Varie, 15 gennaio 2007
Tags : Michael Brecker
Brecker Michael
• Philadelphia (Stati Uniti) 29 marzo 1949, New York (Stati Uniti) 13 gennaio 2007. Sassofonista • «Era il sassofonista che tutti avrebbero voluto al loro fianco. Perfetto, affidabile, stilisticamente impeccabile, a suo modo un maestro di tecnica al servizio della buona musica. A scorrere l’elenco dei dischi a cui ha partecipato c’è da rimanere strabiliati. Sono più di settecento. [...] La sua storia inizia alla fine degli anni Sessanta. Fu spinto, come molti, a studiare il sassofono tenore dalla passione per John Coltrane, ma sviluppò presto una più solida e versatile tecnica adatta a cogliere la sensibilità che in quegli anni il rock stava portando anche in territorio jazzistico. Diciamo che era il perfetto prototipo del jazzista che non vede il rock come nemico, ma al contrario come una possibilità in più. Divenne famoso insieme al fratello maggiore, il trombettista Randy, per un celebre sodalizio di jazz-rock fusion intitolato the Brecker Brothers, (dal 1975 al 1982) e per la militanza negli Steps Ahead, gruppo leggendario per gli amanti della perfezione strumentale. Ma a parte gli otto dischi a suo nome (il primo è stato pubblicato nel 1987), gli otto incisi sotto la sigla Brecker Brothers e i sette sotto quella degli Steps Ahead, con un totale di ben 11 Grammy guadagnati come solista o compositore, quello che sorprendeva di più era la versatilità che gli ha permesso di partecipare alle esperienze musicali di decine di differenti artisti, da Frank Zappa agli Steely Dan, da Paul Simon a James Taylor. Era sinonimo di buon gusto e padronanza tecnica, un modello per un’infinità di sassofonisti arrivati dopo di lui. A conferma di questa versatilità, e anche di una giusta dose di ironia, ricordiamo che agli inizi degli anni Ottanta aveva anche fatto parte della band dello show tv ”Saturday Night Live”. [...]» (g. c., ”la Repubblica” 15/1/2007) • «[...] Il padre, avvocato e pianista dilettante, lo aveva iniziato al jazz. Era stato l’ascolto di Cannonball Adderley a spingerlo verso il sassofono, ma poi il suo idolo era diventato John Coltrane. Poi il rock, Jimi Hendrix, Eric Clapton, i Cream, una vita mondana e legata alle mode lo avevano spinto a cercare di fondere i nuovi suoni con la tradizione del jazz. Con il vibrafonista Mike Mainieri aveva dato vita agli Steps Ahead, una formazione che ha vinto un mucchio di Grammy. Ma anche il jazz più autentico lo interessava e molti sono i dischi con Charlie Haden, con Jack DeJohnette, con Pat Metheny: oltre 400 incisi come sideman o a nome proprio. [...]» (Vittorio Franchini, ”Corriere della Sera” 15/1/2007).