(Carlo Bastasin, La Stampa 29/12/ 2006), 6 gennaio 2007
Euro/2. Riserve valutarie in euro delle banche centrali nazionali dell’eurosistema: 325,5 miliardi di euro (a cui ne vanno aggiunti una quarantina direttamente a disposizione della Banca di Francoforte)
Euro/2. Riserve valutarie in euro delle banche centrali nazionali dell’eurosistema: 325,5 miliardi di euro (a cui ne vanno aggiunti una quarantina direttamente a disposizione della Banca di Francoforte). La misura delle Banche centrali nazionali di trattenere nelle proprie casseforti quantità sempre superiori di riserve valutarie (aumentate, nella zona euro, del 15 per cento solo negli ultimi due anni), era dovuta al timore di un collasso della moneta unica, soprattutto in ragione della debolezza dell’economia europea rispetto a quella americana. Ma da alcuni mesi l’economia europea cresce più velocemente di quella americana, e il dollaro si è deprezzato contro l’euro, tanto che il valore delle eurobanconote in circolazione ha superato quello dei dollari. Nel settembre del ÿ98, Romano Prodi, nell’ultimo periodo del suo primo governo, aveva lanciato la proposta di usare le riserve nazionali, ormai inutili, per un piano di rilancio delle infrastrutture e dell’economia europea, proposta bocciata dai banchieri centrali. Quota attuale dell’euro nelle riserve ufficiali globali: il 25 per cento, inalterata dal 2003, contro il 18% nel ÿ99 (equivalenti alle riserve in marchi). Il vicepresidente della Bce, Lucas Papademos: "Dalla dracma del periodo ellenistico, al fiorino dell’impero commerciale olandese, alla sterlina del Commonwealth fino al dollaro, l’uso internazionale di una moneta è sempre andato di pari passo con il suo ruolo nel commercio. Poiché l’Europa è l’area più importante nel commercio mondiale, non sorprende l’importanza dell’euro". Secondo gli ultimi dati dell’eurosistema, infatti, la maggior parte dei paesi dell’euro commercia anche con paesi terzi principalmente in euro. Se le eurobanconote in circolazione hanno superato i dollari, l’euro, però, è ancora molto lontano dal diventare la prima valuta di riserva del sistema monetario globale, essendo il commercio di materie prime ancora prevalentemente in dollari (valuta su cui si compensano gli squilibri delle bilance dei pagamenti). Tuttavia la moneta europea sta diventando simbolo di un ruolo diplomatico "in stile svizzero" della politica estera europea, più cauta e stabile di quella americana, e i paesi del Golfo, produttori di petrolio e in particolare gli Emirati hanno diversificato le proprie riserve in dollari, e Cina, Svizzera, Russia e Italia hanno annunciato di fare altrettanto (i primi tre con acquisti di euro). Dal 2001 le riserve globali sono aumentate secondo il Fondo monetario da 2.000 miliardi di dollari a 4.700 (due terzi delle quali fanno capo Cina, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, Russia e Singapore). Senza i loro acquisti di titoli del Tesoro americano gli Stati Uniti rischiano la recessione. La Cina, in particolare, dispone del 22% delle riserve mondiali (per il 70% in dollari), grazie alle quali è in grado di respingere le pressioni Usa di rivalutazione del reminbi. A fine novembre, poco dopo la sconfitta di Gorge W. Bush alle elezioni di medio termine, per la prima volta il dollaro ha infranto la soglia di 1,30 contro l’euro, sotto la quale era rimasto per gli ultimi sei mesi, poco sotto il minimo storico di 1,35 toccato nel 2004. Da allora però la Federal Reserve ha aumentato i tassi americani di 425 punti base in due anni portandoli al 5,25%, con un differenziale nominale pari a 175 punti base sui tassi euro. Fino a poco tempo la caduta del dollaro era temuta in Europa (per un deprezzamento del 10% del dollaro si calcolava, anni fa, un punto in meno di crescita per il pil tedesco ed europeo). Oggi, grazie al ruolo politico dell’Europa che rafforza l’euro, la ricaduta dovrebbe essere meno grave. Tra i segni di buon auspicio la coincidenza del lustro dell’euro (entrato in circolazione nel 2002), col cinquantenario del Trattato di Roma, da cui nacque la Comunità e poi l’Unione europea.