Varie, 8 gennaio 2007
SAVIGNANO Luciana
SAVIGNANO Luciana Milano 30 novembre 1943. Ballerina • «Volto enigmatico, dolcezza che scaturisce da lineamenti netti, scolpiti; corpo sottile, atletico. Sprigiona da sempre un’aura esoterica. Valeria Crippa, che ha dedicato alla grande danzatrice un bel libro con un’intervista-confessione e un centinaio di fotografie, scomoda André Breton il quale ne L’Arte magica parla di opere che esercitano su chi le osserva una suggestione superiore a quanto possa captare il pensiero tradizionale. La Savignano è, appunto, una danzatrice magica, che molti coreografi hanno utilizzato come totem, come idolo sacro. [...] Come Carla Fracci e Liliana Cosi, la Savignano è stata uno splendido prodotto della Scala. Ma certo ha sofferto della presenza di quei due fulgidi astri del balletto classico- romantico. Così ha preso un’altra strada, lontana dalle eroine ottocentesche e dai tutù a tulle: la strada dei grandi coreografi contemporanei, Pistoni, Béjart, Petit, Ailey, che le hanno fatto scoprire le geometrie sinuose del suo corpo, una sensualità pura e stilizzata. Ecco lo scandalo della seduttrice-killer nel Mandarino Meraviglioso (1968), le astrazioni di Ce que l’amour me dit, la passionalità di La voix humaine, la divinità orgiastica del Bolero. Avrebbe potuto a quel punto spiccare il volo verso altri lidi, Luciana. Tra il 73 e il 78 il Ballet du XX siècle di Maurice Béjart la portò sugli allori in giro per il mondo. Ma lei decise di rimanere radicata alla sua Milano, alla Scala (’il mio involucro, il mio rifugio”), alla madre rimasta vedova. Preferì, a un’ambiziosa e scintillante carriera internazionale, il familiare calore umano» (Alessandro Cannavò).