La Stampa 17/01/2007, Pietro Melograni, 17 gennaio 2007
Una ”carta” da seconda Repubblica. La Stampa 17 Gennaio 2007. Tra le riforme da fare, ci sarebbe quella di una nuova Costituzione
Una ”carta” da seconda Repubblica. La Stampa 17 Gennaio 2007. Tra le riforme da fare, ci sarebbe quella di una nuova Costituzione. Ma non ci aspettiamo molto, perché il clima politico non è favorevole, e perché i progressi dei popoli non dipendono dalle loro Costituzioni, quanto dai loro costumi. Nel 1946-’48, quando la Costituente operò, l’Italia era diversa. Era immersa nella civiltà agricola oggi sparita, tanto che gli addetti all’agricoltura ammontavano al 45 per cento della popolazione attiva, come nel Terzo Mondo. Miseria e analfabetismo imperavano, anche perché la guerra aveva distrutto città, fabbriche, strade e ferrovie. Nessuno prevedeva miracoli economici. Molte abitazioni restavano prive di telefono, luce e acqua corrente. La rete delle autostrade non c’era. C’era la radio, ma non la televisione. In tanti emigravano e pochi stranieri trovavano lavoro in Italia. L’ascesa del mondo femminile era agli inizi. I computer che hanno stravolto l’universo intero, incluse le tecniche con le quali si stampa questo giornale, erano ai primordi. La stessa Urss vietò al Pci di tornare al governo Nel 1948 i partiti politici si interessavano alla distribuzione della ricchezza, più che alla sua produzione, senza sapere che, dove la ricchezza cresce, i salari operai aumentano più facilmente. In duemila anni, dai tempi di Cicerone al 1891, un bracciante siciliano doveva lavorare lo stesso numero di ore per acquistare un quintale di grano. Nel secolo della rivoluzione industriale, dal 1891 al 1991, il salario reale di quel bracciante si moltiplicò di 50 volte grazie al progresso tecnologico. L’Italia politica del ”48 obbediva poi a regole inconcepibili. A causa della guerra fredda, oltre agli Usa, la stessa Urss vietava ai comunisti di tornare al governo, dopo l’estromissione del maggio ”47. Si temeva che i cattolici polacchi, schiacciante maggioranza nella loro nazione, pretendessero altrettanto in base a un criterio di reciprocità, mettendo in pericolo l’impero sovietico, gli equilibri internazionali e la pace mondiale. Berlinguer fu ferito a Sofia, ma i giornali tacquero Nel 1973 il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, propose un «compromesso storico» con la Dc per aggirare i divieti e tornare al governo. Proprio per questo i servizi bulgari e sovietici tentarono di ucciderlo a Sofia. Berlinguer rimase ferito, ma nessun giornale lo scrisse, e molti italiani lo ignorano ancora. Oggi sono finite l’Urss e la Guerra fredda, tanto che gli eredi del Pci sono al governo senza pericoli per la pace mondiale. E in una esternazione degli Anni Novanta, l’allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, fu tra i primi a cogliere il nesso tra la fine della guerra fredda e l’esigenza di un rinnovamento costituzionale. Invano. Nel ”97 il Parlamento nominò una Commissione bicamerale per la riforma costituzionale che non concluse gran che. Dal ”48 la Costituzione ha subito modifiche, meritevoli di una forma più organica. Fin dal ”48 quella Carta risultava così farraginosa che pochi italiani, fra i non addetti ai lavori, si mettevano a leggerla. Parliamo di Seconda Repubblica, come se la Prima fosse finita, ma senza una nuova Carta, questa fine non ci sarà mai. Sessant’anni fa i Costituenti svolsero un grande compito, tanto che la loro costituzione resta in vigore, ma subirono l’influsso del tempo. Oggi vorremmo norme più adatte alle novità del mondo moderno, con la solita avvertenza: cambiare le leggi serve a poco, se non mutano i sentimenti. Quanti decenni aspetteremo perché lo spirito degli italiani diventi più favorevole alla modernità? Pietro Melograni