Fonti varie, 18 dicembre 2006
Anno III - Centoquarantottesima settimanaDall’11 al 18 dicembre 2006Caro italiano che un anno fa sei andato sulla Luna e adesso sei tornato e vuoi che ti racconti che cosa è accaduto nel frattempo, sappi che: abbiamo un nuovo presidente della Repubblica, un nuovo presidente del Senato, un nuovo presidente della Camera, un nuovo capo del governo e un nuovo governo, e un nuovo capo dell’opposizione con una nuova opposizione, anzi con due nuove opposizioni
Anno III - Centoquarantottesima settimana
Dall’11 al 18 dicembre 2006
Caro italiano che un anno fa sei andato sulla Luna e adesso sei tornato e vuoi che ti racconti che cosa è accaduto nel frattempo, sappi che: abbiamo un nuovo presidente della Repubblica, un nuovo presidente del Senato, un nuovo presidente della Camera, un nuovo capo del governo e un nuovo governo, e un nuovo capo dell’opposizione con una nuova opposizione, anzi con due nuove opposizioni. C’è anche un nuovo sindaco a Milano, la signora Letizia Moratti, mentre il sindaco di Roma è sempre il solito, l’inevitabile Veltroni. I cosiddetti grandi della Terra stanno ancora al loro posto: Bush, Putin, Tony Blair, Chirac, Angela Merkel, Zapatero, papa Ratzinger. L’Occidente ha l’aria di essersi abituato ai cinesi, che controlla un po’ mettendo dazi, un po’ facendoci affari. Gli americani sono sempre in Iraq (noi invece ce ne siamo andati) e il paese è sull’orlo della guerra civile. Saddam è stato condannato a morte e prima o poi sarà impiccato. Sono sull’orlo della guerra civile anche la Palestina e anche il Libano, che un anno fa sembrava un Paese relativamente tranquillo. Le cose laggiù si sono complicate all’inizio dell’anno, quando il presidente del Consiglio israeliano Ariel Sharon è stato colpito da un altro ictus ed è entrato in coma. Il suo successore si chiama Ehud Olmert e non sembra, almeno per ora, all’altezza. In Iran continuano ad arricchire l’uranio: per scopi pacifici – come dicono loro – o per farci la bomba atomica, come pensano molti di noi? D’altra parte i paesi che possiedono la bomba sono almeno una quindicina, e tra questi c’è pure Israele. Milosevic è morto, Pinochet è morto, troppi africani continuano a vivere con un dollaro al giorno, non ci sono novità rilevanti quanto all’inquinamento e al rispetto dell’ambiente. D’altra parte sappiamo anche che lanciare allarmi sullo stato del Pianeta è un buon modo per farsi dar soldi dai governi. L’Italia ha vinto il campionato mondiale di calcio e anche quello di ciclismo, ma ha perso quello di automobilismo e quello di motociclismo. Schumacher si è ritirato e la Juventus, che lo scorso dicembre pareva invincibile, adesso gioca in serie B. Incredibile, vero?
L’Italia Il nuovo presidente della Repubblica si chiama Giorgio Napolitano, era un comunista di destra, cioè uno di quelli che voleva trasformare il Pci in un partito socialdemocratico. La sua elezione al posto di Ciampi non ha spaventato nessuno. Ha 81 anni. Il nuovo presidente del Senato (la seconda carica dello Stato) si chiama Franco Marini, è stato capo della Cisl, è un vecchio democristiano abruzzese, molto abile, molto manovriero. Ha 73 anni. Il presidente della Camera è la tua vecchia conoscenza Fausto Bertinotti, che, da rivoluzionario qual era, s’è fatto uomo istituzionale. Però nei nuovi abiti ci sta a disagio: ha pronunciato il primo discorso esaltando gli operai (che ormai in Italia sono sempre di meno), è andato alla festa del 2 giugno mettendosi sul bavero della giacca il distintivo pacifista, ha preteso che non si facesse più la commemorazione ufficiale dei poveri soldati morti a Nassiriya perché la nostra missione in Iraq è, dal suo punto di vista, una specie di capitolo vergognoso della nostra storia. Da tutto questo avrai già capito che le elezioni di aprile le ha vinte il centro-sinistra e che il nuovo capo del governo è perciò Romano Prodi, l’uomo che tiene insieme nove partiti senza averne di suo neanche uno. Lo scorso dicembre pareva che Prodi e il centro-sinistra avrebbero fatto strage della