(Dino Martirano, Corriere della Sera 3/1/2007), 3 gennaio 2007
Romania. Discordanti le stime sul numero di cittadini rumeni che entreranno in Italia in seguito all’entrata della Romania, insieme alla Bulgaria, nell’Unione europea (che arriva così a 27 membri)
Romania. Discordanti le stime sul numero di cittadini rumeni che entreranno in Italia in seguito all’entrata della Romania, insieme alla Bulgaria, nell’Unione europea (che arriva così a 27 membri). Stime dell’Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), secondo i calcoli del professor Gian Carlo Blangiardo dell’università Bicocca di Milano: arrivi annuali di romeni tra le 80 e 105 mila persone, con 25 mila nuove presenze previste nella sola Lombardia. Lo studio, spiega Blangiardo, si basa sul tasso di disoccupazione registrato in Romania e sul numero di persone che entreranno in età lavorativa nei prossimi anni. Le stime si allineano con quelle della Caritas, che fissa il margine inferiore sulle 60 mila unità e prospetta in particolare un effetto invasione dei nomadi (che rappresentano il 2,5 per cento della popolazione della Romania). L’ufficio stranieri della questura di Roma, il più grande d’Italia, ridimensiona le previsioni: "Per ora non è prevista una migrazione di massa di romeni e bulgari". Alla mezzanotte del 31 dicembre sono stati rilasciati dai Centri di permanenza temporanea tutti i cittadini bulgari e romeni, e d’ora in poi alle frontiere a bulgari e romeni sarà chiesto solo il passaporto. Ma se i neo comunitari intendono fermarsi in Italia dovranno, dopo 3 mesi, far domanda per la carta di soggiorno. Maurizio Improta, dirigente dell’Ufficio stranieri di Roma: "Chi è presente regolarmente potrà chiedere la variazione del permesso di soggiorno in carta di soggiorno o attendere, per il cambio, la scadenza del permesso". Intanto per i Rom di origine romena, per lo più privi di documenti validi, il governo sta mettendo a punto un disegno di legge, per il conferimento di uno status idoneo ad assunzioni di lavoro regolari. Entusiasta la reazione della Coldiretti (che ha collaborato alla redazione del XVI rapporto Caritas- Migrantes): "L’allargamento a 27 dell’UE rappresenta un momento storico che offre grandi opportunità all’agricoltura italiana. Con l’ingresso di Romania e Bulgaria cessa l’obbligo di preventivo nulla osta per l’assunzione di lavoratori provenienti da questi Paesi e, quindi, deve ritenersi vigente il diritto alla libera circolazione ai fini dell’ingresso per lavoro nel settore agricolo".