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 2006  dicembre 19 Martedì calendario

Dal 2 al 9 gennaio Unipol. Prodi da una parte e la Margherita dall’altra manovrano per trarre dai guai diessini il massimo vantaggio in termini di equilibri interni

Dal 2 al 9 gennaio Unipol. Prodi da una parte e la Margherita dall’altra manovrano per trarre dai guai diessini il massimo vantaggio in termini di equilibri interni. I sondaggisti dicono che i Ds, per colpa di Bancopoli, alle prossime elezioni potrebbero perder voti. Bruno Vespa dice invece di no: la voglia di buttar giù Berlusconi è tale che ad aprile anche quelli che adesso sono amareggiati o indignati si tureranno il naso e andranno a votare per il centro-sinistra. Berlusconi va dai pm di Roma a raccontare che l’alta dirigenza diessina non si è limitata a fare il tifo per Unipol, ma è scesa in campo direttamente. Dal 9 al 16 gennaio Programma. Prodi prepara e diffonde tra i suoi alleati il programma di governo. Si tratta di un volume di 274 pagine, suddiviso in 12 capitoli. Bertinotti fa subito sapere che nel libro ci sono 47 punti «irricevibili». Inoltre Prodi, che non ha una formazione sua, sta approfittando delle difficoltà giudiziarie in cui si trovano i diessini per spingere sul Partito democratico che dovrebbe nascere dallo scioglimento-con-fusione di Ds e Margherita (e gli altri a seguire). Dal 23 al 30 gennaio Apparizioni. Quelle radiotelevisive di Berlusconi in una settimana: martedì 24 gennaio, da Paolo Bonolis; mercoledì 25 gennaio, su radio Rtl, dove dice di non essere nano e che gli piacerebbe somigliare a Cary Grant, poi dalla Latella, a Sky Tg24, dove dice di odiare la politica e la tv; giovedì 26 gennaio, mattinata da Maurizio Costanzo; venerdì 27 gennaio, intervista con Kay Rush a Radiomontecarlo; sabato 28 gennaio: L’Incudine di Claudio Martelli. Prodi è a sua volta andato da Mimun e da Fiorello, dove recita i versi di Roma capoccia e aggiunge: «Se canto, perdiamo di sicuro». Dal 6 al 13 febbraio Campagna. Venerdì 10 il Capo dello Stato Ciampi chiude la XIV legislatura, scioglie le Camere, fissa le elezioni al 9 e 10 aprile e dichiara aperta la campagna elettorale. Berlusconi, di cui è ormai impossibile seguire il peregrinare tra tv e radio, dovrà adattarsi alle regole della odiatissima par condicio. La nuova legge elettorale prevede che le coalizioni indichino il loro capo e il programma. Berlusconi (che negli ultimi giorni ha paragonato se stesso a Napoleone, Churchill e Gesù Cristo) dice che preparerà un secondo «contratto con gli italiani». Gli alleati, però, (cioè An, Udc e Lega) gli saltano addosso: non si prepara niente che non sia concordato. Prodi a sua volta vara il programma del centro-sinistra, convocando al teatro Eliseo di Roma (dove Berlinguer pronunciò uno dei suoi discorsi più famosi, quello dell’austerità e dei sacrifici) gli otto capi della coalizione e facendo leggere all’attrice Sandra Ceccarelli il giuramento del programma davanti alla folla seduta in platea (la ressa era tale che sette giornalisti sono stati derubati). Far sunti di questo programma è impossibile: è un librone di 281 pagine divise in 13 capitoli 69 paragrafi e 38 sottoparagrafi. Il Corriere della Sera ha provato a darne un’idea facendo la classifica delle parole più frequenti: lavoro 200 volte; cultura 162; ricerca 160; giustizia 101; unità 87. Manca la parola Tav. Dal 27 febbraio al 6 marzo Standing ovation. Trionfale tour di Berlusconi negli Stati Uniti: parla 25 minuti al Congresso riunito, è interrotto 16 volte dagli applausi, è onorato da un paio di standing ovation, fa venire le lacrime agli occhi a Hillary Clinton, quando racconta del padre che lo portava a vedere il cimitero dove sono sepolti tanti americani che hanno dato la vita per l’Europa. Pronuncia un altro gran discorso nell’hangar della portaerei Intrepid: in smoking riceve la Medaglia della Libertà (Tricolore e Star and Stripes