Il Sole 24 Ore 17/12/2006, pag.49 Carlo Carena, 17 dicembre 2006
Metodo per censori. Il Sole 24 Ore 17 dicembre 2006. Quello di Antonio Possevino è soprattutto il nome di un gesuita diplomatico nella convulsa situazione europea di secondo Cinquecento
Metodo per censori. Il Sole 24 Ore 17 dicembre 2006. Quello di Antonio Possevino è soprattutto il nome di un gesuita diplomatico nella convulsa situazione europea di secondo Cinquecento. Ma c’è tutto un altro aspetto della sua personalità, quello della bibliografia e della propaganda - e censura - culturale, che non si può scindere del tutto dall’altro. Vi getta luce un nostro eminente bibliografo, Luigi Balsamo, in uno studio erudito e critico insieme, frutto di anni di lavoro. Nato a Mantova nel 1553, Possevino entrò nella Compagnia a 26 anni, quando già aveva fatto esperienza di corti e di curie come segretario del cardinale Ettore Gonzaga. Le sue abilità manovriere lo porteranno per conto della Santa Sede nell’Europa del Nord; mediatore paziente e instancabile, sedotto dalla politica e dalle arti del potere se il suo generale Claudio Acquaviva nel 1586 lo richiamò in Italia e lo confinò a Padova. Ma nemmeno allora e lì dòmo né stabile, se ancora ancora vent’anni dopo lo stesso Acquaviva gli scriveva: "un pezzo che io vo osservando, e sopportando insieme alcuni modi e alcune Sue frasi forse non così convenevoli per dirsi ad un Superiore E l’aggiunger anco interpretationi sinistre, e, peggio, affermar poi cose false..." e quando morì, il 15 marzo 1611, commentò ancora l’Acquaviva: "Ho inteso che il buon vecchio è andato in Paradiso. Beato lui". Padre Antonio era rimasto insomma l’antico lottatore che ai tempi della battaglia di Lepanto aveva redatto il manuale per i combattenti con il titolo - erasmiano - di Il soldato cristiano. E quando s’immerse nella bibliofilia, lottò ancora, con la carta e con penna. Nel 1559 era uscito il primo Index librorum prohibitorum: un "canone bibliografico" secondo la definizione di Balsamo, a cui si contrapponeva idealmente la Bibliotheca universalis, sive Catalogus omnium scriptorum (1545) dello svizzero riformato, scienziato e filologo Konrad Gesner, sùbito caduto sotto la scure dell’Indice romano. Ed ecco ora sopraggiungere (1593) dai quieti studi padovani del Possevino l’echeggiante Bibliotheca selecta qua agitur de ratione studiorum in historia, in disciplinis, in salute omnium procuranda: una biblioteca selezionata, in cui è indicato il metodo da seguire negli studi (i termini sono quelli della famosa ratio studiorum dei Gesuiti) per la salute dell’anima. Balsamo esamina quest’altro "canone bibliografico prescrittivo" appunto a fronte e in contrapposizione con la grande operazione gesneriana: poiché è anch’esso una controffensiva. E con questo sconfinamento di orizzonti il suo studio acquisisce uno straordinario respiro e suscita un vivo interesse anche nel lettore più disarmato, per non dire di quello sensibile alla storia culturale. Il sistema bibliografico adottato da Gesner per la presentazione di circa 15mila opere (sic) nella Biblioteca universale partiva dalla filosofia come comprendente le arti e le scienze preparatorie o sostanziali, da quelle grammaticali e letterarie alle matematiche e alle storiche e geografiche o fisiche e metafisiche. Lo schema (cattolico) della posseviniana Biblioteca selezionata è invece subordinato in modo piramidale alla cuspide, costituita dalla Divina historia, la Bibbia, matrice dogmatica trasmessa e interpretata dai Padri della Chiesa e dai documenti conciliari. La prima parte ne tratta in funzione dell’educazione, in accordo con la vocazione e l’intelligente intuizione gesuitica; mentre la seconda svolge le varie arti dalla filosofia al diritto alla medicina alle matematiche, scienze e musica, per terminare con la storia, la poesia e la pittura. L’autore spiega le norme con cui eseguire la purgatio per togliere "il sinistro sentimento & intelligenza, l’Eresie & le dishonestà, & le cose oscene" dai libri di scuola. Nella seconda parte, analitica e descrittiva, domina la grande filosofia aristotelica e i suoi interpreti (aborriti gli arabi). Altrettanto nella medicina osto come maestro sommo Ippocrate e censurato per alcuni suoi errori Galeno: tanto più poi Paracelso, mago ignorante e infido. Per la storia, Possevino traccia vari profili da Mosttraverso i greci e i latini ai contemporanei Guicciardini, Giovio e Baronio; un intero capitolo edicato a Machiavelli, assolutamente proibito al pari di Lutero e Calvino; e l’Amadigi osto col Decameron e con l’Orlando furioso come opere di "ignobili & osceni scrittori". Quanto appunto ai poeti, pare al Possevino che si possano agevolmente e fruttuosamente sostituire agli antichi i moderni; alla egloghe di Virgilio quella di Pontano nella quale giovani e giovinette, vecchi e meno vecchi lodano il nome del Signore; alle odi di Orazio una Nenia Beatae Virginis ad Christum infantem del dotto neoscolastico spagnolo Arias Montano... Così sostanzialmente nella Bibliotheca selecta in prima edizione, Roma, Tipografia Apostolica Vaticana, MDXCIII. Ma ciò detto, nella seconda parte del suo volume il Balsamo passa alle varianti introdotte dall’Autore nelle edizioni successive dell’intera o di parti dell’opera, parzialmente anche tradotta e pubblicata in vari luoghi per diffonderla e farla incidere nella pratica; l’uomo d’azione ch’era il Possevino è sempre all’erta. Non si può che condividere, al termine, le ponderate conclusioni del Balsamo sull’opera e sul suo autore: la prima come documento e componente dell’"arsenale dogmatico romano" rimasto operante per quattro secoli; il secondo come ostinato attore su un palcoscenico internazionale dove, persa la ribalta dell’interprete, si ripropose come progettista di un universale e organico modello e, come ha detto qualcuno, di una "crociata" culturale. Carlo Carena