Corriere della Sera 10/01/2007, 10 gennaio 2007
L’ex dirigente Bankitalia fa opinione sull’Unità. Corriere della Sera 10 gennaio 2007. Roma. Ieri si è soffermato sul problema della "solitudine della Bce", inevitabile, sostiene, se l’Europa della politica non fa nulla per accorciare le distanze
L’ex dirigente Bankitalia fa opinione sull’Unità. Corriere della Sera 10 gennaio 2007. Roma. Ieri si è soffermato sul problema della "solitudine della Bce", inevitabile, sostiene, se l’Europa della politica non fa nulla per accorciare le distanze. Le scorse settimane aveva toccato via via i temi del risparmio, della riforma delle Popolari, della class action edella mega intesa tra San Paolo Imi e Banca Intesa. Da due mesi, da quando ha lasciato la Banca d’Italia per raggiunti limiti di età, Angelo De Mattia, già capo della segreteria particolare e uomo "ombra" dell’ex governatore Antonio Fazio è diventato collaboratore di punta per l’economia dell’Unità con articoli che partono dalla prima pagina. "Ho sempre scritto per i giornali, il Manifesto prima e l’Unità dopo" glissa De Mattia. Il quale, tanto era riservato e scostante quando era al fianco di Fazio tanto è disponibile al confronto ora. Quando era a Palazzo Koch, spiega, prevaleva il suo rispetto per l’istituzione mentre oggi, da pensionato è tornato ad essere un "libero pensatore". Che rilancia il suo passato di segretario della Fisac, il sindacato dei bancari Cgil, e di collaboratore di Giuseppe D’Alema, papà di Massimo, alla guida della sezione credito del Pci. "Scrivo le cose che ho sempre pensato", dice. Non tralasciando peraltro di segnalare l’esperienza che gli deriva dagli 8 anni passati accanto al numero uno della Banca d’Italia. Si definisce un tecnico, che però fa capire da che parte sta: e non solo perché esprime consenso all’idea di riforma delle banche Popolari, legata allo scorporo dell’azienda bancaria dalla fondazione di marca cooperativa, proposta dal viceministro Vincenzo Visco o perché plaude al piglio liberalizzatore del ministro Pierluigi Bersani. Sull’italianità, il tema delle polemiche più vivaci che a suo tempo hanno coinvolto Fazio, dice di trovarsi d’accordo con Massimo D’Alema che è il leader politico che forse stima di più. Fatto sta che nella sua nuova veste di giornalista-commentatore De Mattia si trova proprio bene. E non si sente per nulla in contraddizione con la sua precedente carriera anche se evita, con grande disinvoltura, di soffermarcisi troppo, sempre per "rispetto dell’istituzione". E quando nei suoi commenti tira in ballo l’azione dell’attuale governatore, così diverso dal suo predecessore, esprime stima e condivisione. Come fa quando riconosce a Mario Draghi il merito di aver sollecitato l’alleanza tra il San Paolo Imi e Banca Intesa, "un’aggregazione di straordinaria importanza" che comunque fa risaltare anche il processo di riorganizzazione di "rilievo storico" del sistema creditizio compiuto negli ultimi dieci anni. All’ex ministro Giulio Tremonti, grande nemico dell’ex governatore Fazio, attribuisce il "lucido disegno" di "far sì che le Fondazioni potessero stare alla Casa delle Libertà come le ex casse di risparmio stavano alla Dc" ma gli riconosce "l’onestà intellettuale" di aver riconosciuto l’errore e lo considera un interlocutore con cui "intellettualmente bisogna fare i conti".