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 2007  gennaio 09 Martedì calendario

Natali. Nato il 4 maggio 1964, a Ortona, in Abruzzo, penultimo di cinque figli, dal padre Gennaro, cantoniere, e dalla madre Carmela, casalinga ("come la maggior parte delle donne in quel periodo faceva la moglie e la madre di cinque maschietti e una femmina")

Natali. Nato il 4 maggio 1964, a Ortona, in Abruzzo, penultimo di cinque figli, dal padre Gennaro, cantoniere, e dalla madre Carmela, casalinga ("come la maggior parte delle donne in quel periodo faceva la moglie e la madre di cinque maschietti e una femmina"). Ancora si emoziona al ricordo di quando i genitori, per non far capire che i soldi erano già finiti, mangiavano cose diverse da quelle che servivano ai figli. Non ha mancato una domenica a messa fino a quindici anni (faceva il chierichetto): "Mia madre avrebbe voluto che io diventassi prete della comunità della parrocchia di San Giuseppe. Ci teneva tantissimo. Ero il più alto dei suoi figli, avevo un bell’aspetto e per lei sarebbe stata una grande soddisfazione vedermi vestito con una lunga tunica nera lunga fino ai piedi". La madre era figlia di un allevatore di tori da monta, morto durante una carestia di vacche mentre cercava di rinforzare gli attacchi di un toro nervoso per l’impossibilità di accoppiarsi ("La catena si è spezzata e il toro l’ha incornato"). Claudio. A sei anni perde il fratello Claudio, appena dodicenne ("Un pomeriggio è andato a dormire come faceva di solito e non si è più risvegliato… stato il dramma di tutta la mia infanzia"). Sua madre continuava ad apparecchiare la tavola come se ci fosse ancora Claudio e andava tutti i giorni al cimitero in vespa col marito ("Più di una volta sono caduti per la pioggia o sul ghiaccio, e spesso mia madre si è fatta male"). "Questo periodo mi ha lasciato troppi ricordi tristi. Oggi mi capita spesso di sentirmi dire che nei miei occhi c’è sempre un leggero velo di malinconia". Motivazioni. "La domanda che mi sono sentito porre più volte, in tutto questo tempo, è stata sicuramente ”perché ho scelto di fare l’attore porno”. Naturalmente il motivo sembra essere troppo evidente per essere credibile: il piacere di fare sesso con tantissime donne belle e diverse, di tutto il mondo. Una risposta che può sembrare banale, ma è la pura e semplice verità". Prime. Sessualmente precoce, si è masturbato per la prima volta a dieci anni: "La prima eiaculazione è stata come scoprire il paradiso! Potevo godere semplicemente accarezzandomi, da solo potevo farlo ogni volta che volevo, dipendeva solo da me, in totale autonomia. Una sensazione di piacere e di libertà assieme!". Andando a lavorare in spiaggia dopo la scuola ("aprivo gli ombrelloni, portavo le sdraio, pulivo la spiaggia"), era costretto a tuffarsi in acqua per nascondere eiaculazioni immediate e incontrollabili (bastava che una ragazza si muovesse mentre prendeva il sole), e a scuola passava il tempo a fantasticare sulle insegnanti ("Non ne ho risparmiata nessuna, a prescindere dalla loro età e dalla loro bellezza. Le fantasie erotiche che avevo a quel tempo mi sorprendono ancora oggi, dopo che ho fatto oltre mille film!"). La prima volta, lo ha fatto a quattordici anni. Tornei. Quando marinava la scuola si dedicava a organizzare tornei di seghe ("il mio record all’epoca rimane imbattuto: undici eiaculazioni in sei ore"). A forza di masturbarsi gli venne una cistite, ma lui scambiava il bruciore per voglia di fare sesso e si masturbava ancora di più, finché non fu ricoverato e il dottore gli spiegò la causa, ma intanto aveva perso sette-otto diottrie per occhio ("Tuttora non so se corrisponda a verità quella storia che se ti masturbi troppo perdi la vista"). Supereroi. Scopre la pornografia a tredici anni, raccogliendo riviste pornografiche gettate via dai camionisti. ("le pagine erano appiccicate dallo sperma, io le staccavo piano piano, con attenzione, per non rovinare le fotografie, e le conservavo gelosamente nascoste in cantina"). Rivista preferita: ”Supersex”, protagonista Gabriel Pontello ("Ogni ragazzo ha i suoi eroi, una rockstar, un campione sportivo, un attore del cinema. Io avevo Gabriel Pontello… In ogni modo, è stata la scoperta di Pontello e dell’universo della pornografia a cambiare la mia vita"). 