Corriere della Sera 9/1/2007 (lettere), 9 gennaio 2007
Hemingway e la guerra di Spagna L’articolo di Dario Fertilio sulle grandi bugie di guerra ( Corriere del 14 dicembre) ha il merito di ricordarci che la storia raccontata a caldo, anche se dai migliori corrispondenti, risente troppo spesso della partecipazione, anche emotiva, alle sorti di una parte in quel momento ritenuta quella giusta, mettendo tutti i torti in carico agli "altri" (o trovando sempre delle valide giustificazioni agli "eccessi" della parte amica)
Hemingway e la guerra di Spagna L’articolo di Dario Fertilio sulle grandi bugie di guerra ( Corriere del 14 dicembre) ha il merito di ricordarci che la storia raccontata a caldo, anche se dai migliori corrispondenti, risente troppo spesso della partecipazione, anche emotiva, alle sorti di una parte in quel momento ritenuta quella giusta, mettendo tutti i torti in carico agli "altri" (o trovando sempre delle valide giustificazioni agli "eccessi" della parte amica). Nel caso di Hemingway e della guerra di Spagna sarà pur vero che lo scrittore nelle sue corrispondenze preferì glissare sui massacri di anarchici e socialisti perpetrati dai comunisti per tutelare l’immagine della parte repubblicana, lasciando in questo a Orwell il merito di averci dato un quadro molto più attendibile e veritiero di quanto davvero accadde. Quando però si dice che lo scrittore americano avrebbe sorvolato sulle violenze di parte repubblicana anche nel suo romanzo più famoso, "Per chi suona la campana", si dimentica che un intero capitolo di quel libro (il cap. X) è dedicato al terrificante resoconto di un massacro di prigionieri inermi da parte delle milizie repubblicane che si erano impadronite di un villaggio della parte avversa. I franchisti asserragliati nel municipio (non soldati, si badi bene, ma semplici cittadini) si arrendono e vengono a uno a uno tirati fuori dall’edificio, picchiati e insultati, e infine gettati vivi da una rupe alta centinaia di metri. Secondo lo storico Antony Beevor, Hemingway si sarebbe ispirato a quanto realmente avvenuto a Ronda, in Andalusia, nei primi mesi di guerra. Che l’episodio sia vero o meno in questo caso conta poco, perché di fatti del genere provati e straprovati se ne potrebbero citare a dozzine sia da una parte che dall’altra, come testimoniato dai molti buoni libri sulla guerra di Spagna usciti negli ultimi anni. Quello che però mi ha stupito leggendo il romanzo è come l’incredibile violenza di quell’episodio narrato sia potuta passare sotto gli occhi di milioni di lettori per più di sessant’anni senza suscitare apparentemente la benché minima reazione di umana pietà, né il dubbio che un tale massacro non potesse comunque essere giustificato dal fatto che a essere ammazzati in questo modo erano "i fascisti". Sono talmente impressionato che non riesco neppure a ricordare se quest’episodio di "Per chi suona la campana" sia poi stato riportato anche nell’omonimo celeberrimo film con Gary Cooper e Ingrid Bergman. Preso dal raptus iconoclasta, Fertilio non risparmia nel suo articolo neanche la mitica foto di Robert Capa del miliziano ucciso sul fronte di Cordova: si tratterebbe di un falso. Ma sul "Diario" del mese di agosto 2006 si può vedere l’intera sequenza delle foto di quel giorno (5 settembre 1936) e si racconta anche la storia di quell’uomo. Si chiamava Federico Garcia Borrell, era un anarchico di 24 anni. Per favore, lasciateci almeno il miliziano di Capa, almeno quello ! Altrimenti ha davvero ragione Manu Chao: todo es mentira en este mundo. Fabio Stergulc, Udine