Il Sole 24 Ore 02/01/2007, pag.9 Beda Romano, 2 gennaio 2007
Con l’Aspirina la salute diventa prêt-à-porter. Il Sole 24 Ore 2 gennaio 2007. Leverkusen. Friedrich Carl Duisberg scomparve a 73 anni il 19 marzo 1935, due anni dopo l’arrivo al potere di Adolf Hitler
Con l’Aspirina la salute diventa prêt-à-porter. Il Sole 24 Ore 2 gennaio 2007. Leverkusen. Friedrich Carl Duisberg scomparve a 73 anni il 19 marzo 1935, due anni dopo l’arrivo al potere di Adolf Hitler. Il giorno del suo funerale, a Leverkusen, in Renania, le fabbriche chiusero i battenti e un lungo corteo di persone seguì il passaggio del feretro attraverso la città. In un necrologio il Times di Londra definì colui che aveva inventato la medicina moderna, l’ormai ex presidente della Farbenfabriken vorm. Friedr. Bayer & Co, più efficiente e brillante industriale che il mondo abbia mai conosciuto". Duisberg era nato il 29 settembre 1861 in una famiglia della piccola borghesia di Barmen, all’epoca una cittadina renana, oggi un quartiere della più grande Wuppertal. Contro il volere del padre, ma con l’appoggio convinto della madre, studiò chimica prima a Gottinga e poi a Jena, in quella Sassonia che, con l’invenzione della bustina di tè e la creazione delle prime macchine utensili, era una culla della rivoluzione industriale tedesca. Testardo e studioso, riuscì a imporsi e a farsi strada. Nel 1884 fu finalmente assunto dalla Farbenfabriken vorm. Friedr. Bayer & Co con uno stipendio favoloso per l’epoca: 2.100 marchi all’anno. Il giovane chimico abbandonò rapidamente le sue ambizioni scientifiche e mise a frutto piuttosto le sue capacità manageriali trasformando un piccolo laboratorio artigianale, specializzato nella tintura dei tessuti, in un gruppo chimico con ramificazioni nei cinque continenti. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Duisberg ridefinì il rapporto tra medicina e commercio, approfittando della produzione industriale di massa per consentire a milioni di persone di accedere alle cure mediche. Protagonista di questa rivoluzione fu innanzitutto l’Aspirina, inventata nell’agosto 1897 da Felix Hoffmann che con una reazione chimica nei laboratori di Wuppertal-Elberfeld creò il principale componente della nuova medicina: l’acido acetilsalicilico. A tutta prima si pensò che il nuovo farmaco sarebbe stato utile per lenire i dolori, soprattutto quelli reumatici; velocemente ci si accorse che la nuova medicina poteva anche abbassare la febbre e in generale alleviare i sintomi del raffreddore o del mal di testa. Un secolo all’insegna dello sviluppo Rapidamente l’Aspirina ebbe un enorme successo anche perché giunse sul mercato in un momento fortunato. A differenza che a metà Ottocento, lo sviluppo tecnologico all’alba del XX secolo non era più semplicemente empirico, ma veniva progettato con criteri scientifici molto più rigorosi e precisi di prima. In una Germania in pieno sviluppo economico Guglielmo II era convinto poi che nel connubio tra scienza e tecnologia si rispecchiassero prestigio nazionale, progresso economico e potenza militare, come spiegò lo stesso Kaiser in un telegramma inviato a Wilhelm Röntgen, l’inventore dei raggi X. Le scoperte quindi si moltiplicarono: in rapida successione videro la luce, il telefono, il cinematografo, il tram e il fonografo; mentre le abitazioni erano finalmente provviste di acqua corrente ed elettricità. Nel 1886 metà della flotta mondiale era ancora a vela; nel 1914 quella a motore rappresentava il 95% del totale: ormai era possibile attraversare l’Oceano Atlantico in una settimana quando poco meno di un secolo prima Alexis de Tocqueville aveva impiegato quasi due mesi per raggiungere le coste americane. Il miglioramento delle comunicazioni e l’alfabetizzazione progressiva del mondo occidentale furono le due facce della stessa medaglia. Durante la Belle Epoque, il quotidiano si trasformò nei Paesi più avanzati da foglio per le élites a giornale per tutti: il numero di copie vendute giornalmente balzò da 10 milioni nel 1880 a 70 milioni nel 1914. In Italia, il caso del Corriere della Sera parla da sé: da tremila copie nel 1876 a 60mila nel 1890 fino addirittura a 500mila all’inizio della Grande Guerra. Non solo i nuovi mezzi di comunicazione permisero a Duisberg di vendere l’Aspirina in giro per il mondo, ma la stessa graduale alfabetizzazione consentì alla Bayer di trasformare migliaia di persone in dottori di se stessi. A lanciare definitivamente l’Aspirina e con essa le medicine per così dire prêt-à-porter fu l’epidemia influenzale che colpì l’intero pianeta tra il 1918 e il 1919. Fin dal caso del soldato semplice Albert Gitchell, il primo ad ammalarsi della Spagnola in una caserma sperduta del Kansas nel marzo 1918, il farmaco della Bayer fu presto considerato la