106. Terminati gli studi, a sedici anni (col conseguimento dell’attestato di tecnico elettronico), va a fare il cameriere a Parigi, nel ristorante dove lavora il fratello Armando. Ha vent’anni quando un’amante quarantenne, Denise, di professione pornostar, durante a una serata al 106, locale per scambisti, gli presenta Gabriel Pontello, protagonista di Supersex, in compagnia di due pornostar. Per metterlo alla prova ("Si dice in giro che tu abbia un cazzo enorme. Fammi vedere quello che sai fare"), Pontello cede a Siffredi le sue ragazze: "Ho fatto l’amore con entrambe per un paio d’ore con immenso piacere, e poi sono tornato da lui, come un allievo che attende il voto dal suo professore". Grazie all’esibizione è scritturato per due fotoromanzi (Adam et Eve, il titolo del primo), e subito dopo per girare un porno, Belle d’amour. Le riprese falliscono (Siffredi non riesce a controllare l’eiaculazione), ma Pontello gli dà una seconda opportunità (un porno in Italia con Moana Pozzi, allora esordiente, Moana, la bella di giorno), e a quel punto lascia il posto come cameriere dal fratello. "E da lì è iniziato un lungo e divertentissimo periodo… Giravo in media venti, venticinque giorni al mese, gli altri mi servivano per gli spostamenti da un set all’altro; ero finalmente in una vera full immersion di sesso". Carmela. Stufa di ricevere le amiche che la andavano a consolare per la carriera intrapresa dal figlio Rocco, un bel giorno la signora Carmela ha aperto la porta e ha detto: "Senti, gli ho fatto un cazzo così", indicando la misura con le mani, "e lui ci fa quello che gli pare!". Croci. "Se mia madre me l’avesse chiesto, ma solo per lei, avrei messo una croce sul lavoro di attore porno. Se mi avesse detto che con il mio mestiere la facevo soffrire, avrei smesso immediatamente". Tina. Tre anni dopo aver iniziato a girare film porno, Siffredi si innamora di Tina, che gli chiede di scegliere tra lei e il porno; lui sceglie lei, ma dopo due anni lascia Tina e ritorna sul set: "Il mio mondo, quello in cui sentivo di poter crescere con spontaneità e piacere, era quello della pornografia e dei film hard. Mi sono imposto che non avrei mai più anteposto nulla e nessuno alla mia professione". Francesi. "Devo ammettere che dai francesi ho imparato molte cose. La scuola francese è stata, per tre generazioni di attori, l’unica incontrastata in Europa… Loro facevano dei veri e propri film in trentacinque millimetri. Agli inizi del cinema hard, al contrario di oggi, si dava molto più spazio alla trama che al sesso; ora il sesso è il novanta per cento se non il cento per cento dei film per una produzione". Doppiaggio. Peculiarità del cinema hard americano, a differenza di quello europeo, la tecnica della presa diretta. Ma Siffredi apprezza il ricorso al doppiaggio da quando girò una scena in cui, facendo sesso con troppa energia per coinvolgere una partner svogliata, si era preso una serie di insulti ("Disgraziato! Ti ammazzo! Smetti, non puoi farmi questo!"), che col doppiaggio erano diventati: "Oh, sì, Rocco, fammi male, scopami forte, oh, sì, fammi godere". Antitesi. "L’antitesi fra la scuola francese-europea e quella americana potrebbe essere ridotta all’opposizione fra ”mancanza di sensualità” e ”appassionata professionalità”. Per quanto questi due metodi possano essere massimamente antitetici, entrambi possono essere estremamente utili… Quello che intendo dire è che, anche se sono il primo a sostenere che il sesso non si può recitare, al punto che ne ho fatto il mio motto, tuttavia nel momento che ti trovi davanti a una macchina da presa devi recitare". Punti. Düsseldorf, Germania, 