(Francesco Verderami, Corriere della Sera 3/1/2007), 3 gennaio 2007
Rossi. A dieci anni dalla sua adesione ai Ds, l’economista liberal Nicola Rossi ha annunciato con una lettera a Pietro Fassino di non voler più rinnovare la tessera (da deputato rimarrà iscritto al gruppo dell’Ulivo della Camera, ma lo sarà come "parlamentare non appartenente a nessuna forza politica organizzata")
Rossi. A dieci anni dalla sua adesione ai Ds, l’economista liberal Nicola Rossi ha annunciato con una lettera a Pietro Fassino di non voler più rinnovare la tessera (da deputato rimarrà iscritto al gruppo dell’Ulivo della Camera, ma lo sarà come "parlamentare non appartenente a nessuna forza politica organizzata"). Spiegazioni: "Sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie", "le posizioni del partito mi creano disagio", "le mie posizioni spesso procurano imbarazzo al partito". La discordanza si estende a tutto il governo ("la cifra di questa sinistra è questo governo"), e Rossi prende le distanze da Prodi e in particolare dalla sua posizione relativa alla riforma delle pensioni (ritenuta "non urgente"). Di più, a un amico ha confidato: "avevo la speranza di vedere un giorno la sinistra italiana contaminata da idee liberali, come è avvenuto in Inghilterra e in Spagna". In un’intervista al Corriere della Sera, a ottobre, l’economista aveva già disapprovato gli obiettivi della Finanziaria (la lotta alla precarietà anziché la crescita, la redistribuzione delle risorse, anziché la redistribuzione delle opportunità), concludendo che "il riformismo tornerà a far capolino nelle relazioni dei congressi di partito e nelle interviste, ma la strada che è stata intrapresa con la Finanziaria è inadeguata alle esigenze del Paese". Decisivo per la decisione di rottura il fallimento, in autunno, del "tavolo dei volenterosi", di cui era uno dei fondatori, provocato da Prodi, che aveva chiesto e ottenuto a Ds e Dl di soffocare sul nascere quell’iniziativa bipartisan, che intendeva "migliorare la Finanziaria" (già allora confidò a un compagno: "per me finisce qui"). Rossi aveva esposto i propri dubbi sulla linea del centrosinistra a Massimo D’Alema (che condividendo le sue idee liberali fin dagli anni Novanta, lo aveva voluto con sé prima come consigliere economico, quando da Botteghe Oscure andò a palazzo Chigi, poi come collaboratore alla fondazione Italianieuropei). Ma il ministro degli esteri - rivela un autorevole esponente dei Ds - "pur tentando di spiegare le difficoltà nell’azione di governo e nella costruzione del Partito democratico, non ha però trovato argomenti che siano riusciti a dissuaderlo". Ora, "per non metterlo in imbarazzo", Rossi non lo ha nemmeno informato, e di lui salva solo l’aspetto personale ("Massimo è una persona di qualità, però..."). Progetto per il futuro: "mettersi in rete", confrontandosi con gli economisti del sito lavoce.info, e collaborando alla preparazione del convegno dei "volenterosi", che si terrà il 29 gennaio a Milano per affrontare i nodi delle riforme "improrogabili" (previdenza e liberalizzazioni). Peppino Caldarola, direttore dell’Unità con cui Rossi iniziò a collaborare su segnalazione di Alfredo Reichlin (" un economista di grande valore. una testa d’uovo. Una nostra conquista"), lo difende: "Il Pci uno come Rossi non l’avrebbe mai perso”. Nicola non ha mai pensato di fare il ministro, e non è mai stato interessato a un posto di sottosegretario".