Varie, 15 gennaio 2007
DE COPPI
Paolo Conegliano
(Treviso) 24 gennaio 1972.
Primario di chirurgia
pediatrica al Great Ormond
Street di Londra. Col suo
maestro Anthony Atala ha
trovato e isolato le cellule
staminali nel liquido
amniotico in cui galleggia il
feto, scoperta che promette
di salvare le vite di milioni di
persone (e che gli ha dato
immediata celebrità
mondiale): «In Italia non
avrei mai potuto portare
avanti questi studi» • «Nel
1991 si laurea in Medicina e
Chirurgia a Padova, dove si
specializza in seguito in
chirurgia pediatrica. Nello
stesso ateneo trascorre anche
sei mesi di internato
all’Istituto di patologia
generale con il professor
Saverio Sartore, analizzando
la struttura delle cellule
muscolari lisce. Tra il 1998 e
il 1999 svolge un progetto di
ricerca sull’epatoblastoma
all’università di Amsterdam,
sotto la direzione del
professor Daniel Aronson,
approfondendo gli studi
cellulari che porterà poi
avanti negli Stati Uniti.
Neppure trentenne si avvia
così sulla strada
dell’emigrazione scientifica,
come capita a molti dei nostri
cervelli in fuga. Dal 2000 al
2002 lavora presso un
laboratorio specializzato del
Children’s Hospital
dell’Università di
Harvard a Boston,
diretto dal professor
Anthony Atala. In
questo periodo si
concentra in
particolare sulle
estrazioni e le
culture cellulari per
la terapia cellulare
e l’ingegneria
tissutale.
Dapprima segue
le cellule
staminali di tipo
adulto, derivate sia da
tessuti midollari che da extra
midollari. Poi, avvalendosi
delle preziose collaborazioni
dei professori Atala, Shay
Soker, James Yoo e del
parere di noti scienziati
come Paola Dal Cin, Robert
Lanza ed Evan Snyder,
elabora un proprio progetto
per l’identificazione delle
cellule staminali dai villicoriali e dal liquido
amniotico» (La Stampa) • «La
mia idea iniziale era studiare
le malformazioni congenite
del feto e tentare di
correggerle con l’ingegneria
tissutale: in poche parole,
ricreando i tessuti con
colture di cellule. L’abbiamo
fatto partendo con una serie
di biopsie, poi mi sono
chiesto: perché le biopsie,
quando si potrebbero
reperire le cellule in modo
più semplice? Da qui è nata
l’idea del liquido amniotico.
Sapevamo che lì si trovano
delle cellule, quelle che si
usano per le diagnosi
prenatali, ma non sapevamo
che ci potessero essere anche
delle staminali. Gli anni dal
2001 a oggi sono serviti per
verificare che fossero tali e
che, quindi, si
differenziassero e potessero
essere mantenute in coltura»
(da un’intervista di Gabriele
Beccaria).