1988. Siffredi è sul set di un film americano diretto da Freddy Lincoln, quando la protagonista, Alicia Monet, sotto l’effetto di alcol e stupefacenti, lancia una serie di peti, e poi si mette in bocca il pene di Siffredi, ma invece di fargli un pompino, glielo morde: "Il dolore è stato indescrivibile: in un lampo ho capito che, se l’avessi spinta via, me lo avrebbe letteralmente strappato. Alicia continuava a stringere a più non posso e, all’improvviso, ho visto il sangue colarmi sulle gambe. A quel punto l’ho presa per la gola e le ho premuto le dita sulla glottide; per non soffocare, lei ha dovuto lasciarmi e poi ha cominciato a sputare. Sputava sangue". Al pronto soccorso il medico gli deve mettere dei punti attorno al glande. Assicurazioni. Siffredi ha anche pensato di assicurarsi il pene, ma i cavilli burocratici erano troppi e alla fine ha lasciato perdere. Buttman. La carriera porno negli States inizia con il film Buttman Ultimate Workout, di John Stagliano. Con il regista Siffredi gira tutta la serie di Buttman (non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia, in Inghilterra, in Francia, in Ungheria, in Canada, in Australia e nei Paesi Bassi), interpretando il ruolo di Dario, un attore di cinema tradizionale che incarica il cameraman John di cercare donne con bei sederi. "Senza presunzione posso dire che se oggi gli attori europei sono molto più rispettati e accettati negli Stati Uniti il merito è sicuramente in gran parte mio". Premi. Nel 1991 Siffredi vince a Las Vegas il suo primo Oscar, e l’anno successivo a Cannes l’Hot d’Or come miglior attore del cinema. "Da allora a oggi ho ricevuto più di cento riconoscimenti… Sono arrivato al punto che purtroppo non vado più nemmeno a ritirare i premi che mi vengono assegnati". Media. "Se evito di espormi ai media, sia in Italia che in Ungheria, dove vivo, limitando all’indispensabile le mie apparizioni televisive, è senz’altro per proteggere la riservatezza della mia famiglia e per poter vivere il più possibile in mezzo alla gente". Astinenza. Nel 1992 decide di mettersi a fare il regista e per un po’ smette di fare l’attore: "Quello fu un periodo molto difficile, perché fino ad allora, per anni avevo fatto sesso sul set in media per venti, venticinque giorni al mese, e sono passato a uno stop totale. Avevo erezioni improvvise, anche senza provocazioni, durante tutto il giorno. Dovevo masturbarmi e, spesso, andare in cerca di prostitute. I primi cinque o sei mesi sono stati il periodo peggiore, ma successivamente il mio corpo si è adattato al nuovo stile di vita. Scopare di meno mi portava a riflettere di più". Rocco e le storie vere. Il primo film girato da Siffredi (nel 1993, in Ungheria), contemporaneamente nel ruolo di attore, produttore e regista. "Il titolo nasce per sottolineare il fatto che quello che io voglio vedere e far vedere in un film porno è solo il ”sesso vero”". Regista. Tra i film girati da Siffredi, Mai dire mai a Rocco ("Parla di tutto quello che mi piace fare, ovvero aprire le porte della sessualità alla mia partner"), e Rocco, ti presento mia moglie (per girarlo è partito da solo in jeep con telecamera a bordo, in cerca di attrici amatoriali: "mi sono incontrato con una dozzina di coppie e ho chiesto loro di fare solo quello che volevano. Potevo essere attivo con loro, o semplicemente regista; gli uomini potevano tenere la telecamera mentre io facevo sesso con lo loro donne, tutto era assolutamente libero"). Nostalgia. Siffredi ha smesso di recitare, nel 2004, a quarant’anni, non per ragioni di vecchiaia, né per difficoltà fisiologiche: " stata soprattutto una decisione che ho preso nei confronti di mia moglie. Rosa non ha mai lasciato che il mio lavoro influenzasse il nostro rapporto, ed è giunto il momento che io mi dedichi a lei completamente". Ma recitare gli manca: "Le emozioni che ho provato trovandomi davanti bellissime ragazze con le quali avrei fatto sesso non le ho mai sperimentate facendo il regista". Tra