(Angela Frenda, Corriere della Sera 3/1/2007), 3 gennaio 2007
Pietro Fuda, ingegnere, già presidente della Provincia di Reggio Calabria (quando vinse la battaglia contro la clonazione dei bronzi di Riace), ora senatore eletto nella Lista Codacons (vicina ad Agazio Loiero)
Pietro Fuda, ingegnere, già presidente della Provincia di Reggio Calabria (quando vinse la battaglia contro la clonazione dei bronzi di Riace), ora senatore eletto nella Lista Codacons (vicina ad Agazio Loiero). assurto agli onori della cronaca in quanto autore del comma della legge Finanziaria sulla prescrizione breve dei reati contabili, a cui ha dato suo malgrado il nome: "Come Cirielli. Ma scusate tanto, il mio caso è diverso: i miei emendamenti parlavano di illeciti amministrativi, mica penali... Illeciti che grazie a una legge sbagliata oramai tengono sotto scacco tutti i sindaci d’Italia". In origine lui di commi ne aveva scritti tre, ma l’epurazione, disposta da Enrico Letta prima della votazione, ed eseguita la notte tra il 13 e il 14 dicembre da un funzionario dell’Ufficio legislativo del ministero dell’Economia, per un errore materiale non ha cancellato proprio il comma sulla prescrizione. Fuda non sa di chi sia la "manina" che ha salvato il comma: "Deve essere stato qualcuno che però ha compreso che si trattava di una cosa seria e molto sentita dagli amministratori locali. Ma chi ha parlato di colpo di spugna mi fa ridere. Anche perché il mio testo non prevede alcun effetto retroattivo. Invece, ho visto scene pirandelliane, politici trasformarsi in "tenenti Colombo"... Ma ho anche ricevuto telegrammi di sostegno da sindaci di mezz’Italia". Attaccato da quasi tutti gli altri, per Fuda si tratta di una discriminazione: "Perché ho capito che se fossi stato del Nord questa roba non sarebbe mai successa. Me l’ha detto più di un collega: Pietro, tu sei un senatore di provincia, e pure calabrese, terra di ’ndrangheta... scontato che ti attacchino". Fuda si dice tranquillo: "Non ho processi, niente. Ho una mia storia professionale limpidissima, che ha lasciato il segno. Eppure mi sono sentito come Calimero. Quel pulcino tutto nero, sfortunato, che nessuno vuole... Pensate che la sera del saluto al Quirinale sono stato invitato come presidente di commissione. C’erano Mastella e altri ministri. Embè, io sono stato attentissimo a non avvicinarmi mai a nessuno di loro da solo. Sempre alla presenza di altri. Perché? Per evitare che qualcuno dicesse che confabulavo con chi mi aveva ispirato. Insomma, per non inguaiarli. Un vero e proprio clima del terrore...". Tra le delusioni, la reazione di Antonio Di Pietro: " un amico, lo stimo. Ma ho capito che quando esce fuori dal seminato e va a caccia di voti si perde. E diventa spietato". Unica soddisfazione, l’assoluzione da parte del presidente Napolitano: "Mi hanno riferito che ha detto: povero Fuda, non c’entra niente. Ha presentato l’emendamento, mica quel comma...".