cura più ovvia non tanto per guarire dall’influenza quanto per attenuarne se possibile i sintomi. L’epidemia fu violentissima, caratterizzata da raffreddore, febbre spossante, mal di testa, dolori articolari, tosse, mucose insanguinate, asma bronchiale, polmonite. Circa 50 milioni di persone perirono in tutto il mondo, nonostante i tentativi dell’ultimo minuto di arginare l’epidemia: Benito Mussolini aveva vietato le strette di mano nella redazione del Popolo, mentre negli Stati Uniti furono cancellate rappresentazioni teatrali, incontri sportivi e corsi universitari. Se a Parigi la distribuzione dell’Aspirina alle farmacie avveniva sotto il controllo della polizia, in Germania un tubetto di compresse costava quasi un miliardo di marchi, complice l’iper-inflazione del dopoguerra. "La tragedia - spiega Diarmuid Jeffreys, autore di Aspirin - The Remarkable Story of a Wonder Drug - avrebbe cementato la reputazione della medicina come nessun altro evento avrebbe potuto fare". Peraltro, la nascita del welfare state alla fine dell’Ottocento fu anch’essa un ingrediente indispensabile nella miscela chimico-industriale che portò alla nascita della medicina moderna: con il cancelliere Otto von Bismarck la Germania aveva mostrato l’esempio garantendo l’assicurazione previdenziale e pensionistica fin dagli anni 1880. Nel frattempo Duisberg aveva fatto carriera, sposato la nipote dell’amministratore della società, avuto quattro figli ed era entrato nel consiglio di gestione della Farbenfabriken vorm. Friedr. Bayer & Co, fino a diventarne presidente nel 1912. Era un visionario: ossessionato dal successo commerciale e scientifico, ma anche attento a dare all’industria nascente un volto umano. Fu lui a concedere la giornata di nove ore ai dipendenti, a promuovere l’associazione sportiva Bayer Leverkusen e a trasformare il sito dell’omonima cittadina tedesca, sulle rive del Reno, in un moderno stabilimento industriale, collegato per chiatta e per ferrovia. I giochi olimpici di Berlino Dietro al successo della società tedesca non si nascose solo l’alfabetizzazione e la produzione di massa, facilitata da nuovi mezzi di comunicazione, ma anche l’emergere del marketing e della pubblicità per il grande pubblico. All’epoca l’Aspirina, così come altre medicine, era venduta solo dai farmacisti. Un giovane dipendente, Wilhelm Mann, ebbe l’idea di regalare loro gli strumenti del mestiere: l’arredamento, le insegne, i camici e altri gadget, tutti naturalmente con la scritta Bayer bene in evidenza. "Per molti versi - spiega Michael Frings, un dipendente degli archivi della società a Leverkusen - inventò la pubblicità nelle vetrine". In questo senso, i giochi olimpici del 1936, organizzati a Berlino, furono uno straordinario palcoscenico. I dirigenti di Bayer - allora parte del conglomerato Ig Farben - invitarono in Germania medici e ricercatori da tutto il mondo: tra una partita e l’altra aprirono loro le porte della fabbrica di Leverkusen e illustrarono a un grande pubblico internazionale i prodotti della società farmaceutica. Esattamente 70 anni dopo, in occasione degli ultimi campionati mondiali di calcio del 2006, centinaia di imprese tedesche hanno accolto in Germania decine di clienti stranieri, ripetendo un’operazione di marketing ormai consolidata. Ma probabilmente la scelta vincente della società renana fu di brevettare un nuovo logo fin dal 1904, la croce composta dalle parole Bayer in verticale e orizzontale, e di applicarlo successivamente su ogni singola pastiglia: "Il segno della fiducia", diceva la pubblicità di inizio secolo sui quotidiani, alla radio e al cinema. Tanto che scriveva un po’ enfaticamente José Ortega y Gasset nel 1930: "L’uomo della strada vive oggi più semplicemente, più comodamente e più in sicurezza del potente del passato. Poco importa se non è ricco quanto il suo vicino: il mondo intorno a lui è ricco a sufficienza per offrirgli strade, ferrovie, alberghi, il sistema telegrafico, il benessere fisico e l’Aspirina". La seconda rivoluzione industriale a cavallo tra Ottocento e Novecento consentì a Duisberg di inventare la medicina moderna; ma gli stessi primi segnali di globalizzazione lo costrinsero anche a fare i conti con una concorrenza sempre più agguerrita, soprattutto quando l’Aspirina diventò una commodity. Le sanzioni degli Alleati contro la Germania nel primo dopoguerra e la perdita del marchio misero a dura prova il futuro di Bayer su alcuni mercati chiave come quello americano. Ma questa è per molti versi un’altra storia. Basti al lettore sapere che il farmaco inventato da Hoffmann, arrivato fin sulla luna con Neil Armstrong, si è rivelato uno straordinario successo commerciale: in oltre un secolo sono stati venduti più di mille miliardi di pastiglie. Beda Romano