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 2007  gennaio 04 Giovedì calendario

Il peso dell’Europa sulle spalle della Germania. la Repubblica, giovedì 4 gennaio La Germania era rimasta finora nella penombra, come un gigante timido, un po´ impacciato, indebolito da un´economia stagnante, e da una disoccupazione insanabile e umiliante

Il peso dell’Europa sulle spalle della Germania. la Repubblica, giovedì 4 gennaio La Germania era rimasta finora nella penombra, come un gigante timido, un po´ impacciato, indebolito da un´economia stagnante, e da una disoccupazione insanabile e umiliante. Il suo peso politico non corrispondeva alla sua forza industriale. I suoi governi, ritornati a Berlino, non sembravano all´altezza del ruolo che la posizione geopolitica centrale, dopo la riunificazione e l´allargamento dell´Unione europea a Est, riservava alla Repubblica federale. Essi non rispondevano comunque alle attese. L´opposizione alla guerra in Iraq (espressa di rincalzo al rifiuto francese che acquistò così consistenza e credibilità) segnò un distacco storico dalla sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. Ma a quella fiammata, giustamente interpretata come una dichiarazione di europeismo, segui una certa letargia. Sempre pronta a temere una Germania troppo forte o a deplorare una Germania troppo debole, in questa stagione della storia l´Europa anemica aspettava con ansia dall´economia tedesca i segnali di una ripresa capace di risvegliarla, e al tempo stesso aspettava da Berlino le indispensabili iniziative politiche di cui il continente invertebrato ha urgente bisogno. La presidenza semestrale dell´Unione che la Germania ha assunto dal 1º gennaio (insieme alla presidenza annuale del G8, in cui sono riuniti i maggiori Paesi industriali) offre infine una grande occasione. Anche perché la nuova responsabilità coincide con il ritrovato vigore della potenza economica tedesca e con una certa stabilità (che non significa popolarità) della Grande coalizione, in cui coabitano destra e sinistra, cristiano democratici e socialdemocratici, sotto la guida di Angela Merkel. L´Europa si aspetta adesso molto dalla prima donna cancelliere della storia. Dopo mesi di non facili rapporti all´interno della Grande coalizione e con l´opinione pubblica interna, Angela Merkel ha rafforzato la sua personale posizione in patria, ed è in grado di dedicare le energie a un´attività internazionale carica di aspettative, non soltanto per l´Europa. Il personaggio non è di solito espansivo. Sa soprattutto ascoltare. Evita i discorsi troppo impegnativi. Raccoglie pareri e consigli, e ne trae sintesi definite "matematiche" da chi la conosce e ricorda la sua predilezione, anche giovanile, per le scienze esatte. Il piglio non le manca. Nel suo primo viaggio come cancelliere a Washington, dove George W. Bush, ben contento di essersi liberato del socialdemocratico Schroeder, l´aspettava a braccia aperte, non perse l´occasione per smarcarsi da alcuni aspetti della guerra americana al terrorismo. E deplorò il campo di Guantamano. Quel piglio le servirà nell´assolvere il compito di rappresentare l´Europa, finora senza guida e senza bussola, mentre gli Stati Uniti, pur restando l´unica superpotenza, sono impigliati nel pantano iracheno, dove perdono energie e prestigio. Non si tratta di approfittare della debolezza del grande, indispensabile alleato d´oltreatlantico, ma di colmare gli spazi e di assumere gli obblighi che la crisi americana assegna a questa parte dell´Occidente. In un´intervista al Financial Times, Angela Merkel ha presentato con insolita vivacità il suo ambizioso programma. Un programma che la occuperà durante tutto il semestre europeo e nell´anno in cui garantirà la presidenza del G8. Conforta in questa occasione il fatto che Angela Merkel abbia abbandonato la sua proverbiale predilezione per i dettagli e si sia abbandonata a un´ampia visione dei problemi internazionali che l´attendono. In testa ai sui compiti ha messo il capitolo dei rapporti con gli Stati Uniti. Ai quali proporrà anzitutto di armonizzare le leggi e i regolamenti sulle due sponde dell´Atlantico, al fine di favorire gli investimenti e abbattere le bandiere protezionistiche che frenano gli scambi e alimentano le polemiche. Quel che suggerisce in sostanza il cancelliere è un grande mercato interatlantico sul tipo di quello dell´Unione europea. Angela Merkel si propone inoltre di affrontare, come secondo capitolo, i rapporti con la Russia di Vladimir Putin. Al contrario del suo predecessore, lei non ha una predilezione particolare per il presidente russo. Schroeder condannò la guerra irachena di Bush ma non l´autoritarismo e la repressione in Cecenia di Putin. Angela Merkel dice: «Penso sia assolutamente legittimo che la Russia cerchi di entrare nei mercati dell´Europa occidentale. Ma detto questo, dobbiamo esigere la reciprocità. Se saranno eretti ostacoli protezionistici per difendere le compagnie russe, nessuno dovrà stupirsi se l´Europa farà altrettanto». Per quanto riguarda l´assillante controllo pubblico sulla stampa in Russia, il cancelliere considera quella mancanza di libertà «un motivo di preoccupazione». Non per questo desidera un deterioramento dei rapporti con Mosca. Se ne guarda bene. La Germania riceve dalla Russia il 40 per cento del gas che le è necessario; e la Russia è una delle principali mete delle esportazioni tedesche. Da qui la necessità di agire con fermezza e con garbo. Altro capitolo, non meno importante dei precedenti, è quello riguardante gli affari europei. I "no" francesi e olandesi alla Costituzione hanno frenato il processo di integrazione. Ma essi non devono condizionare la ripresa di quel processo, imponendo un progetto minimalista di una magna charta essenziale per dotare l´Unione di una spina dorsale istituzionale. Dicendo questo Angela Merkel scarta l´idea di Nicolas Sarkozy, candidato alla presidenza della Repubblica francese, in favore di una mini-costituzione. In sostanza di una mini-Europa. Durante il semestre tedesco, il cancelliere inciamperà nelle elezioni francesi, in programma in primavera. Chi sarà il nuovo grande partner parigino? una delle tante incognite di una presidenza europea fortunatamente ambiziosa. Bernardo Valli