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 2007  gennaio 03 Mercoledì calendario

C’era una volta il Parma. La Stampa 3 gennaio 2007. Come altre isole che furono felici, il Parma sarà messo all’asta ma non ci saranno divi di Hollywood e della canzone a mettere le offerte in busta chiusa perché, dopo il fallimento della Parmalat, questa società non è più il bel giocattolo con cui trastullarsi, nè un approdo sicuro: più che un’isola sembra un atollo, un buco d’acqua con un po’ di terra attorno, benchè «il percorso di risanamento sia stato di fatto completato», come ha detto a la «Gazzetta di Parma» Roberto Cappelli, consigliere di amministrazione, annunciando la svolta societaria

C’era una volta il Parma. La Stampa 3 gennaio 2007. Come altre isole che furono felici, il Parma sarà messo all’asta ma non ci saranno divi di Hollywood e della canzone a mettere le offerte in busta chiusa perché, dopo il fallimento della Parmalat, questa società non è più il bel giocattolo con cui trastullarsi, nè un approdo sicuro: più che un’isola sembra un atollo, un buco d’acqua con un po’ di terra attorno, benchè «il percorso di risanamento sia stato di fatto completato», come ha detto a la «Gazzetta di Parma» Roberto Cappelli, consigliere di amministrazione, annunciando la svolta societaria. Ma è tramontata l’era dei sogni, delle vittorie, delle ambizioni. E’ già molto essersela cavata con la sopravvivenza nel tornado che ha travolto l’impero di Calisto Tanzi. Il bando sarà pronto oggi. Manca il dato più intrigante: la cifra che definisce la base d’asta. La dirigenza la comunicherà in una seconda fase e sarà inferiore ai 27 milioni e mezzo di euro chiesti qualche mese fa. Semplicemente si invitano gli interessati a contattare entro l’8 gennaio la Banca Profilo: è il passo essenziale per accedere alla data-room (cioè ficcare il naso nella contabilità del club) e ricevere dal Parma i tempi e i modi per le offerte. «Si potrebbe arrivare alla cessione in tempo utile perchè i nuovi proprietari operino sul mercato di gennaio», ha assicurato Cappelli. Lodevole intenzione perchè servono investimenti sostanziosi per ricostruire la squadra, penultima in campionato, con due vittorie e dieci sconfitte, sedici gol segnati e incassati più del doppio. Nonostante un buon cammino in Coppa Uefa, lo spettro della serie B si avvicina e con esso la prospettiva di un ulteriore taglio degli introiti, in particolare quelli televisivi, già mediocri perchè i diritti ceduti a Sky porteranno 52 milioni di euro in 4 anni e in caso di retrocessione neppure quelli. Non è un’operazione semplice. L’asta potrebbe andare deserta, a dispetto delle assicurazioni di Cappelli: «Nell’ultimo mese abbiamo riscontrato diverse manifestazioni d’interesse». In realtà la mossa di Enrico Bondi, il commissario straordinario cui fu affidata la patata bollente della Parmalat, serve a frenare la rabbia che monta contro la dirigenza: l’ultima contestazione è stata dura, i tifosi accusano Bondi di non aver mai considerato le necessità della squadra (tre anni fa disseche era una delle prime cose di cui disfarsi) e di averla progressivamente depauperata dei più bravi: Gilardino, Barone, Simplicio, Bresciano, Paolo Cannavaro. «In tre anni, Bondi non ha saputo trovare un compratore: perchè?», accusano i Boys, la frangia ultrà della curva. La risposta può essere che nessun personaggio affidabile bussava alla porta di un club nel marasma. Adesso, invece, c’è un bilancio con tre milioni di attivo nell’ultima gestione e con crediti sostanziosi in Lega poichè i 24 milioni pagati dal Milan per Gilardino sono stati bloccati fino a quando non sarà definito il contenzioso con Pastorello, l’ex manager gialloblù che sostiene di aver diritto alla metà di quei soldi, in base a una scrittura privata. Denari bloccati ma che arriveranno dopo la sentenza, in febbraio. Il problema è che il Parma è un investimento dall’orizzonte limitato. In città si parla di una cordata con Antonio Giraudo e Flavio Briatore ma a parte i problemi personali (Giraudo squalificato, Briatore ormai poco interessato al calcio) non si vede il business che possa attrarre due personaggi che, anni fa, volevano comprare il Palermo o il Napoli, altra roba, soprattutto per i contratti televisivi. Pastorello nega di voler tornare nei panni del proprietario; il costruttore Pizzarotti impegnato con le linee dell’alta velocità ferroviaria in Emilia ha smentito una partecipazione. Tornano nomi già bruciati, dal misterioso «svizzero» Valenza a Lorenzo Sanz, ex presidente del Real Madrid che il Parma avrebbe dovuto averlo da un pezzo ma che, dopo aver versato un anticipo di 7 milioni e mezzo, non trovò i soldi per i pagamenti successivi e si vide sbattere la porta in faccia da Bondi, perdendo la caparra. Sanz ha offerto altri 2 milioni. Gli hanno sorriso in faccia. «Vincerà l’asta chi garantirà investimenti per 2 anni, mantenendo la forza lavoro e il livello dell’attività sportiva. Magari non sarà chi offre più soldi», ha spiegato Cappelli. Ma non si andrà troppo per il sottile. L’isola felice non c’è più. Marco Ansaldo