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 2007  gennaio 09 Martedì calendario

Tornano a correre i postini del denaro. Il Sole-24 Ore, martedì 9 gennaio "Possa ogni bianca cresta d’onda spumeggiante sull’azzurro oceano portarti il mio augurio: buon viaggio!"

Tornano a correre i postini del denaro. Il Sole-24 Ore, martedì 9 gennaio "Possa ogni bianca cresta d’onda spumeggiante sull’azzurro oceano portarti il mio augurio: buon viaggio!". Così recitava il telegramma numero 945. Ce n’erano per ogni occasione, nell’offerta della Western Union a clienti frettolosi e incerti, nell’era dei transatlantici. Bastava indicare il numero. Spesso melensi, di rado telegrafici: si pagava a parola. Era la stagione massima della diffusione del telegramma, gli anni 20 e 30 del Novecento, e Western Union aveva negli Stati Uniti un esercito di 14mila fattorini in uniforme. I testi prestampati erano l’ultima innovazione di un’azienda che aveva costruito le proprie fortune sulla telegrafia e, soprattutto, sull’invio via vaglia telegrafico, con uffici ovunque in America, di denaro. Esattamente quello che, scomparsi i telegrammi, arrivati i distributori automatici di banconote che hanno ucciso il mercato domestico, aumentati però a dismisura in tutto il mondo gli immigrati che mandano denaro a casa, la rinata Western Union è tornata a fare negli ultimi 10 anni su scala mondiale, dopo smembramenti infiniti un cambiamento di nome e, nel ’93, una dichiarazione di bancarotta. Nell’era pionieristica Western Union aveva copiato l’Europa. Per poi diventare, ancora in pieno 800, la più capitalizzata fra le quotate a Wall Street. Subìte molte trasformazioni e severe crisi, Western Union è tornata a cavalcare i trasferimenti di denaro legati alla nuova emigrazione, diventando una spina nel fianco e un partner ambito di banche e servizi postali. Sono 200 milioni di persone che dai Paesi ricchi e semi-ricchi, via email ormai da qualsiasi insegna Western Union (fanno così anche i numerosi, ma assai più piccoli concorrenti) possono mandare con pagamenti da poche centinaia di dollari rimesse ai Paesi poveri. Un fiume di denaro in piena, arrivato a 200 miliardi di dollari all’anno. Western Union è ora con le sue rinate storiche insegne in 200 Paesi, cioè ovunque. Acquista piccole reti locali, apre filiali, ha già creato più di 245mila fra sedi, avamposti, partnership con importanti reti postali, banche prestigiose e reti capillari, banchette locali, rigattieri pakistani, piccole insegne appese sopra una baracca. Le tariffe meno esose di quelle di un tempo, ma spesso sostanziose, 5-8 per cento. Rinata, Western Union è tornata il 4 ottobre 2006 alla quotazione a Wall Street con le proprie storiche insegne WU dopo lo spin off deciso da First Data Corporation, che la controlla dal ’95. La quota del 15% del mercato da 200 miliardi di dollari salirà, dicono i programmi, al 18% quest’anno. L’ultimo telegramma Western Union è partito un anno fa, il 27 gennaio 2006. Ridotti ormai a 20mila l’anno erano più un costo che un ricavo. Finiva così in piena era internet quanto restava della prima stagione delle telecomunicazioni, erede diretta dell’era dei piccioni viaggiatori. L’Europa era riuscita a comunicare (guerra di Crimea, 1855) da Balaklava al War Office, "in tanti secondi quanti sarebbero stati necessari i giorni fino a due settimane fa, e le settimane appena l’anno scorso", osservava ammirato nel maggio del 1855 lo Scientific American. Attorno alla telegrafia lavoravano soprattutto negli anni 30 dell’800 due gruppi, uno americano e uno britannico, il primo attorno a Samuel F. B. Morse e il secondo in Gran Bretagna pilotato da William Fothergill Cooke, fra lo scetticismo dei rispettivi Governi. Ma dieci anni dopo Morse otteneva dal Congresso una sovvenzione di 30mila dollari per costruire la prima linea, fra Baltimora e Washington, e fra le numerose compagnie che progettavano e installavano linee negli Stati dell’Est americano una, la New York and Mississippi Valley Printing Telegraph Company, operativa dal ’51, era particolarmente dinamica. Nel ’56 cambiò nome, Western Union Telegraph Company, in omaggio alle numerose acquisizioni fatte e alla strategia verso Ovest, come testimoniò a fine ’61 il collegamento portato fino al Pacifico. Western Union fu un’avventura collettiva, di vari azionisti. Tra i fondatori tuttavia uno spicca, freddo calcolatore, con un’ammirazione sconfinata per il sapere, alla ricerca del colpo d’ala fin da quando con il padre fabbricava vasellame nello Stato di New York, e approdato alla telegrafia per caso. Ezra Cornell, stabilitosi a Ithaca, Stato di New York, vagava ogni anno a piedi dal Maine alla Virginia per vendere il brevetto di un aratro adatto al lavoro in collina. Nel 1842 