Varie, 11 gennaio 2007
PAGANO Luca
PAGANO Luca Preganziol (Treviso) 28 luglio 1978. Giocatore di poker professionista (il primo in Italia, specialità Texas Hold’em) • «Un tempo mica potevi dirlo che giocavi a poker sul serio. O ti davano del pollo, o del poco di buono. Ora invece c’è gente che ne ha fatto una professione, onesta, rispettata, e remunerativa. All’estero sono molti i giocatori che campano di carte. In Italia il fenomeno è agli albori. Ma un campione c’è già. Si chiama Luca Pagano, è nato 29 anni fa a Treviso, e vive esclusivamente di poker. [...] “Fino a qualche tempo fa mi vergognavo a rivelare che facevo il professionista di carte - dice -. Se mi domandavano il mestiere, rispondevo ‘agente di viaggio’. Ora posso rivendicarlo con orgoglio. Mi chiedono gli autografi, vado in tv, mi riconoscono per strada”. Per Luca Pagano, volto da attore hollywoodiano, il gioco è una “virtù” di famiglia. Suo padre lo portava piccolino ai tornei di backgammon e sempre suo padre ha fondato l’anno scorso la Figp, la Federazione italiana gioco poker, che bussa alle porte del Coni per trasformare quel gioco in odore di peccato in un sano sport, come il bridge. “Il poker, è più democratico e popolare. Intorno ai tavoli sono tutti uguali, notai, operai, casalinghe o studenti squattrinati”. La folgorazione, per Pagano, è avvenuta sulla strada di Nova Gorica, la città slovena che dopo la fine del comunismo si è riempita di casinò. “Sono andato con alcuni amici a giocare. Loro erano infervorati con roulette e black jack. Io mi annoiavo perché ho sempre odiato l’azzardo. Un croupier mi ha invitato al tavolo del poker. Ho iniziato una partita che non è mai più finita”. [...] il poker sportivo, il Texas Hold’em, non ha nulla a che fare con tutto questo. Si gioca con 7 carte, 2 segrete in mano e cinque, scoperte, in tavola. Non ci sono polli, non ci sono inganni. I casinò garantiscono l’assoluta onestà dei match. I giocatori versano la stessa quota di iscrizione (non proibitiva) e hanno a disposizione la stessa quantità di fiches. Chi è più bravo vince. E anche parecchio: le world series hanno consegnato 12 milioni di dollari al trionfatore. Internet ha aiutato la globalizzazione del Texas Hold’em. La tv l’ha reso ricco e popolare. E dato che i rilanci, con i dubbi e i tremori, sono più spettacolari dei falsi reality, l’audience è altissima. [...] “Io ero un imprenditore - dice Pagano - ma era molto più rischioso che fare il professionista di poker. E le carte, se sei bravo, sono più redditizie. I conti si fanno alla fine dell’anno. Ma se sei bravo, puoi arrivare a guadagnare anche 100 mila euro l’anno”. I professionisti girano il mondo, da un casinò all’altro, negli alberghi lussuosi, da Las Vegas ai Caraibi. Ma Pagano sbriciola un altro topos. “Sembra una bella vita, ma è l’opposto. Una fatica bestiale. Piaceri zero, a parte le vittorie. Pochissimi riescono a resistere allo stress”. Senza contare l’ascesi quasi monastica di chi ha scelto le fiches per mestiere. “Un professionista deve avere una vita regolarissima, dormire tanto, mangiare sano, fare sport per tenere il fisico allenato”. La fortuna esiste? “Nell’immediato sì, ma sul lungo periodo no. Al professionista servono nervi d’acciaio, capacità di gestire le energie mentali, e soprattutto pazienza. Per vincere bisogna aspettare la mano giusta. Magari occorrono mesi e anni. Ma se si pensa che il premio medio per un torneo si aggira intorno ai 700mila euro, ne vale la pena”» (Bruno Ventavoli, “La Stampa” 11⁄1⁄2007).