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 2006  dicembre 21 Giovedì calendario

Geschonneck Erwin

• Bartenstein/Ostpreußen (Germania) 27 dicembre 1906, Berlino (Germania) 12 marzo 1908 • «La sua vita è stata come un film: da Weimar al nazismo, dall’Urss alla deportazione a Dachau, dalle speranze deluse nell’Est comunista al dopo-Muro. Erwin Geschonneck, il Grande Vecchio del cabaret tedesco [...] Per la cultura e la memoria della Germania Geschonneck è un simbolo, un monumento vivo e parlante. E persino i tabloid conservatori come Bild lo celebrano raccontando la sua storia. Star del cabaret e del cinema nell’instabile, ma vivace repubblica di Weimar, sfigesgesdò i nazisti facendosi fotografare nudo e crocifisso su una svastica. Fuggì in Urss, ma il suo umorismo fu presto sgradito: venne espulso, andò a Praga e pochi mesi dopo arrivò la Wehrmacht. Finì a Dachau, e nel Lager organizzò il cabaret clandestino. La biografia del vispo vecchietto berlinese sembra fatta apposta per un film che derida amaro crudeltà e stupidità del nazismo. Evoca quasi La vita è bella di Roberto Benigni, o il francese Train de vie, dove un villaggio ebraico camuffa un treno da convoglio della morte nazista, gli abitanti si travestono da Ss o da prigionieri, e riescono a salvarsi raggiungendo la Svizzera. Ironia e dolore, risata e tragedia. Nella vita di Erwin Geschonneck tutto avviene sul palcoscenico, ma è verità vissuta. “Era il 1928, andai a vedere L’Opera da tre soldi di Brecht, e mi convinsi subito: dovevo diventare attore”. Erwin era cresciuto in povertà, sbarcava il lunario nei circhi e nelle Eckkneipen, i bistrò berlinesi. Ebbe subito successo. Leggeva in pubblico Brecht, entrò in un gruppo di giovani attori ebrei della vivace Berlino weimariana. Si divertivano e divertivano il pubblico prendendo in giro chi sognava lo Stato forte. Weimar, quel mondo caotico e scintillante come New York, finì nel 1933: Hitler vinse le elezioni, instaurò la sua tirannide. Geschonneck fuggì in Polonia, poi a Praga. Là, insieme al fotografo John Hartfield, ebbe l’idea per dissacrare l’orrore nazista nascente. Si fece fotografare nudo, legato a una svastica. Come una vittima della tortura medievale della ruota. Il messaggio fu immediato, l’immagine fece il giro del mondo: una delle prime denunce della barbarie hitleriana. “Ero comunista”, ricorda ancora Geschonneck. Da Praga emigrò in Urss. Ebbe anni di gioia: cabaret satirico anche là. Ma la sua verve critica mandò in collera la Nkvd, la polizia segreta. Forse anche perché Stalin stava per firmare il patto con Hitler per la spartizione della Polonia. La patria del socialismo espulse l’attore comunista tedesco, lo rispedì in bocca al lupo: a Praga, dove poco dopo arrivò la Wehrmacht. “Riuscii per un po’ a vivere in clandestinità, poi con due compagni cèchi cercammo di fuggire a Londra. Un delatore ci tradì”. Primo interrogatorio: “Un ufficiale delle Ss mi offrì il passaporto per il Regno Unito, se in cambio avessi lavorato per loro. Rifiutai”. Erwin finì a Dachau, baracca numero 65. Ma non si arrese. In segreto, organizzò il cabaret per gli altri deportati. A Natale del ’39, il primo Natale di guerra, mise in scena in chiave satirica I nuovi abiti dell’Imperatore di Andersen. Le Ss alla fine scoprirono il cabaret clandestino. Ma decisero di autorizzarlo: si annoiavano, come nel Portiere di notte di Liliana Cavani, avevano voglia di spettacolo. Geschonneck inscenò una pièce dal titolo provovatorio: La notte di sangue sulla rocca dell’orrore, ovvero Il Cavaliere Adolar. Il Cavaliere Adolar, l’eroe negativo, era ovviamente Hitler. Ma gli ufficiali nazisti non lo capirono, si piegarono in due dalle risate a scena aperta”, ricorda oggi Geschonneck. E con loro, risero di cuore un migliaio di deportati. Nell’autunno del ’44, il cabaret nel Lager fu chiuso. Geschonneck era il più anziano nella baracca 65, gli fu chiesto di partecipare ad esecuzioni, lui si rifiutò. Fu trasferito in un campo di sterminio ad Amburgo, poi evacuato con una nave-prigione. La nave fu silurata dagli Alleati, dei 4000 a bordo se ne salvarono solo 350. Tra cui anche Erwin. Sopravvisse al nazismo e all’Olocausto. Ricominciò col cabaret. Ad Amburgo governata dagli inglesi, dove media e cultura rinascevano. Ma poi tornò nella sua Berlino. Dall’amato Brecht. Un ruolo nel Signor Puntila e il suo servo Matti, al Berliner Ensemble di Berlino Est, fu il suo primo trionfo postbellico. A Berlino già divisa, che stava tornando ancora una volta Luogo dei drammi dell’Europa» (Andrea Tarquini, “la Repubblica” 21/12/2006).