Corriere della Sera 11/01/2007, Massimo Gaggi, 11 gennaio 2007
Terminator, il convertito che seduce la sinistra. Corriere della Sera 11 gennaio 2007. New York. "Terminatorcare", la "cura Terminator", titola sprezzante il Wall Street Journal il giorno dopo l’annuncio del piano di Arnold Schwarzenegger per introdurre un sistema sanitario "universale" in California
Terminator, il convertito che seduce la sinistra. Corriere della Sera 11 gennaio 2007. New York. "Terminatorcare", la "cura Terminator", titola sprezzante il Wall Street Journal il giorno dopo l’annuncio del piano di Arnold Schwarzenegger per introdurre un sistema sanitario "universale" in California. La mossa del governatore repubblicano irrita il quotidiano liberista, molti conservatori e il suo stesso partito, anche perché le proposte di "Schwarzy" sembrano in parte ricalcare le ipotesi di riforma avanzate dai democratici. E il partito di Clinton ha appena riguadagnato il controllo del Congresso. L’iniziativa di Schwarzenegger è perciò politicamente significativa proprio perché è destinata ad avere ripercussioni a Washington, ma non è sorprendente, vista la recente metamorfosi di Terminator che, passato repentinamente da una politica iperconservatrice ad una linea filodemocratica, ama ora presentarsi come il profeta della "post partisan politics". La verità è che la vera svolta al dibattito sulla sanità, in America, l’ha impressa qualche mese fa un altro repubblicano, Mitt Romney: conservatore (e mormone) che era riuscito a guadagnarsi la fiducia dello Stato più progressista d’America, il governatore del Massachusetts riuscì a far approvare una riforma "bipartisan" (pubblicamente lodata anche da Ted Kennedy) che mantiene l’attuale sistema basato su polizze assicurative private, ma obbliga tutti quelli che hanno un reddito discreto (e i loro datori di lavoro) a procurarsene una, mentre lo Stato si impegna ad aiutare tutti gli altri: estendendo i benefici di Medicare e Medicaid (la sanità pubblica per poveri e anziani) o aiutando finanziariamente chi non guadagna abbastanza per comprarsene una. La riforma di Romney (che ha lasciato pochi giorni fa la guida del Massachusetts e sta valutando se partecipare alla gara per succedere a Bush) fu criticata ma molto blandamente dai repubblicani, anche perché il "governatore mormone" ebbe l’accortezza di sottoporre i conti del suo progetto al Cato Institute, il centro studi più rispettato dai conservatori. Il modello del Massachusetts è già stato replicato dal Vermont. Ora tocca alla California, lo Stato più ricco e popoloso del Paese. Basta questo a far divenire il tema della sanità una grossa questione di dibattito a livello nazionale. E di polemica, visto che Schwarzenegger ha aggiunto alla sua ipotesi di riforma un tocco di demagogia, prevedendo di finanziare la sua riforma anche con una "tariffa" (in realtà una tassa) che dovrà essere pagata da medici e ospedali, chiamati a versare allo Stato rispettivamente il 2 e il 4 per cento dei loro ricavi. Ma ha senso additare la "conversione" di Schwarzenegger come un modello (o un monito) per i riformisti della sinistra italiana, come ha fatto ieri Liberazione? La riflessione sui limiti del neoliberismo "selvaggio" va avanti in America da quasi un anno ed è in corso nello stesso partito democratico americano, ma riguarda un modello sociale che ha ben poco a che fare con un’Italia nella quale di liberismo non se ne è mai visto molto, nemmeno nelle sue versioni più blande e in cui il mercato fa ancora fatica guadagnare i diritti di cittadinanza. Nel nostro Paese esiste da decenni la sanità universale pubblica che promette tutto a tutti. Il problema, non è smantellare il sistema ma evitarne il collasso con appropriate riforme che mantengano i costi sotto controllo, introducendo criteri di efficienza e di responsabilità di tipo privatistico, pur nella responsabilità pubblica del sistema. Riformisti o sinistra radicale, difficilmente in Italia ci si potrà ispirare a Schwarzenegger: sia per la sua storia politica, sia perché lui punta su una copertura sanitaria estesa a tutti i cittadini, ma comunque gestiti dai privati e con prestazioni limitate. Dopo la sua prima elezione trionfale, nel 2003, l’attore austriaco trasformatosi in politico impose alla democraticissima California una politica iperliberista. Sulle orme di Ronald Reagan che negli anni ’70 capeggiò la rivolta anti- tasse sulle rive del Pacifico e poi, dalla Casa Bianca, combattè duramente conto i sindacati, Terminator impose una politica fiscale strettissima e sfidò insegnanti, pompieri e poliziotti: le categorie di lavoratori più potenti in California. Impegnato in una battaglia su più fronti, Schwarzenegger chiese l’appoggio dei californiani invitandoli a votare otto diversi quesiti referendari su vari punti del suo programma. Nel novembre del 2005 perse tutti e otto i referendum. Subito dopo il suo indice di gradimento nei sondaggi precipitò ai minimi storici. storia di appena un anno fa: molti ormai lo consideravano, politicamente, "un morto che cammina". Con un pragmatismo tutto americano e la spregiudicatezza dell’attore consumato, da un giorno all’altro Schwarzenegger (consigliato dalla moglie Maria Shriver, una Kennedy) ha letteralmente capovolto la sua politica: ha cambiato la squadra circondandosi di collaboratori vicini al partito democratico, ha lanciato un gigantesco programma di opere pubbliche, si è accordato con tutte le categorie di dipendenti pubblici che fino al giorno prima aveva combattuto, ha promesso di migliorare l’aria respirata dai californiani obbligando le case automobilistiche e le altre industrie a rispettare standard di emissioni più severi rispetto al resto d’America. La popolarità perduta è stata ben presto recuperata e alle elezioni del 7 novembre scorso ha stracciato il candidato democratico che l’aveva sfidato: i sindacati, sazi degli accordi appena strappati a Schwarzenegger, non hanno nemmeno perso tempo ad aiutare Phil Angelides nel suo tentativo di batterlo. Quello che deve far riflettere i nostri riformisti non è il pragmatismo un po’ peronista di Terminator – che presentando il suo piano al parlamento statale di Sacramento ha invitato i deputati a non dividersi secondo i confini dei rispettivi partiti e a battersi invece "per un solo partito, il partito della California" – e nemmeno la sua promessa di spendere di più per i diritti dei cittadini senza però dire dove troverà i soldi: quello dell’"irresponsabilità fiscale" è uno dei pochi tratti che la politica di Schwarzenegger ha ancora in comune con quella del presidente Bush. Semmai vale la pena di ragionare sull’ostinazione ideologica con cui i conservatori hanno voluto applicare le regole di un mercato a trazione integrale alla sanità anche quando è apparso evidente ai più che in questo settore quelle regole non potevano funzionare. Non nello stesso modo, almeno, e per vari motivi, a partire da quello più ovvio: il paziente non è un soggetto del mercato libero di scegliere come il consumatore che entra in un negozio: non conosce la sua malattia né le terapie possibili, né le strutture che possono risolvere i suoi problemi. Deve usare la mediazione di un medico che non ha alcun interesse a cercare la soluzione più efficiente ed economica. Massimo Gaggi