le sue aspirazioni, aprire una scuola per attori di cinema porno. Tecnica del gonzo. Detta anche ”Pro-Am”, col ricorso alle riprese in soggettiva dà l’impressione che l’attrice faccia sesso con la telecamera, inducendo nello spettatore l’illusione che lo stia facendo direttamente con lui. "Ha iniziato a prendere piede circa dieci anni fa, limitandosi a riprese in soggettiva, fino ad arrivare, oggi, a togliere di mezzo tutte le inquadrature classiche, campo-controcampo, totali". Il cameraman fa anche da regista e da attore ("la sua mano entra nell’inquadratura per toccare il corpo dell’attrice, l’inquadratura si abbassa in soggettiva sull’attrice mentre lei gli fa un pompino"). In questo modo i costi di produzione sono diminuiti e negli Stati Uniti si girano fino a due film in una giornata. Ricette. "Io di cronicità ne so qualcosa, dopo aver lavorato per oltre dieci anni a una media di due orgasmi al giorno, mediamente per venti, venticinque giorni al mese! Come la maggior parte dei veterani del porno, soffro di problemi alla prostata legati all’eccessiva sollecitazione a cui i nostri ritmi ci sottopongono. I tempi di produzione dello sperma sono molto più lenti di quelli richiesti dalla produzione cinematografica!". La ricetta per sostenere il ritmo di lavoro: "Mescolate un litro di latte, cinque uova, due banane e un po’ di proteine in polvere, e bevete l’intruglio tutte le mattine prima di fare colazione". Zoom. "Rocco, la differenza tra te e gli altri è che con loro devo usare la camera a spalla, per movimentare la scena, e con te invece uso solo lo zoom" (Joe D’Amato, regista, con cui Siffredi ha interpretato film storici, tra cui Le avventure erotiche di Marco Polo). Dissociazioni. "Questo genere di lavoro ti fa arrivare a una sorte di estraniazione dal tuo corpo e soprattutto dal tuo pene, tanto che io, a un certo punto, ho cominciato a pensarlo dotato di vita propria, indipendentemente da me e ho provato addirittura pietà per lui, viste le situazioni incresciose in cui lo mettevo. Altre volte mi sembrava che avesse un’anima e che mi guardasse con un grande occhio a posto del glande, come a dirmi: ”Rocco, mi hai fregato un’altra volta, ma che cazzo mi fai fare, perché mi metti in queste situazioni!". Generosità. "In tutta la mia carriera ho sempre cercato di dare il piacere prima ancora di riceverlo. per questo che, se un’attrice mi chiedeva una scena piena di romanticismo e di carezze, la facevo in quel modo, se una donna mi diceva che amava il sesso molto forte, ero capace anche di quello per farle raggiungere il piacere. Per riuscire a fare questo lavoro bisogna essere molteplici". Giappone. In Giappone Siffredi non può recitare perché ha un sesso troppo grande per le attrici porno giapponesi. Immedesimazione. Siffredi ha interpretato anche il ruolo di omosessuale, in Anatomie de l’enfer, con Catherine Breillat: "Era una cosa assolutamente inimmaginabile per me! Non volevo dare un’interpretazione che fosse una caricatura formale. Per diverse settimane ho dovuto ospitare dentro di me un’altra persona. Alla fine delle riprese mia moglie mi ha trovato molto turbato. Quando si interpreta profondamente un ruolo, non te lo togli di dosso solo perché hai finito di girare le scene che stavano sul piano di lavorazione della giornata. Dopo il film ho avuto bisogno di un po’ di tempo prima di dimenticarlo completamente". Passioni. Da quando ha smesso di recitare, Siffredi ha più tempo da dedicare alle sue passioni, tra cui guidare l’elicottero e le moto da fuoristrada. Moglie. Di Rosa, sua moglie, Siffredi si è innamorato nel 1993, vedendola in polaroid, mentre cercava l’interprete per il suo film The Bodyguard. La scrittura come attrice protagonista, ma cambia la sceneggiatura lasciando un’unica scena di sesso finale: "Io e Rosa stiamo insieme da tredici anni, ci siamo sposati, abbiamo avuto due figli (Lorenzo e Leonardo), e la prima volta che abbiamo fatto l’amore è stato su un set porno".