Varie, 11 gennaio 2007
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Alazraki Paolo
• Venezia 1943. Imprenditore. Diventato improvvisamente popolare come capo di una cordata interessata ad Alitalia • «Amministratore unico della Real Dreams Italy srl, oggetto sociale attività immobiliari, ultimo bilancio disponibile - del 2004 - chiuso con 395 mila euro di perdita. Amministratore unico della Blue Butterfly, 125 mila euro di perdita nel 2005. A guardare alle attività italiane, si fa fatica a trovare dove potrebbero essere i 3 miliardi con i quali Paolo Alazraki dice di voler rilevare Alitalia. Magari all’estero, dove Alazraki è a capo del gruppo Wonders & Dreams. La società ”opera, nello stretto rispetto dei criteri della finanza etica, nel campo della consulenza strategica per alcune tra le più importanti istituzioni finanziarie a livello europeo”, si legge nel suo sito internet. Quali sono queste istituzioni finaziarie, il sito non lo dice. In compenso, è ricco di foto relative al concerto di Natale del 2004 e della relativa udienza papale riservata ad organizzatori e sponsor, tra i quali c’è anche Alazraki. ”Finanziere italiano poco conosciuto guarda ad Alitalia”. il titolo di una lunga intervista fatta ieri da Paolo Alazraki all’agenzia britannica Reuters. In effetti Paolo Alazraki un po’ di notorietà ce l’ha. Lo conoscono ad esempio alcuni risparmiatori coinvolti nel default dei bond argentini. Nell’aprile del 2004 Paolo Alazraki incontra il ministro delle finanze del Paese sudamericano, Guillermo Nielsen, a nome della Assotutela Consumatori. il primo rappresentante di creditori ad incontrare un esponente del governo di quel Paese. Dice di rappresentare 20 mila investitori per un totale di 700 milioni di dollari, critica duramente Nicola Stock, del comitato globale debitori dell’Argentina - che rappresentava 35 miliardi di dollari di bond e avrebbe incontrato Nielsen solo il giorno dopo -, e propone che a pagare gli obbligazionisti sia per metà lo Stato sudamericano e per metà le banche italiane. Guarda caso, si fa notare, una proposta molto vicina alle richieste del governo di Nestor Kirchner. Nel sito internet della Assotutela, si citava l’appoggio di Finanzaonline: è un sito molto popolare per chi segue la finanza italiana, con forum molto attivi dove i piccoli investitori si scambiano pareri, analisi e rumors di borsa. Ha circa 100 mila iscritti molti dei quali, in quei giorni, interessati alle vicende dei Tango bond. Però a Finanzaonline non ne sapevano nulla di Assotutela e la diffidarono dall’utilizzare il nome della community per le proprie iniziative. Qualche tempo dopo - ottobre 2004 - troviamo Alazraki all’assemblea di Cit, la Compagnia italiana turismo. La società è in crisi finanziaria e sta cercando dei partner che iniettino liquidità nelle bisognose casse della compagnia viaggi per uscire dalla crisi. Anche lì, come già in Argentina e ieri per Alitalia, fioccano dichiarazioni e interviste. ”C’è interesse ad entrare con una quota rilevante”, da parte di una fondo Usa e di uno britannico rappresentati dalla sua società, la Wonders & Dreams. ”Il nostro piano sarà industriale, alle banche diremo di restare per 24 mesi e poi siamo disponibili e rilevare le quote”. Non se ne saprà più nulla. Per la cronaca, la Cit è finita in ammistrazione straordinaria nel marzo del 2006, ma con questo Alazraki ovviamente nulla c’entra. Si può tornare anche più indietro. Al 1986, per la precisione, quando Alzraki è alla guida della Zelig. Al Sole 24 Ore dichiara che quoterà sia la Zelig che un’altra società del suo gruppo, la Varese assicurazioni, e comprerà l’1% di una grande banca internazionale. La Varese chiudera l’esercizio di quell’anno con una perdita di 1,6 miliardi di lire e il gruppo Reale Mutua, che nel frattempo ha comprato la compagnia, annuncia una ricapitalizzazione da 5 miliardi. Oggi l’interesse per Alitalia. Alla compagnia, ha spiegato alle agenzie, servono 