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 2006  novembre 30 Giovedì calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 8 GENNAIO 2007

Dal 1° gennaio Romania e Bulgaria sono entrate a far parte dell’Unione europea e i loro cittadini usufruiscono della libera circolazione nei Paesi membri. Giorgio Paolucci: «C’è chi grida all’invasione dei romeni. E prefigura massicci arrivi di nomadi rom, di disoccupati disposti a tutto, di malviventi, insomma di gente che viene a far danno. E chi invece prevede un innesto di forza lavoro finalmente regolare che andrà a beneficio dell’economia italiana». [1]

Romania e Bulgaria si trovano oggi ad essere i paesi più poveri della Ue. [2] Massimo Livi Bacci: «Con un reddito pro capite inferiore ai 4.000 euro annui (2005) saranno i due paesi più poveri dell’Unione; il terzultimo paese (Polonia) ha un reddito doppio dei due nuovi membri; la media Ue è otto volte superiore». [3] Romania e Bulgaria entrano nell’Ue per poter competere con noi che già ne facciamo parte: non solo esportando prodotti, ma soprattutto calamitando investimenti. Alberto Mingardi: «La Romania non è certo uno dei Paesi economicamente più liberi al mondo. Però, nel 2005, il governo ha varato una riforma fiscale importante, introducendo una flat tax (imposta ad aliquota unica) sulle persone fisiche del 19% e del 26% sulle imprese». [4]

La marcia verso Est dell’Europa istituzionale è contrassegnata da un flusso contrario, verso Ovest, di migranti. Livi Bacci: «È questo un processo generale in atto dalla caduta del muro di Berlino: tedeschi dei lander orientali verso quelli occidentali, polacchi verso Germania, Francia e Inghilterra; rumeni verso Ungheria, Germania e Italia». [3] L’Italia è da qualche anno meta privilegiata dei migranti romeni, che infatti sono la prima comunità straniera presente nel nostro Paese: 270mila persone, senza contare molte migliaia di clandestini. [1]

La Romania è oggi un Paese a due velocità. Federica Bianchi: «Viaggia in Suv al suono dell’iPod la nuova classe egemone, legata a filo doppio ai membri del vecchio partito comunista e ai suoi servizi segreti, la famigerata Securitate, detentrice di ogni informazione e, quindi, dal 1989, di ogni potere. Procede in carretto trainato da cavalli perché le automobili e la benzina costano troppo, la stragrande maggioranza della popolazione che vive e lavora ancora nelle campagne». Tutti i settori principali del Paese, da quello bancario a quello energetico, sono in mano straniera. [5]

Un provvedimento varato la settimana scorsa dal nostro Consiglio dei ministri dà libero accesso a molti settori del mercato del lavoro. Paolucci: «Quello domestico (dove sono già all’opera 60mila badanti), il turistico-alberghiero, l’edilizio e il metalmeccanico, oltre a impieghi dirigenziali e altamente qualificati». [1] L’economista Tito Boeri spiega che durante il primo allargamento dell’Europa, «l’Italia fece l’errore di bloccare i lavoratori, qualificati e con un alto livello d’istruzione, provenienti da Repubblica Cca e Slovacchia; occasione sfruttata abilmente da Gran Bretagna e Irlanda, che hanno utilizzato questi immigrati per dare benzina alla propria economia». Questa volta l’Italia non ha ripetuto lo sbaglio. [6]

Secondo l’Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) gli arrivi annuali di romeni oscillerebbero tra 80 e 105 mila persone, con 25 mila nuove presenze previste nella sola Lombardia. Tanta offerta di manodopera fa ben sperare la Coldiretti che definisce l’allargamento a 27 «un momento storico che offre grandi opportunità all’agricoltura italiana». [7] Secondo la Caritas sono pronti a partire 40 mila romeni. Dreyfus: «Chi li cura. Come si manterranno? Il governo dirà: accoglienza! I parroci spingeranno alla solidarietà. Come al solito manca una politica che abbia idea di organizzare questi fenomeni». [8]

C’è una clausola che si chiama moratoria. Dreyfus: «Se uno Stato chiede la sua applicazione, le frontiere lavorative restano chiuse fino al 2009. Attualmente gli Stati che hanno già comunicato che si avvarranno della moratoria sono Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Austria e Germania. La Francia non si sa. Ma l’Italia ha detto: avanti! Risultato? Un passa parola per cui arrivano qui dalle nostre parti». [8] Fino al 31 dicembre dalla Romania non si poteva varcare la frontiera italiana senza aver spiegato dove si andava, per quale motivo e con quanti soldi. Ora migliaia di romeni potranno accedere senza questi controlli. Giuseppe Di Niro, segretario provinciale del Sap di Roma: «Ci sono quartieri che sono già sovraffollati di immigrati di questa nazionalità. Penso a Casilina, Borghesiana e Finocchio. E se ora, per ogni cento agenti che vanno in pensione, ne reintegrano solo venti, mi chiedo con tutti questi romeni che arriveranno come potremo far fronte all’emergenza». [9]

