Monica Mazzotto, tSt della Stampa 27/12/2006, pagina II, 27 dicembre 2006
Gay promossi dall’evoluzione. tSt della Stampa, mercoledì 27 dicembre Arashiyama è la San Francisco dei macachi
Gay promossi dall’evoluzione. tSt della Stampa, mercoledì 27 dicembre Arashiyama è la San Francisco dei macachi. Si trova in Giappone, vicino a Kyoto, e nelle montagne di questa regione il 92,5% delle femmine ha comportamenti omosessuali. A studiare il fenomeno, per nulla raro, è un ricercatore canadese, Paul Vasey, dell’Università di Lethbridge, che da anni studia la sessualità di questa specie e dell’uomo. Vasey, ha senso parlare di omosessualità come di un comportamento «contro natura»? «Diverse specie animali presentano comportamenti omosessuali. Perciò, se per ”naturale” intendiamo ”quello che gli animali fanno nel loro ambiente”, allora l’asserzione che l’omosessualità sia un comportamento contro natura è sbagliata». Il comportamento omosessuale sembrerebbe contraddire l’imperativo biologico della riproduzione. Al contrario lei ha intitolato il suo ultimo libro «Homosexual behaviour in animals: an evolutionary perspective» («Il comportamento omosessuale negli animali: una prospettiva evolutiva»). Quale spiegazione evolutiva dà? «Una spiegazione è quella funzionale, che cerca di stabilire il valore adattativo di una determinata caratteristica, stabilendo come questa possa essere d’aiuto nella sopravvivenza e nella riproduzione. In quest’ottica una spiegazione evolutiva dell’omosessualità, valida nei bonobi, è che il comportamento di monta omosessuale faciliti le relazioni sociali in un gruppo. Serve per le riconciliazioni, le alleanze, le dimostrazioni di dominanza e per attenuare le tensioni e condividere il cibo. In questo senso i comportamenti omosessuali sono adattativi». Lei propone anche un’altra chiave di lettura, ossia che gli animali lo facciano per «perseguire un piacere». In che senso? «Le femmine del macaco giapponese intraprendono comportamenti omosessuali non per fini sociali, ma perché ottengono una gratificazione sessuale immediata. Ma non parlo mai di ”solo” divertimento. Quello che sostengo è che lo stesso comportamento abbia diverse spiegazioni: ci sono spiegazioni più immediate e più remote. Il ”piacere” è una spiegazione prossima, che non elimina altre ipotesi. Il comportamento omosessuale, come gli altri tratti degli animali, non è mai spiegato solo dalla gratificazione sessuale, o solo dalla genetica, o dai livelli ormonali, o dalla fisiologia interna, o dall’ambiente sociale, o dall’evoluzione. Tutti questi aspetti forniscono spiegazioni che ci aiutano a spiegare perché un comportamento esiste». Sembrano sempre più probabili le teorie secondo cui l’omosessualità abbia una base in parte genetica. Ma com’è possibile che un gene che ostacola la propria trasmissione non si sia estinto? «L’obiezione è valida se assumessimo che l’individuo si comporti in maniera omosessuale per tutta la vita. Ma nella maggioranza dei casi in natura assistiamo a comportamenti bisessuali. Gli unici casi di omosessualità ”totale” e di lunga durata sono stati osservati nell’uomo e della pecora. Fatta eccezione di queste due specie, il comportamento omosessuale non interferisce con l’aspetto riproduttivo e i geni che controllano questo comportamento sono tramandati come gli altri». E per le specie che presentano comportamenti «strettamente» omosessuali come spiega la diffusione di questi geni? «Sulla pecora non ci sono studi. Per l’uomo sì. Una delle più interessanti l’ha avanzata un italiano, Andrea Camperio Ciani, dell’Università di Padova, che ha scoperto che le donne imparentate per linea materna a individui gay hanno, in media, un terzo di figli in più rispetto alle altre. E’ stato perciò suggerito che gli stessi geni inducono i due aspetti: se sono i maschi a portare questi geni, da adulti presenteranno comportamenti omosessuali e altrimenti, se ad averli sono le donne, queste esibiranno un successo riproduttivo maggiore. Per questo, anche se la maggior parte degli omosessuali non si riproduce, il gene dell’omosessualità nell’uomo potrebbe sopravvivere in quanto sono gli stessi geni che promuovono l’incremento del successo riproduttivo nei parenti donne». I fautori della «naturalità» dell’omosessualità sostengono che, se questo comportamento esiste negli animali, allora è ”moralmente accettabile”. Ma in natura sono presenti anche l’infanticidio o lo stupro. Perché l’omosessualità dovrebbe essere accettata? «Quando le persone affermano che qualcosa è ”giusto” perché è presente in natura compiono un ”errore argomentativo naturalistico”. In natura esistono molti comportamenti ”cattivi” e perciò è sbagliato cercare lezioni di morale. Detto questo, voglio vivere in una società che rispetti gli omosessuali e che valorizzi ogni inclinazione sessuale: un mondo che integri questi individui sarà un luogo infinitamente più ricco e gratificante». Monica Mazzotto