conobbe per caso un socio di Morse che cercava un sistema per stendere in fretta cavi telegrafici sotterranei. Cornell modificò il suo aratro, capace così di aprire un solco, seppellirvi il cavo e richiuderlo, ma l’operazione fu un fallimento per altri motivi (la guaina protettiva si sfaldava). La fortuna venne dall’utilizzo del telegrafo da parte della compagnie ferroviarie per regolare il traffico allora tutto su binario unico e dall’espansione delle linee verso Ovest, oltre che dalle sovvenzioni pubbliche e dalle tariffe, ben più alte che in Europa. Nel 1866 Western Union assorbiva le ultimi due rivali temibili (le acquisizioni finiranno solo nel 1945 e saranno fino ad allora 540) e affrontava quelle che restano le due maggiori sfide della sua storia. Una, vinta e che ora è di nuovo il motore della rinascita globale della società, i servizi finanziari. Western Union unificò il grande mercato continentale americano (Londra faceva lo stesso sul mercato mondiale grazie ai cavi sottomarini) con la trasmissione in tempo reale dal 1866 delle quotazioni azionarie di Wall Street e delle materie prime. Solo il computer e il web, oggi, hanno fatto di più. Nel 1870 venne la trasmissione degli ordini di pagamento o vaglia telegrafici, il money transfer protagonista adesso della rinascita. Nel 20 arrivarono le prime carte di credito al consumo. La seconda sfida, persa, fu con la telefonia. Non c’erano scrupoli, naturalmente : furono i tecnici Western Union a "smarrire" disegni e calcoli dell’italiano Meucci inventore del telefono e a passarli all’americano Bell che brevettò la nuova tecnologia. Ma alla fine fu la telefonica AT&T a stravincere, acquisendo nel 1909 il controllo di WU, perso nel 1913 per decisione dell’antitrust (Sherman Act). L’era dello strapotere di Western Union finiva poco dopo, quando rallentava la crescita esponenziale dei telegrammi, arrivati comunque al vertice di 212 milioni nel 1930 e più che raddoppiati, fino a 155 milioni, tra il ’10 e il ’20. Da allora Western Union cercò di contrastare con nuove tecnologie, lanciando telex, telefax, entrando presto (1974) nella trasmissione via satellite di dati, un declino che la più diretta tecnolgia telefonica imponeva. La sopravvivenza, e oggi la rinascita, venivano non dalla tecnologia che un tempo le invenzioni di Thomas A. Edison - dipendente WU - avevano consentito. La salvezza veniva dal merketing, dall’immagine, dai Tmb, i telegraph messenger boys che WU assicurava fossero presenti in ogni possibile film hollywoodiano consegnando sorridenti messaggi felici. Lavoro sottopagato, grandi battaglie sindacali, trovate infinite. Come i telegrammi prestampati, anche questi identificati da un numero, per il volo euro-brasiliano di Charles Lindbergh (1933); "Benvenuto all’eroe americano"” diceva il numero 8, il più banale, "Lindy colpisce ancora", recitava il numero 12. Arrivarono a Lindbergh fino a un record di 20mila in un giorno, ricorda lo storico e diplomatico Harold Nicholson, amico dei Lindbergh, nei suoi diari. Western Union riusciva ancora ad essere onnipresente. Oggi il marchio WU sponsorizza l’hockey in India, feste natalizie per bambini in Uganda, borse di studio in Asia, un mercato poco redditizio rispetto ad Europa e Medio Oriente (43 euro la commissione in questi giorni per trasmettere 800 euro dall’Irlanda alla Polonia, meno della metà in Asia), ma vitale, e dove Western Union che già dispone di 30 mila outlets in India sta investendo molto. "L’obiettivo è di aggiungere quest’anno 50mila postazioni" alle 245 mila esistenti, dice Paul A. Larson di Mornignstar Inc. di Chicago, fra i maggiori consulenti di fondi pensione. "Con investimenti modesti, margini operativi del 30% e un forte legame con il mercato più esplosivo di questi decenni, quello dell’immigrazione, Western Union ha trasformato ogni anno recentemente il 23% del fatturato - quattro miliardi di dollari nel 2005, ndr - in denaro fresco". "Sono state le banche italiane a cercarci", ha dichiarato recentemente al Sole-24 Ore Hikmet Ersek, vicepresidente per Europa, Medio Oriente, Africa e Sud Asia, convinto che Europa, e Italia offrano ancora ampi spazi, dato l’inevitabile afflusso di nuovi immigrati. La strategia è quella delle alleanze con chi ha già sportelli e reti. Contano la rete mondiale e il brand, in un business competitivo, tenuto d’occhio dalle autorità per l’inevitabile utilizzo anche da parte di capitali sospetti, ma di sicura crescita. "A chiunque e per qualunque tipo di studio". Così Ezra Cornell, di scarsa cultura e metodi efficaci, dedicava nel 1865 a Ithaca, New York, un ricco lascito per l’Università che porta il suo nome ed è da tempo fra le prime d’America. "Ovunque" è il motto oggi della nuova Western Union. Mario Margiocco