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 2007  gennaio 15 Lunedì calendario

SANGUINETI

Edoardo Poeta
• In gara alle primarie del
centrosinistra per decidere
il candidato sindaco di
Genova (’Forum delle
sinistre”), ha parlato del
bisogno di «restaurare l’odio
di classe»: «Le condizioni di
vita di un conducente di
autobus genovese dipendono
dalle oscillazioni della Borsa
di Hong Kong. Oggi la merceuomo
è la più svenduta,
nostro dovere è raccogliere
la bandiera e difendere il
proletariato. Naturalmente
non penso alle armi, com’è
noto sono assolutamente
contrario alla violenza. Parlo
di odio di classe a ragion
veduta: i proletari devono
odiare i loro padroni come i
padroni odiano loro» • «Quel
verbo da lui utilizzato non a
caso – restaurare – dice che
stiamo parlando di un
qualcosa che assomiglia a un
monumento, se vogliamo
un’opera d’arte, forse un
vecchio palazzo (d’inverno),
insomma di un pezzo di
antichità. Il quale, diroccato
o restaurato che sia, resterà
comunque un testimone del
passato. Lo si può visitare,
studiare, qualcuno lo potrà
anche ammirare o
rimpiangere, ma nessuno lo
potrà resuscitare. Nemmeno
un sindaco poeta» (Riccardo
Barenghi) • «Lo scandalo
scatenato dalle parole di
Edoardo Sanguineti sull’odio
di classe è lo scandalo
dell’intellettuale
nella società di
massa. Le parole di
Sanguineti erano al
tempo stesso ingenue
(perché quasi
follemente scevre da
calcolo politico) e
raffinate (perché
sortite da un
lunghissimo e denso
percorso culturale).
Comunque inservibili in
una moderna competizione
politica, nella quale la
medietà dei concetti, la loro
piacevolezza, la loro
immediata comprensibilità, è
tutto o quasi tutto. Lo scarto
tra politica e cultura è
oramai così netto, e
irrimediabile, che in un
contesto elettorale
Sanguineti figura come un
gaffeur, quasi un Calderoli
alla rovescia: uno degli
intellettuali più raffinati e
rispettabili del Paese non
risulta meno dissonante di
un greve e offensivo tribuno
della plebe. La differenza è
che Calderoli fu ministro
(addirittura delle Riforme) e
Sanguineti non sarà mai
neanche sindaco» (Michele
Serra) • La provocazione
potrebbe essergli costata la
partecipazione al Festival di
Sanremo (come autore di un
pezzo affidato alla cantanteattrice
Ottavia Fusco): «Ma
no, non c’è alcun
collegamento. La canzone
non è piaciuta a Baudo e ai
giurati punto e basta anche
perché era una canzone
romantica e non politica».
Un inizio molto speciale:
«Vola colombo, vola nella
gabbia» recitano i primi
versi. «In pratica ho creato
una commistione fra la
Carmen di Bizet e una serie
di uccelli citati da Dante
nell’Inferno nel canto di
Paolo e Francesca come lo
stornello e l’usignolo.
Naturalmente l’attacco
strizzava l’occhio
all’indimenticabile Vola
colomba. Insomma era una
canzone d’amore in un
allegro mix fra sacro e
profano».