Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera 9/1/2007, 9 gennaio 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA – Prima il gas, adesso il petrolio. La disputa infinita tra Russia e Bielorussia che prosegue anche dopo l’accordo sul metano ha portato ieri al blocco quasi totale delle forniture di greggio russo all’Europa orientale che passano attraverso l’oleodotto Druzhba (amicizia) in Bielorussia. Ancora una volta un ente statale russo ha deciso di ricorrere alle maniere forti senza curarsi delle conseguenze per una buona parte del continente. La Russia dimostra di non voler cambiare strada. Quando è in corso una disputa, ricorre a tutti gli strumenti di pressione di cui dispone, politici ed economici. Poi, alla fine, chiude i rubinetti senza pensarci su due volte.
LA RISPOSTA ALL’ACCORDO-CAPESTRO – Iniziamo dai fatti. A pochi minuti dalla mezzanotte del 31 dicembre Mosca e Minsk hanno raggiunto un’intesa sul prezzo del gas fornito da Gazprom alla Bielorussia. Raddoppio del prezzo (da 46 a 100 dollari per mille metri cubi) e cessione da parte bielorussa del 50% della società che gestisce i gasdotti, la Beltransgaz, per 2,5 miliardi di dollari che Gazprom pagherà in cinque anni. Un accordo-capestro, secondo i bielorussi. Per "convincerli" a firmare Mosca non solo aveva minacciato di sospendere le forniture di gas, ma era ricorsa anche ad altri strumenti di pressione. Aveva bloccato le importazioni di zucchero (con una scusa doganale) e aveva imposto dazi di 180 dollari a tonnellata sul greggio esportato in Bielorussia. Firmato l’accordo, Aleksandr Lukashenko, il padre- padrone della Bielorussia, si aspettava che il Cremlino, secondo quelle che lui dice erano le intese, annullasse i dazi. Ma dalla Russia in festa per il più lungo ponte della storia (dal 31 dicembre al 9 gennaio) non è arrivata alcuna risposta. Così Lukashenko ha deciso di applicare a sua volta dazi sul petrolio che transita attraverso l’oleodotto Druzhba costruito in epoca sovietica per portare il greggio nei Paesi fratelli, Germania Est, Polonia, Ungheria. Le misure varate dai russi costerebbero alla Bielorussia circa 3,6 miliardi di dollari l’anno. I dazi bielorussi valgono a loro volta poco più di tre miliardi. Naturalmente nessuno dei due contendenti riconosce il buon diritto dell’altro.
IL BLOCCO CON GERMANIA E POLONIA E L’INCIDENTE AZERO – Ieri si è arrivati al primo regolamento di conti. I bielorussi hanno iniziato a prelevare in natura quelle che a loro avviso erano le somme dovute dalla società russa dei gasdotti Transneft. Si sono messi a succhiare petrolio in transito nel Druzhba. I russi hanno ridotto della stessa misura l’immissione di greggio. Più i russi riducevano e più i bielorussi succhiavano. Così si è arrivati al blocco quasi totale delle linee. In un primo momento gli effetti si sono sentiti sulla derivazione nord, verso Polonia e Germania. Poi a sud, verso l’Ungheria. Intanto l’Azerbaigian, impegnato a sua volta in una disputa sul prezzo del gas che vende alla Russia, ha bloccato le esportazioni di petrolio verso la Russia. Il fronte si allarga all’Asia centrale.
L’EUROPA PREOCCUPATA – L’Europa, naturalmente, è preoccupata, ma più per il segnale politico che per gli effetti pratici. E’ vero che tramite la Druzhba passa la metà del greggio russo, ma questo rappresenta solo una parte minore dei consumi europei. Inoltre il petrolio non è il gas. Si può facilmente trasportare per nave a un costo ragionevole. Così quello che non arriva dalla Russia si può acquistare in Medio Oriente. E le alte temperature di quest’inverno hanno fatto salire gli stoccaggi dappertutto. Così anche sul prezzo le conseguenze sono state nulle: il Brent (qualità di greggio europeo di riferimento) è salito e poi sceso di nuovo a 55,47 dollari al barile.
INCOGNITA LUKASHENKO – Il cancelliere tedesco Angela Merkel, dalla tv pubblica Ard, ha messo in guardia dai rischi derivanti dall’affidarsi a un unico fornitore di energia. "Per questo – ha detto – è necessario risparmiare, per questo bisogna puntare sulle energie rinnovabili, e per questo naturalmente si deve anche riflettere sulle conseguenze che comporta la chiusura delle centrali nucleari". E il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani ha sottolineato come l’accaduto dimostri che l’approvvigionamento energetico è un problema geopolitico. La Russia, che già aveva segnato un autogol clamoroso l’anno scorso interrompendo le forniture di gas all’Europa a seguito della disputa con l’Ucraina, si è ripetuta con il petrolio. Da un lato Putin e i suoi ministri continuano a ripetere a ogni vertice di essere dei partner affidabili. Dall’ altro, nella pratica, danno prova del contrario. Per la Bielorussia intanto la situazione si fa sempre più difficile. Fino a ieri sopravviveva grazie agli aiuti di Mosca. Gas e petrolio a basso prezzo per far andare i vecchi kombinat industriali e le raffinerie. Adesso tutto è cambiato e il regime di Lukashenko potrebbe anche saltare.