destra. Ma alle elezioni non è andata così: il centro-sinistra ha vinto per soli 24 mila voti di differenza, cioè lo 0,06 per mille. Un margine talmente risicato che adesso si stanno ricontando le schede. A proposito s’è votato con una nuova legge elettorale, voluta a tutti i costi da Casini: proporzionale puro, senza preferenze, con premio di maggioranza nazionale alla coalizione vincente per la Camera e tanti premietti di maggioranza regionali al Senato. Risultato: alla Camera Prodi sta relativamente tranquillo, al Senato campa grazie al voto dei senatori a vita. Nonostante il suo governo stia in piedi per miracolo, il presidente del Consiglio ha varato una finanziaria mostruosa che ci leverà dalle tasche 35 miliardi di euro. La sua popolarità è prossima allo zero, i suoi alleati non fanno che parlarne male, i suoi avversari gli danno del demente (Tremonti). Però non cade: se cadesse, né quelli che stanno con lui al governo né quelli che stanno contro di lui all’opposizione saprebbero che fare. Il sistema si è ulteriormente frantumato: ci sono cinque partiti comunisti, Marco Follini ha lasciato l’Udc e s’è fatto un partito suo (si chiama ”L’Italia di Mezzo”), l’Udc è uscita dalla Casa delle Libertà. Il federalismo del centro-destra è stato sonoramente bocciato al referendum di giugno. Ferve la lotta per la successione a Bossi. Ferve la lotta per la successione a Pannella, fischiato all’ultimo congresso radicale dove è stata eletta un segretario donna e pannelliano. Anche Marco, ormai, ha 76 anni.
Il Mondo Mentre Sharon entrava in coma, in Palestina vincevano le elezioni quelli di Hamas, cioè le brigate rosse locali, che hanno al primo punto del loro programma la distruzione di Israele. La Palestina vive di assistenza: l’Occidente vince il senso di colpa che gli deriva dall’aver forzatamente insediato su quei territori Israele finanziando i palestinesi a fondo perduto. Questi soldi, che a questo punto avrebbero finanziato di sicuro il terrorismo internazionale, sono molto diminuiti e i palestinesi si sono trovati pressoché alla fame. Adesso quelli di Hamas e i loro avversari di Fatah (il partito di Arafat) si sparano addosso. Proprio la settimana scorsa, con un atto che è di fatto un colpo di Stato, il presidente Abu Mazen (del Fatah) ha indetto nuove elezioni. Per tutto l’anno quelli di Hamas hanno sparato su Israele razzi, profittando del controllo sulla striscia di Gaza lasciatogli volontariamente da Sharon. Anche i terroristi del Libano meridionale, gli hezbollah, hanno sparato per tutto l’anno razzi su Israele, giungendo a colpire persino Haifa. Israele ha risposto con rappresaglie sanguinose e troppe volte esagerate. Ma quando gli hezbollah (giugno-luglio) hanno rapito tre loro soldati, hanno invaso il Libano meridionale e tentato di imporre su quel territorio una pace di loro gradimento. Non ci sono riusciti e questo ha avuto conseguenze gravi: i siriani stanno riprendendo il controllo della situazione libanese, il capo degli hezbollah, di nome Hassan Nasrallah, è diventato un eroe per tutti i fanatici islamici. Infine l’Iraq: in quel paese c’è adesso un Parlamento, un governo e un presidente della Repubblica. Ma sunniti e sciiti sono in guerra tra loro e si ammazzano a una media di cento morti al giorno. Gli americani, quattro anni dopo l’attacco, vorrebbero andarsene. Ma non possono: è la loro presenza che rende ancora impossibile una carneficina generale. Bush ha perso sulla tragedia irachena tutta la sua precedente popolarità: nelle elezioni di mezzo termine per rinnovare il Congresso hanno vinto i democratici e anche i gruppi di fondamentalisti cristiani che hanno fatto la sua fortuna politica lo hanno adesso abbandonato. E’ nato anzi un nuovo movimento, i cosiddetti blue-dogs, democratici liberali, molto vicini, come sistema di pensiero, ai repubblicani. Hillary Clinton sembrerebbe pronta a profittare di questi ondeggiamenti per candidarsi alla Casa Bianca. Ma questa è già storia del 2007. Anzi, del 2008.
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