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 2007  gennaio 03 Mercoledì calendario

Il Martini perfetto? La ricetta è italiana. Corriere della Sera 3 gennaio 2007. Londra. Alla conferenza di Teheran, nel 1943, il presidente Franklin Delano Roosevelt introdusse Stalin a uno dei «doni della democrazia americana»: il Martini

Il Martini perfetto? La ricetta è italiana. Corriere della Sera 3 gennaio 2007. Londra. Alla conferenza di Teheran, nel 1943, il presidente Franklin Delano Roosevelt introdusse Stalin a uno dei «doni della democrazia americana»: il Martini. Gli chiese se era di suo gradimento. Il dittatore sovietico rispose: «Va bene, ma fa sentire freddo nello stomaco». Nel 1961 fu il turno di Nikita Krusciov, durante un incontro con John Kennedy a Vienna: « l’arma più potente degli Stati Uniti» osservò il nuovo capo del Cremlino. Con precedenti storici del genere non sorprende che il Martini cocktail abbia ispirato Ian Fleming, che lo ha reso immortale nella versione preferita dall’agente 007: «shaken, not stirred», vale a dire shakerato, non mescolato. Tutto chiaro allora? Assolutamente no, a partire dal nome e dagli ingredienti. Perché nel drink preferito da James Bond, del vermouth Martini italiano non c’è nemmeno un’ombra. Secondo gli esperti, il nome deriva da una corruzione di Martinez, città californiana dove un barman di fine Ottocento cominciò a prepararlo. E la ricetta giusta codificata nel primo romanzo della serie, Casino Royale del 1953, è «tre parti di gin, una di vodka e mezza di Lillet Blanc, shakerare sul ghiaccio e aggiungere una scorza di limone». Nome di questa versione è Vesper Martini. Vesper è la prima Bond Girl, l’agente doppia di cui la spia al servizio di Sua Maestà si innamora all’inzio della serie e alla quale dedica galantemente la sua ricetta. Come molti dei personaggi di 007 anche Vesper Lynd aveva tratti presi dalla realtà: Fleming si era ispirato alla contessa polacca Krystyna Skarbek, che durante la seconda guerra mondiale aveva lavorato per l’intelligence britannica con il nome di copertura di Christine Granville e aveva avuto una relazione con lo scrittore inglese. Ora il Vesper Martini e la bella signora sono tornate di gran moda a Londra grazie al successo di Casino Royale, l’ultimo film di Bond interpretato da Daniel Craig (Vesper è Eva Green) che sta per sbarcare anche nei cinema italiani. Un grande successo annunciato che dovrebbe permettere al marchio 007, giunto alla 21esima puntata, di scavalcare Star Wars e diventare con 4 miliardi di euro incassati al botteghino il più ricco nella storia. Nelle sue incarnazioni «Bond, il mio nome è James Bond», ha fatto felici oltre ai produttori cinematografici una quantità di aziende. Tutte di classe, naturalmente. Maison di champagne, case automobilistiche, fabbriche di orologi. Gli spettatori più fedeli non avranno difficoltà a scoprire che 007-Daniel Craig ha cambiato un po’ i suoi gusti, in omaggio a una mezza dozzina di sponsor paganti. Tanto che sulle pagine di economia dei giornali inglesi Casino Royale è stato ribattezzato «Licenza di vendere». Gli unici ad aver avuto pubblicità gratis sono i produttori francesi del vermouth Lillet. Monsieur Bruno Borie, proprietario e direttore dell’antica azienda (sette dipendenti) esulta per il boom di ordini. Il Lillet che dà un tocco di eleganza al cocktail di Bond ha avuto parti in altri film, dalla serie tv sui mafiosi italoamericani Sopranos al Silenzio degli Innocenti, in cui Hannibal Lecter invita la vittima a bere prima di ucciderlo e mangiargli il cervello. Ma lo stile leggero di James Bond è un’altra cosa. Niente Italia, dunque, nel Martini «perfetto»? Niente paura. A Londra il tempio del Martini cocktail è il bar dell’hotel Dukes di St. James’s Place, dove il manager è il carismatico Tony Micelotta, assistito da Massimiliano Prili, fiorentino, Alex Boggio dell’Elba e Angelo Canessa di Portofino. Meglio shakerato o mescolato? Massimiliano Prili risponde a sorpresa: «Né l’uno né l’altro, si rischia di rovinarlo annacquandolo col ghiaccio. Noi lo versiamo direttamente in un bicchiere a meno 15 gradi. Gin, oppure vodka; due o tre gocce di Martini Extra Dry e una scorza di limone fatto venire dall’Italia, se possibile da Sorrento». Mistura poderosa, arma letale come diceva Krusciov. «Sì, in effetti sconsigliamo sempre ai clienti di andare oltre il secondo. Noi diciamo che un Martini non è abbastanza, tre sono troppi, due vanno bene, come con le donne», spiega il barman Massimiliano. «Comunque sia il maestro Micelotta che io preferiamo un bicchiere di vino rosso». Un’idea per la prossima reincarnazione di James Bond. Guido Santevecchi