All’inizio degli anni ”90 si paventava una gigantesca ondata migratoria verso occidente in partenza dall’Unione Sovietica in disgregazione che non si è materializzata. Livi Bacci: «Le ragioni di questo mancato tsunami verso occidente sono varie: la demografia dell’Europa orientale è più debole di quella dell’Europa occidentale (perché la natalità è più bassa e l’invecchiamento più veloce); l’alto livello medio d’istruzione rende relativamente più costoso l’abbandono della società d’origine; le aspettative di sviluppo attenuano la spinta ad emigrare». [3] Dopo il primo allargamento a Est, l’Italia temeva l’ondata di polacchi e slovacchi. Manuela Cartosio: «Il decreto flussi del 2005 assegnava quasi 80 mila ingressi ai paesi neocomunitari. Ne furono ”usati” solo 44 mila. Il precedente dovrebbe servire da lezione. Ma la Romania ha un grave difetto: il 2,5% dei romeni sono ”zingari”. E agli imprenditori politici del razzismo fa comodo strillare all’invasione». [10]

Secondo l’ultimo rapporto Caritas-Migrantes, i romeni mettono a segno il 72,1% dei furti attribuiti agli stranieri. Libero: «Compaiono tra le prime tre nazionalità dedite a commettere delitti in genere sul suolo italiano (14,2%), secondi solo ai marocchini (16,7%) e prima perfino degli albanesi (9,3%). Se per gli altri i numeri delle denunce sono in calo (1,7% per i marocchini e -11% per gli albanesi), per i romeni sono in aumento (+ 3,2%)». [9]

Chi si preoccupa dell’ipotetica invasione dell’Italia da parte dei romeni tende a dimenticare che gli italiani hanno già invaso la Romania. Cartosio: «Migliaia di piccoli e medi imprenditori nostrani, fuggiti a Est, da oltre un decennio campano sui bassi salari che pagano ai lavoratori romeni». [10] Jenner Meletti: «La terra delle cooperative comuniste è stata fatta a pezzetti di un ettaro o mezzo ettaro e i mediatori hanno fatto affari d’oro ricucendo i pezzi fra loro per rivenderli in blocco ad agricoltori soprattutto italiani». Mauro Tonolo, bolognese, titolare della Indagricola Jessica, che con centinaia di ettari produce grano, granoturco e orzo: «Prima del 2000, quando non c’erano ancora gli atti di proprietà, c’è chi ha rischiato e ha comprato a 20 o 30 euro all’ettaro. Nel 2000 si comprava ancora a 50-100 euro». [11]

Verona-Timisoara: su quella tratta (due ore in tutto) all’inizio degli anni Novanta si sperimentava il low cost all’italiana. Oreste Pivetta: «La storia di quegli anni è ormai leggenda. Mobilieri, tessili, cotonieri, calzaturieri che verificavano in quelle contrade, dove parlavano una lingua non troppo lontana dalla loro, il senso di delocalizzazione e globalizzazione, alla maniera più semplice: andar lì, metter su la fabbrica, risparmiare sul costo del lavoro e per tornare competitivo in Italia. Avanti e indietro di merci, lavorazioni divise secondo convenienza, cioè dimensione dell’investimento, trattenendo in Italia le attività più moderne, quelle che usano per definizione più capitale». [12] Tonolo paga i dipendenti romeni 150-160 euro al mese: «Dovremo arrivare al più presto sui 500-600 euro, se vogliamo trattenere la nostra manodopera. I romeni sanno fare bene i conti. Mille euro in Italia, tolte le spese per un letto, il vitto e i viaggi, valgono i 600 a casa loro». [11]

Un Marian intervistato da Meletti nel sud della Romania, ha spiegato il suo progetto di futuro: «Sono sposato, ho due bambini. Mio fratello mi darà la sua roulotte perché ha trovato una casa vera. Cercherò da lavorare come manovale muratore, come mio fratello. Ma se non trovo, non sarò disperato. Io, mia moglie e i figli andremo a chiedere l’elemosina. Anche solo 8 euro a testa, e ogni giorno sono più di 30 euro. Con 2 euro, mi sono informato, compri due chili di ali di pollo. Poi compri il pane e hai sfamato la famiglia. E ti restano in tasca almeno 20 euro al giorno. Ci sono pensionati, qui in Romania, che hanno lavorato una vita nella scuola o nell’esercito e non arrivano a 50 euro al mese». [13]

In Romania spopolano storie come quella di N., che ha un marito in carcere in Francia: «Due anni fa, visto che l’uomo non poteva più mandare soldi, è partita lei, con quattro figli piccoli. Sei mesi a Parigi, a chiedere l’elemosina in metropolitana, lei e i bambini. Poi otto mesi in Italia, davanti alle chiese. tornata da poco, ha comprato un terreno e sta facendo costruire una villetta». L’ultima moda: appena una ragazza si accorge di essere incinta, parte per l’Italia. Il figlio sarà cittadino italiano e anche i genitori potranno stargli vicino, per allevarlo. E riceveranno aiuti dalle assistenti sociali. [13]

La Romania ha vissuto decenni terribili. Meletti: «In Italia, 17 anni dopo piazzale Loreto, è arrivata la Dolce Vita. Qui, diciassette anni e una settimana dopo la fucilazione di Ceausescu, arriva l’ingresso in Europa. Ci si può meravigliare di questa immensa festa nelle piazze?». [11] Paolucci: «Sarebbe un grave errore guardare a quello che sta accadendo (e sulle cui reali dimensioni è prematuro pronunciarsi) in una prospettiva meramente economicistica, come da troppo tempo si continua a fare in Italia. Un immigrato non equivale alla sua forza lavoro. molto di più: porta con sé abitudini, concezioni della vita e della società, aspettative, spesso figli o genitori che presto a tardi si aggiungeranno a lui, e pone domande alla scuola, alla sanità, al welfare. L’Italia saprà reggere alla sfida?». [1]