3 miliardi per rinnovare la flotta e tagliare il debito. Il suo piano non prevederebbe licenziamenti massicci e necessiterà di 24 mesi per eliminare le perdite, stimate in 200 milioni di euro alla fine del 2006. Alazraki dice di rappresentare una cordata di sedici investitori. Sempre meno dei 20 mila bondholder argentini» (Gianluca Paolucci, ”La Stampa” 5/1/2007) • «[...] Paolo Alazraki compare all’orizzonte del movimento guidato da Antonio Di Pietro. Tra il presidente della commissione Difesa e il finanziere, aspirante compratore di Alitalia, corre un filo rosso: un rapporto fortissimo con i Comites, i comitati degli italiani residenti all’estero. Un bacino di voti cui Di Pietro non nega di aver attinto alle ultime elezioni e che il ministro delle Infrastrutture non intende lasciarsi scappare dopo la rottura con De Gregorio. Di Pietro e Alazraki dicono di non conoscersi. La tela tra i due, si racconta, è stata tessuta dal quotidiano di partito e dal suo attivissimo giovane direttore, Delia Cipullo, che nei giorni scorsi ha firmato un editoriale a sostegno del progetto ”etico” di Alazraki per un’Alitalia dei ”migrantes”. In sostanza il finanziere, noto finora per le mancate acquisizioni della compagnia di turismo Cit e di quella aerea Eurofly, vorrebbe fare di Alitalia un vettore al servizio degli italiani nel mondo: dal Canada agli Usa fino al Sud America. Il suo è un progetto complessivo che prevede l’imminente nascita della ”banca dei migrantes”, prima filiale a San Paolo del Brasile dove Alazraki volerà a fine mese, con lo scopo, tra l’altro, di finanziare l’acquisto dei costosissimi biglietti aerei intercontinentali degli emigrati che tornano a casa. L’iniziativa di sapore filantropico si pone l’obiettivo di far volare tutti a rate, ma nelle migliori condizioni. Magari, per fare un esempio, con tanto di menù kosher per i passeggeri di religione ebraica, come lo stesso Alazraki. Per Alitalia il finanziere ha pronto anche un inno: ”La sinfonia dei migrantes” che ha già avuto modo di presentare in Vaticano. Già perché, a suo dire, Alazraki, che ha scritto anche per giornali come l’Avvenire, ha conoscenze in tutto il mondo. In Italia si vanta di corrispondere con personaggi del calibro dell’economista Victor Uckmar, dell’ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, Amos Luzzato, o dell’amministratore delegato di Deutsche Bank Italia, Vincenzo De Bustis. Ma il finanziere conoscerebbe anche Carlo De Benedetti e l’Aga Khan. Tra i politici, Elio Veltri, ex coordinatore esecutivo dell’Italia dei Valori e il sottosegretario alla Giustizia del partito di Di Pietro, Luigi Li Gotti, che lo avrebbe già proposto come ”fund raiser”. Per l’operazione Alitalia ha appena contattato l’ex amministratore delegato di Eurofly, Augusto Angioletti, che avrebbe offerto disponibilità alla prossima missione in Brasile. Ai sindacati, la corrispondenza più fitta è stata con la Cgil, Alazraki ha detto di avere in mente la creazione a Fiumicino di una Città della cultura: un’area dove assemblare chiese, sinagoghe e moschee, università e centri di eccellenza, scuole di musica, arte e sport, cinema e teatri e hotel. E dove far affluire con voli low cost, anche gratis, gente da tutta Europa. Qui nascerà anche un museo semitico. Peccato che i soldi non ci siano ancora. Nemmeno quei 100 milioni necessari a entrare in gara per Alitalia, per ottenere i quali Alazraki avrebbe contattato banche come il Monte dei Paschi e la Banca Popolare Italiana. ”A noi interessa il messaggio contenuto in questa operazione, non il suo esito” spiega il giornale di Italia dei Valori. Quasi a escludere che il ”Tonino nazionale” si spenderà presso Prodi per condurla in porto. Ma Alazraki non ha esaurito le risorse: nella sua agenda figura il nome di un altro uomo di governo, molto vicino a Prodi e caro all’Avvenire, alla cui porta intende bussare al più presto» (Antonella Baccaro, ”Corriere della Sera” 11/1/2007).