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 2007  gennaio 03 Mercoledì calendario

Microonde, sessant´anni da chef. La Repubblica 3 gennaio 2007. Roma. La prima cosa che cucinò (per sbaglio) fu una tavoletta di cioccolato

Microonde, sessant´anni da chef. La Repubblica 3 gennaio 2007. Roma. La prima cosa che cucinò (per sbaglio) fu una tavoletta di cioccolato. La seconda, intenzionalmente, pop corn. Un esordio gastronomico non proprio da grand gourmet, ma anche Einstein fu bocciato a sette anni in matematica. Il forno a microonde compie sessant´anni, molti dei quali spesi a guadagnarsi una buona reputazione. Specie nel Paese del mangiar bene e dello slow food, cioè il nostro. Soprattutto per spazzare via il campo dalle accuse più infamanti: fa venire il cancro. Adesso che la tecnologia è più sofisticata di molti suoi detrattori, il microonde è uno strumento apprezzato da nutrizionisti e chef. Adorato da milioni di famiglie e irrinunciabile per popolazioni sempre più numerose di single. Non danneggia i cibi e la salute, al limite può creare una dipendenza emotiva se viene usato per quel miracolo che è: riscaldare in pochi minuti un piatto, scongelare la monoporzione di lasagne sentendosi amati almeno dall´azienda di refrigerati per cuori solitari. Gli elettrodomestici sono tutti un termometro delle dinamiche sociali, il microonde ha saputo anche segnare una nuova febbre: più voglia di tempo libero, meno per quello speso ai fornelli. Negli anni ´60 negli Stati Uniti ha tolto alle donne l´onore di eguagliare Doris Day nei pranzi a svariate portate compresa torta di mele: con 35 secondi un hamburger era bell´e pronto. Ha favorito forse la mistica della supermamma, la moglie la madre la lavoratrice, offrendo alle istituzioni e alle aziende l´alibi del "tanto riescono a far tutto". Nelle ricerche di mercato americane a inizi ´70, era di astronauti, spremute d´arance conservate e vassoi per spiluccare junk food davanti alla tv, il microonde risultava tra gli strumenti di lavoro più graditi perché «rende la vita più semplice». Oggi, per la stessa ragione di sottrarre tempo alle incombenze domestiche, è la tecnologia più amata negli Usa davanti alla segreteria telefonica: il 95 per cento delle famiglie ce l´ha, oltre 200 milioni in tutto il mondo. Non sembrava proprio che avrebbe avuto questo successo quando nel 1947 Percy Spencer, impiegato della Raytheon, mentre realizzava magnetron per apparati radar si trovò squagliata nella tasca una barretta di cioccolato. Capì che non era un caso. Provò a cuocere nello stesso modo il pop corn, con successo, poi un uovo che tristemente esplose. Nel 1946 la Raytheon brevettò il processo di cottura a microonde e nel 1947 realizzò il primo forno commerciale, chiamato Radarange: 1,8 metri di altezza, 340 Kg, 5mila dollari, non proprio un gadget. Bisognerà aspettare il 1967 per un modello casalingo a 500 dollari, il 1975 perché per la prima volta il microonde superasse in vendite il forno tradizionale, l´anno successivo perché entrasse nel 60 per cento delle case Usa. In Italia tutto fu più lento, anche perché negli anni ´80, quando il microonde fu lanciato sul mercato con grande pubblicità, molti lo accusarono se non di uccidere con fantomatici veleni i cibi, sicuramente di cancellare con oltraggio il sacro rito del pranzo nelle famiglie. Ma le abitudini sono più forti delle paure, come si sa. Inesorabili i cambiamenti di stile di vita anche da noi, giornate più lunghe di lavoro, pranzi fuori e veloci, donne non più associate per tradizione alla preparazione dei pasti. Così il microonde non solo è sopravvissuto alle ingiurie, ma ha migliorato le sue performance tecniche e conquistato appassionati difensori tra le nuove generazioni e anche tra le più ortodosse delle casalinghe. E poi a pensarci: meglio un panino riscaldato e due parole in più con chi si mangia. Le relazioni più nutrienti di un fast food. Alessandra Retico