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 2007  gennaio 10 Mercoledì calendario

"L’aforisma è una filosofia alla pari di fede e scienza". Corriere della Sera 10 gennaio 2007. Alla gioia del maestro nel poter presentare l’opera prima del proprio allievo si accompagna la tristezza di sapere che è anche l’ultima

"L’aforisma è una filosofia alla pari di fede e scienza". Corriere della Sera 10 gennaio 2007. Alla gioia del maestro nel poter presentare l’opera prima del proprio allievo si accompagna la tristezza di sapere che è anche l’ultima. Poche settimane dopo il conseguimento del dottorato, Heinz Krüger è stato vinto da un male che doveva roderlo ormai da tempo e che egli volle eroicamente ignorare per portare a termine il lavoro iniziato, e il suo iter accademico. Gli Studi sull’aforisma come forma filosofica erano stati concepiti come momento preliminare a un’opera più ampia. Ma tale progetto è dovuto assurdamente naufragare. Se si vuole tentare di dire qualcosa sul pensiero del defunto, si deve senz’altro porre in risalto l’aspetto specifico di questa dissertazione. Non si tratta dell’aforisma come fenomeno linguistico o come genere letterario. Suoi connotati come la concisione, l’arguzia, l’antinomia e la brevità sono ormai noti a tutti. Krüger però ha voluto mostrare che l’aforisma intrattiene un legame essenziale con il pensare filosofico e che – sono parole sue – "rappresenta una forma di pensiero estremamente rigorosa e autonoma, che procede di pari passo accanto alle grandi sistemazioni della fede e della scienza, quasi come una buffoneria con cui la vita protesta, irriverente e guardinga al tempo stesso, per il travisamento infertole da quei sistemi religiosi e scientifici. Essendo un modo di filosofare, che affianca la filosofia in senso stretto, l’aforisma vive della discrepanza fra l’essere e il pensiero: non possono mai coincidere pienamente". Dopo aver esaminato la letteratura in merito, il testo di Krüger offre una panoramica sulle tipologie storiche dell’aforisma, da Ippocrate – al cui nome esso si lega – a Montaigne, Gracián, Pascal e i moralisti francesi, sino al frammento romantico. Il pensiero frammentario, come quello propriamente aforistico, è sempre un "pensiero in frantumi", anche se il frammento romantico vive in armonia con il linguaggio, grazie al quale crede di poter evocare l’infinito nel finito, mentre nell’aforisma la critica coinvolge pure il linguaggio. Un pensiero che si spezza si vuole preservarlo, con mezzi linguistici, dalla non-verità, la quale è insita, per forza di cose, nella lingua stessa. "L’intenzione dell’aforisma è di rendere trasparente il linguaggio alla visione della verità, si direbbe quasi: negarlo senza però distruggere la funzione intermediaria del suo dire". Il lavoro di Krüger sviluppa esemplarmente il concetto di aforisma in riferimento a Nietzsche. Poiché l’aforisma, per presentarsi ed esporsi, è necessariamente assegnato al linguaggio, e tuttavia non rispetta in modo assoluto le categorie logiche e i principi sedimentati nella grammatica, esso procede all’uso "parodistico" della lingua e della logica. Proprio questo rappresenta per Krüger il modello del pensiero aforistico. L’aforisma usa il linguaggio e i principi della scienza non così come essi sono da intendersi di per sé: li rende impropri e li estrania. Dispiega il non-sapere, la qual cosa presuppone la riflessione estrema del sapere. Sicché esso assume regolarmente la forma dell’eccezione, di fronte alla quale la regola e la sistematica concettuale falliscono. L’eccezione funge da correlativo: l’aforisma "attinge qualcosa dall’orizzonte della coscienza", mette in discussione la visione levigata, eppure utile, dello stato di cose. Vuole risanare un po’ di quella deformazione che lo spirito dominante impone al pensiero. Mira alla negazione del pensiero conchiuso; non sfocia nel giudizio, bensì nella concreta figura in cui si rappresenta il movimento del concetto affrancatosi dal sistema. Il pensiero aforistico è stato sempre anticonformista. Per questo è caduto in discredito nelle scienze e nella filosofia ufficiale; disimpegnato, irresponsabile, roba da feuilleton: con tali etichette lo si diffama. E così come è raro che la persecuzione migliori il perseguitato, allo stesso modo il pensiero aforistico, svincolato dalla responsabilità dello spirito e privato dell’autorità di un eloquio stringente, ha assunto per molti versi proprio quei tratti apocrifi che gli vengono rimproverati. Laddove Krüger, nell’intento di operare un "salvataggio" filosofico, dipana il senso filosofico di questa forma, rinvigorisce non solo l’opposizione alle forme tradizionali della coscienza, ma anche incita il pensiero aforistico e gli appronta il metro rigoroso del suo procedere. Il lavoro filosofico dell’autore, che non è stato un filosofo di professione e che tuttavia, toccato dalla filosofia, fu sospinto da questa ben oltre la sua professione sino ad appropriarsi un intendimento filosofico forte di un meditare autonomo, richiede un pensiero aperto e scevro da vincoli: evoca il principio di ciò che congeda ogni principio; offre ben più di un mero contributo scientifico: un pezzo di libertà vissuta. E merita perciò di essere eternamente ricordato, come pure l’uomo che non ha lasciato venir meno il calore e la forza che tale esperienza richiede. Theodor Adorno