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 2007  gennaio 10 Mercoledì calendario

Il taccuino di viaggio del primo esploratore di Bin Laden. Corriere della Sera, mercoledì 10 gennaio Milano

Il taccuino di viaggio del primo esploratore di Bin Laden. Corriere della Sera, mercoledì 10 gennaio Milano. Un taccuino di viaggio africano. Un diario di un esploratore qaedista, con dati preziosi sulla geografia, le distanze, le località, i clan, le prospettive di infiltrazione nel sud della Somalia. A scriverlo, all’epoca della missione Onu a Mogadiscio negli anni 90, l’egiziano Seif Al Adel, uno dei grandi latitanti di Al Qaeda. Anche se il documento è datato offre spunti interessanti perché dimostra il metodo di lavoro dei jihadisti. Un’azione a lungo termine nell’area teatro del raid Usa. Seif Al Adel, che si firma per l’occasione Omar Al Sumali, percorre in autobus la strada Nairobi-Mombasa e annota: la polizia non controlla i pullman, ci sono 4 check point mobili, la via è buona. Da Mombasa il terrorista raggiunge Malindi, nota meta turistica, quindi Ngomeni. Poi cerca una barca per far rotta sull’isola di Lamu. «Attenti – avverte – il mare è pericoloso, inoltre ci sono le pattuglia della Guardia costiera kenyota. Le onde sono alte e sembra quasi di cavalcare un cammello». Seif spiega che non è difficile procurarsi un battello, magari acquistandolo direttamente sul posto. Indica il prezzo, ma i traduttori americani – chissà perché – lo censurano. A questo punto del viaggio, l’esploratore mette in guardia i compagni che lo seguiranno. C’è una via più diretta che presenta però troppi rischi, l’Oceano Indiano può essere traditore e violento. Per questo Seif suggerisce di seguire la rotta «tra le isole» per arrivare fino a Kamboni. La stessa zona dove si sono nascosti, in questi giorni, i miliziani islamici scappati da Mogadiscio e alcuni esponenti della Al Qaeda africana. L’egiziano annota, in modo diligente, poche righe per ogni cittadina visitata. Mombasa: presenza di molti stranieri, sembra che i soldati americani vi trascorrano periodi di licenza, la situazione della sicurezza è terribile. Kilifi: locali e turisti usano gli stessi bus. Malindi: scelta dai turisti per le splendide spiagge. Ngomeni: è presente un centro di comunicazioni satellitari italiano. Dalla mappa fisica passa quella etnico- politica. Seif Al Adel è un buon osservatore, è allenato a scrutare il terreno, in quanto avrebbe servito nelle unità speciali del suo paese. Nel diario descrive il clan Bajuni: non sanno come combattere, né hanno voglia di farlo, quando sono arrivati «i nostri fratelli» hanno chiesto loro di restare e governare. «Noi abbiamo già preparato un programma politico per i Bajuni e chiederemo allo sceicco Hassan di adottare un piano». Un progetto che dovrebbe essere esteso al clan Ogaden, anche se i membri appaiono un poco sospettosi del «dogma» qaedista. Toccherà, invece, ad un piccolo team di «insegnanti islamici» lasciati sul posto istruire il gruppo dei Jal Jaal «troppo poveri e con poche armi» per combattere. L’emissario di Osama è attratto da Ras Kamboni, «un piccolo porto per piccole imbarcazioni». C’è un discreto numero di case, le navi più grandi gettano l’ancora al largo e trasbordano il materiale su piroghe a motore. L’impressione è che Seif Al Adel sia alla ricerca di una base operativa. E infatti al punto tre del suo diario illustra «il lavoro per la fase successiva». A) Campagna diretta alla popolazione locale. B) Movimenti militari, schieramento delle sentinelle, iniziative di sicurezza. C) Operazioni contro gli adoratori delle mucche o altre forze Onu. D) Creazione di un apparato amministrativo, servono piccole auto. E) Trasformare Ras Kamboni nel primo quartier generale per la Jihad in questa regione. Le previsioni dell’inviato qaedista si tradurranno presto in realtà. I seguaci di Bin Laden – e lo stesso Sief ricorda alcuni scontri – assistono la guerriglia somala e probabilmente hanno un ruolo decisivo nella battaglia che porta all’abbattimento di due elicotteri americani «Black Hawk» a Mogadiscio nel 1993. Una presenza rafforzata nel corso degli anni e segnata da attacchi terroristici letali. Prima a Nairobi e Dar Es Salam (agosto 1998) distruggendo due ambasciate americane, quindi nel 2002 cercando di distruggere un aereo israeliano e attaccando un albergo a Mombasa. Una prova che i mujahedin hanno letto il taccuino di viaggio di Seif l’esploratore. Guido Olimpio