intrecciate) e dice a duecento ospiti illustri che il mondo deve diventare una grande America. Polemiche a non finire in Italia. Oliviero Diliberto, avendo dichiarato che «le mani di Bush e Berlusconi grondano sangue», è bacchettato da Bertinotti. L’Autorità per le Comunicazioni ammette che trasmettere il discorso del presidente del Consiglio al Congresso da parte del Tg5 non è stata una violazione della par condicio, data l’eccezionalità dell’evento. Dal 6 al 13 marzo Domande. Berlusconi, che non era andato benissimo a Matrix in un faccia a faccia con Diliberto, abbandona platealmente il programma di Lucia Annunziata, In 1/2 h: la giornalista non gli permette di dire perché gli italiani debbano votare per Forza Italia e non per la sinistra. Dal 13 al 20 marzo Vicenza. Secondo il giudizio universale Berlusconi perde ai punti nel faccia a faccia televisivo con Prodi, martedì 14 marzo: critici di tutte le parti notano che il premier sbaglia nello sciorinare una quantità impressionante di numeri, incomprensibili ai più; nel difendere di continuo le cose fatte in passato senza far sapere che cosa intende fare per il futuro; nel ripetere che tutto ciò che dice Prodi è falso. Feltri, Ferrara e gli altri giornalisti che gli sono amici gli consigliano per iscritto e a voce di lasciar perdere il catalogo delle benemerenze e l’arida conta dei soldi investiti in cinque anni e di puntare invece sulle passioni, sulle speranze, sui sogni e, insomma, sulle emozioni che una parte politica, alla fine, deve pure saper suscitare. L’effetto di questi suggerimenti si vede a Vicenza, dove sono riuniti gli uomini della Confindustria per discutere di concorrenza. Il venerdì, era andato Prodi, che aveva suscitato molti consensi ribadendo che avrebbe tagliato di cinque punti il costo del lavoro e sostenendo di condividere in toto analisi e richieste della Confindustria. Il giorno dopo, sabato, l’assemblea ha praticamente rinunciato a incontrare Berlusconi, dato che questi si è dichiarato affetto da una dolorosa lombosciatalgia. Senonché, poco prima dell’ora di pranzo, eccolo arrivare, un poco zoppicante, ma sorridente. Sale sul palco, ascolta la prima domanda, poi la seconda, va fuori tempo nella risposta e quando il moderatore (il direttore del Sole-24 Ore, Ferruccio De Bortoli) lo richiama al rispetto dei tre minuti previsti, sbotta che quel che ha da dire il capo del governo è certo più importante dei tre minuti e, sullo slancio, attacca i quotidiani, tutti schierati con Prodi, si fa beffe del suo avversario che si dice d’accordo al 100 per cento sia con la Cgil che con la Confindustria, cosa che non può essere evidentemente possibile, dice che se un imprenditore si schiera con la sinistra - tipo Della Valle - o s’è bevuto il cervello o ha scheletri nell’armadio e cerca protezione tra i futuri vincitori che sono anche quelli che manovrano i magistrati e, insomma, dopo questo profluvio esce tra un uragano di applausi entusiasti di tutta la sala, escluse le prime due file dove il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, si rifiuta di commentare e il suo vicepresidente, Andrea Pininfarina, dice che il capo del governo è in stato confusionale, cioè fuori di testa. Però Della Valle, che ha gridato «Vergognati!» durante lo show e a cui De Bortoli voleva dare la parola, non può parlare, sommerso dai fischi della platea di industriali. Dal 20 al 27 marzo Caimano. Berlusconi va a parlare a Napoli e, alludendo al film di Moretti, dice di essere lui il caimano pronto a mangiarsi in un boccone i magistrati «che cercano di eliminare gli avversari politici e garantiscono l’impunità a chi sta dalla loro parte, la parte rossa». Sostiene che i comunisti cinesi concimino la terra con i bambini bolliti. Prodi gli risponde dicendo di essere un gatto, che reagisce solo se provocato, e di non voler andare sulle reti Mediaset, che lo trattano male. Il nuovo film di Nanni Moretti, intitolato