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 2007  gennaio 13 Sabato calendario

Vorrei sapere qual è l’origine storica dell’attrito tra Etiopia e Somalia, anche in relazione alle attuali vicende in quei luoghi, dove il nostro Paese ha esercitato il suo potere non sempre assumendosene le corrispondenti responsabilità

Vorrei sapere qual è l’origine storica dell’attrito tra Etiopia e Somalia, anche in relazione alle attuali vicende in quei luoghi, dove il nostro Paese ha esercitato il suo potere non sempre assumendosene le corrispondenti responsabilità. Giuseppe Di Girolamo L’Etiopia ha reagito a quanto sta succedendo in Somalia, ossia alla sua conquista da parte degli estremisti islamici, e non c’era da stupirsi: molto probabilmente, avendo una buona percentuale di popolazione islamica al suo interno e conoscendo la fame di conquista dei fondamentalisti, teme di essere la prossima vittima. Queste bande, come hanno dimostrato recentemente Hezbollah e Hamas, dispongono di milioni di dollari, anzi petrodollari, e sono difese all’Onu da vari Paesi arabi. Gli Usa hanno preso posizione, dall’Europa invece tutto tace, Inghilterra a parte. Tra un po’ uscirà il solito comunicato ambiguo che, per non scontentare i fornitori di petrolio, terrà i piedi in due scarpe e molti daranno la colpa di questa nuova guerra a Bush. A mio parere invece il disegno espansionistico dell’Islam radicale è molto evidente, e la situazione ricorda sempre di più quella dell’Europa di fine anni Trenta. Luca Cremaschi Cari Di Girolamo e Cremaschi, le vostre lettere adottano due punti di vista diversi. Lei, Di Girolamo, vorrebbe conoscere le ragioni storiche dei contrasti che oppongono l’Etiopia alla Somalia. Mentre lei, Cremaschi, attribuisce la crisi somala degli ultimi mesi all’onda crescente di fondamentalismo islamico che starebbe sommergendo l’Africa e in particolare i Paesi che si affacciano sul Mar Rosso. Sono due punti di vista altrettanto legittimi. giusto ricordare che negli anni Settanta e Ottanta, quando l’Etiopia era sostenuta dall’Urss e la Somalia dagli Stati Uniti, i due Paesi si fecero la guerra per una regione abitata da musulmani, l’Ogaden, che Menelik, re degli abissini, aveva conquistato nel 1891 e l’Inghilterra aveva attribuito all’Etiopia dopo la Seconda guerra mondiale. Ed è giusto ricordare il grande revival islamico degli ultimi decenni. Ma forse, per comprendere la situazione somala, converrebbe ricordare anche ciò che accadde fra la guerra dei primi anni Ottanta e le più recenti manifestazioni dell’islamismo radicale. Nel gennaio del 1991, al culmine di una crisi provocata da corruzione, malversazioni e drammatica penuria di generi alimentari, i somali cacciarono il loro presidente, Siad Barre, e precipitarono nell’anarchia. Fu quello il momento in cui Bush sr, ormai alla fine del suo mandato presidenziale, decise di organizzare sotto l’egida dell’Onu una grande operazione umanitaria che venne chiamata "Restore Hope", ridare speranza. Gli americani sbarcarono a Mogadiscio con un corpo di spedizione nel dicembre 1992 e furono ben presto seguiti da altri contingenti stranieri fra cui quello dell’Italia, composto da soldati della Folgore e del San Marco. Si trattò della prima operazione internazionale dopo la fine della guerra fredda e parve annunciare un mondo in cui le potenze civili non avrebbero esitato a intervenire per soccorrere le popolazioni e restaurare, nei Paesi in crisi, condizioni di civile convivenza. Ma qualche mese dopo, mentre andavano a caccia di uno dei tanti signori della guerra che si erano impadroniti di una parte del territorio, gli americani caddero in una imboscata nelle vie di Mogadiscio e perdettero 18 rangers. Il successore di Bush sr Bill Clinton decise che gli americani non gli avrebbero perdonato la perdita dei loro ragazzi in una guerra lontana e indecifrabile. Pochi mesi dopo le truppe degli Stati Uniti se ne andarono e gli altri corpi di spedizione, privati del sostegno logistico americano, fecero altrettanto. Da allora, anche se abbiamo finto di non accorgercene, la Somalia è finita nelle mani dei signori della guerra, veri e propri briganti che sfruttavano le poche risorse del Paese, tiranneggiavano la popolazione, controllavano gli aiuti umanitari. I musulmani hanno avuto successo, caro Cremaschi, perché nel vuoto creato dalla nostra partenza hanno dato una risposta al bisogno di ordine, di sicurezza e di onestà delle popolazioni. Forse avremmo dovuto ricordare che l’Islam conquistò una grande parte dell’Africa a sud del Sahara, nell’Ottocento, anche perché seppe trasmettere alle popolazioni animiste i valori della famiglia, della misericordia, della carità. Oggi, purtroppo, l’Islam può essere il veicolo di un pericoloso fanatismo religioso. Ma la necessità di reagire non ci autorizza a dimenticare che un po’ più di pazienza e di tenacia nel 1994 avrebbe probabilmente evitato l’ultima crisi somala. Sergio Romano