione di ubriacatura che si protrae per molti giorni, oppure per l’assunzione di sostanze alcoliche velenose, come il somogon, la vodka distillata in casa. Perché tutto ciò? Per antica tradizione - dei danni provocati dal bere in Russia si trova traccia in resoconti del XII secolo - che associa l’alcol alla socializzazione e per ragioni più congiunturali connesse alla democratizzazione. La vodka affievolisce la condizione di stress provocato da una transizione dolorosa, senza contrappesi sociali". su questa realtà che si inserisce la seconda causa della fragile esistenza russa: la struttura sanitaria in progressivo decadimento. A Mosca il tasso di malattie cardiovascolari è elevatissimo e l’assistenza non è più garantita come in epoca sovietica. "Ai tempi del comunismo la qualità del sistema sanitario - riprende Shkolnikov - era scarsa, ma l’accesso era buono. Oggi ci sono solo dieci prodotti gratuiti per curare la pressione alta. Spesso mancano e per averli si deve pagare. A Mosca almeno, fuori dalla capitale invece non si trovano mai. Oggi come ieri l’assistenza sanitaria non è considerata una priorità nazionale, il bene dello Stato continua a essere percepito come esigenza prevalente sui bisogni dell’individuo. Un esempio? Il prelievo fiscale per la sanità in Russia è il 3 per cento del salario, nell’Unione europea fra il 13 e il 15". Nessuno stupore quindi se le probabilità di sopravvivenza di un uomo di vent’anni russo sono la metà di quelle che ha un coetaneo dell’Europa occidentale. Un fenomeno unico oggi, ma non nella storia della società umana. "accaduto in Svezia - ricorda Shkonikov - nel 1835, quando si consumò il passaggio da società agricola a mondo industrializzato. L’etilismo creò un enorme allarme sociale e da quel fenomeno ha origine l’alta tassazione sugli alcolici che sopravvive ancora oggi nel mondo scandinavo". Per invertire la lunga marcia funebre che avvolge la Russia, Putin dovrà andare oltre le denunce sull’allarme demografico, dovrà fare suo il pensiero dell’economista Amartya Sen secondo il quale il tasso di mortalità indica la misura del successo o del fallimento dello sviluppo di una Nazione. "Misura l’abilità di uno Stato - ha detto il premio Nobel - di trasformare le risorse economiche nel più importante bene pubblico, la salute dei suoi cittadini". Una scommessa su cui puntare gas e petrolio, oro e diamanti, per continuare a vivere da ricchi. Soprattutto per continuare a vivere. Leonardo Maisano