Varie, 19 dicembre 2006
MOZZONI Guglielmo
MOZZONI Guglielmo Milano 28 marzo 1915. Architetto • «[...] marito di Giulia Maria Crespi, presidente del Fondo italiano per l’ambiente, autore di pregevoli interventi di recupero per il Fai - dall’Abbazia di San Fruttuoso ai castelli di Avio e della Manta – [...] Nato quando i Navigli erano a cielo aperto e c’era ancora il ponte delle Sirenette davanti alla sua casa in via Visconti Modrone, Mozzoni non si rassegna al declino estetico e culturale della sua Milano: “Non si deve forse amare ancora di più chi è malato?”. Da anni l’architetto si batte contro lo sviluppo verticale - colate di cemento, di strutture pesanti, in una città storica già povera di polmoni verdi - impegnandosi in una battaglia impari. Davide e Golia. [...] Dal 1965 l’anziano architetto lavora a un’affascinante utopia, la “Città ideale”, una città satellite per 25 mila abitanti a forma di sfera antisismica, eliotermica, ecologica con parchi, orti e giardini su 12 livelli collegati da rampe (il progetto è stato esposto lo scorso marzo al Castello Sforzesco). I sindaci cambiano e non solo Mozzoni non trova interlocutori (“Non ho tessere di partito”) anzi, si è visto soffiare l’aggettivo “ideale” dall’immobiliarista Luigi Zunino per il lancio dell’operazione Santa Giulia, architetto Norman Foster (“Altro che città ideale! In quel quartiere si dovrà prendere l’auto anche per comprare il prezzemolo!”). Laureato nel 1939 in architettura al Politecnico di Milano (“Rettore era Piero Portalupi, fascista ma simpatico; in classe eravamo in 25: 20 facevano architettura di regime, con Marco Zanuso e altri 3 compagni venivamo tacciati di essere gli "ebraici" perché seguivamo Gropius, Le Corbusier e Alvar Aalto”), Guglielmo Mozzoni racconta di essere stato un fautore dei grattacieli: “Erano gli Anni Quaranta, in Italia c’erano 34 mila auto e a Milano poche centinaia. Farli oggi è grottesco. Milano non è New York, non è la nostra storia, è solo ignoranza. Dagli immobiliaristi non mi aspetto nulla ma un architetto che si rispetti non deve fare cose per esibizione. Il nostro compito è cercare di far vivere la gente nel modo più sereno possibile”. Guglielmo Mozzoni, non è uomo da perifrasi. “[...] Ma perché il sindaco si fa chiamare Moratti e non Brichetto, il suo cognome da ragazza?”, si fa caustico Mozzoni. “Eppure i Brichetto sono una famiglia colta, i Moratti significano danée. Vuoi vedere che il sindaco ha scelto la strada dei soldi e non della cultura? [...] mi ritengo amico di suo padre, Paolo Brichetto. Eravamo nella Resistenza. Lui, purtroppo, ha avuto il dramma di essere deportato a Mauthausen; io, il tenente Mozzoni, ero ufficiale di collegamento tra gli alleati e il Clnai. Il 26 aprile 1945 con Edoardo Visconti e Nello Santi fui paracadutato dalla Special Force su Milano. Ruzzolammo sul prato dell’ippodromo di San Siro. Ricordo che, avvistati gli aerei alleati, i milanesi divennero di colpo tutti antifascisti. La folla inneggiava alla Resistenza”. [...]» (Chiara Beria di Argentine, “La Stampa” 19/12/2006).