Varie, 20 dicembre 2006
TATOZZI
TATOZZI Gianfranco L’Aquila 22 novembre 1939. Ex capo dell’alto commissariato per la lotta alla corruzione (struttura che dipende dalla presidenza del Consiglio). Nominato da Berlusconi nel 2004, doveva restare in carica fino al 2009, si è dimesso a fine 2006 • «[…] se ne va sbattendo la porta e annunciando per oggi rivelazioni shock, ma a palazzo Chigi se ne stanno ben zitti perché l’eredità berlusconiana di Gianfranco Tatozzi a capo dell’alto commissariato per la lotta alla corruzione (struttura che dipende dalla presidenza del Consiglio) non l’avevano mai digerita. Anzi, l’avevano sempre trovata decisamente indigesta. Tant’è che, e Tatozzi ne fa l’oggetto di una sua precisa lagnanza, Romano Prodi non lo ha mai ricevuto. Dice proprio così Tatozzi: ”Appena si è formato il nuovo governo ho scritto al premier per chiedere di parlargli, ma lui mi ha risposto che non aveva tempo”. Il feeling che non c’è mai stato si è interrotto ieri quando Tatozzi ha annunciato le sue ”irrevocabili” dimissioni. Lo spoil system che la maggioranza di centrosinistra avrebbe voluto realizzare era impossibile visto che il contratto stipulato da Berlusconi per Tatozzi scadeva nel 2009. ”Se mi avessero chiesto esplicitamente di dimettermi - dice lui - me ne sarei andato perché ho abbastanza senso delle istituzioni per capire quando è tempo di lasciare”. Ma quel rifiuto di Prodi non era un segnale significativo e già chiaro? Tatozzi si lagna invece di aver subito ”minacce sostanziali”, accusa il governo di non voler fare sul serio nella lotta alla corruzione, cita a riprova il comma 1.346 del maxi emendamento alla Finanziaria sulla prescrizione breve per i danni erariali […] Ironia della sorte l’unico ministro che Tatozzi cita per la collaborazione è Antonio Di Pietro, con cui dice di vantare addirittura ”un ottimo rapporto”. Interpellato, Di Pietro se ne sta zitto, ma è un fatto che Tatozzi gli abbia portato un’inchiesta sull’Anas quando ormai non serviva più perché il titolare delle Infrastrutture aveva già fatto piazza pulita. Ma il nome di Di Pietro porta alla storia di Tatozzi. Chi è il magistrato che il 28 ottobre 2004 è diventato alto commissario? Andando all’indietro eccolo, nel 2001, a fianco del Guardasigilli Roberto Castelli come direttore degli Affari di giustizia di via Arenula, una potente direzione centrale che riunisce affari penali e contenzioso. Vale la pena di spingersi ancora più in là, a quel 1994 quando, con Alfredo Biondi prima e Filippo Mancuso poi ministri della Giustizia, negli anni dello scontro frontale del primo governo Berlusconi contro il pool Mani pulite e contro Di Pietro, Tatozzi si sedette su uno scranno delicatissimo e fu capo di gabinetto. Quella guerra di allora oggi Tatozzi la nega, liquida come ”illazioni giornalistiche” le persecuzioni all’ex pm. Quanto alle inchieste contro Di Pietro ”Biondi le archiviò”. Ma Mancuso le riaprì: ”Fu una sua iniziativa, io non c’entro”. Esponente dell’ala più conservatrice di Unicost, Tatozzi fu al Csm nell’86 quando lui e la sua corrente decisero che il giudice Giovanni Falcone doveva avere la peggio nello scontro con Antonino Meli. E parte da lì una storia che vede Tatozzi da una parte e la sinistra politica e giudiziaria dall’altra» (Liana Milella, ”la Repubblica” 20/12/2006).