Il Caimano e di cui fino alla proiezione nessuno sa nulla, racconta le avventure di un produttore quasi fallito che vuole fare un film su Berlusconi e offre la parte del premier al quasi sosia Elio De Capitani, a Michele Placido, allo stesso Moretti. Elogi dalla parte meno attesa, quella di Giuliano Ferrara, il quale sostiene che, lo volesse o no, il regista ha fatto un monumento al presidente del Consiglio. Tutto esaurito e code ai botteghini delle 380 sale dove viene proiettata la pellicola (nessuna di queste sale è del circuito Medusa, quello di Berlusconi: per volontà di Moretti). Dal 27 marzo al 3 aprile Tappeto. La domenica e il lunedì successivi si vota per rinnovare la Camera e il Senato. Niente preferenze, sistema proporzionale. Si dovrà scegliere un partito che sarà a sua volta collegato a una delle due coalizioni in lizza. Un complicato sistema di premi dovrebbe garantire la maggioranza dei seggi alla coalizione vincente nel voto per la Camera. Un ancora più complicato sistema di premi al Senato, invece, potrebbe dar luogo a un pareggio anche in presenza di risultati sbilanciati verso l’una o l’altra coalizione. L’eventuale pareggio al Senato favorirà aggregazioni nuove? Grandi coalizioni? Inciuci della peggior specie? Ravvedimento generale e stagione politica simile a quella che, ammirati, vediamo svolgersi in Germania? Ci sono intanto già due temi sul tappeto per il dopo: sarà o no varata, ed è eventualmente giusto vararla, una legge sul conflitto di interessi che metta Berlusconi di fronte all’alternativa secca: o vendi Mediaset o rinunci alla politica? Dal 3 al 10 aprile Exit poll. La giornata di lunedì 10 aprile resterà nella storia del Paese. Alle tre del pomeriggio, chiusura delle urne, gli exit poll raccolti dalla Nexus mostrano un netto vantaggio del centrosinistra. Uomini politici trionfanti e intellettuali che, nonostante le professioni di prudenza, non riescono a trattenersi, cantano le lodi del popolo italiano e di Romano Prodi in tutti i salotti allestiti sulle reti tv. Ma, man mano che passano le ore, si scopre che la forbice tra i due schieramenti va inesorabilmente assottigliandosi: partita da un 5-10 punti di differenza iniziali (apparente trionfo del centrosinistra) è praticamente sparita all’ora dei telegiornali della sera. Comincia a quel punto un testa a testa durato fino alle tre del mattino, simile a una gara di ciclismo: ora avanti di poco gli uni, ora avanti di un niente gli altri. Prodi, che aveva indetto una festa per le 18.30 a piazza Santi Apostoli in Roma, dove lo aspettano i suoi fedeli con tanto di bandiere, annuncia un rinvio ogni ora e Giuliano Ferrara - già senza giacca e senza cravatta, dato che aveva promesso uno strip-tease televisivo in caso di vittoria del Cavaliere - prende a punzecchiarlo dai teleschermi: come va la festa a Santi Apostoli?, chiede di continuo ai suoi interlocutori. Il primo dato è però già chiaro: Berlusconi è politicamente ben vivo e vegeto. Ed è chiaro anche il secondo dato, che a un certo punto mette in chiaro con spietatezza Luca Ricolfi: Prodi ha sbagliato la campagna elettorale, garantendo tasse a tutti e non facendo capire a nessuno che cosa avrebbe davvero fatto il centrosinistra. All’una Prodi sale sul palco di Santi Apostoli per invitare i suoi a pazientare. Alle tre del mattino, quando è certo che la Camera sarebbe andata al centro-sinistra, Fassino va a fare una sconcertante dichiarazione di vittoria, che ignora del tutto la situazione del Senato. Seguono musiche, salti e balli con Prodi, Fassino e Rutelli sul palco e i loro sostenitori inneggianti in piazza. Una sensazionale auto-suggestione, che non corrisponde né a quello che gli spettatori ancora svegli vedono sugli schermi tv né a quello che inevitabilmente succederà nei prossimi giorni. Dal 10 al 15 aprile Grande intesa. Anche se Prodi continua a gridare «No, no, no!», la trattativa sulla Grande Coalizione o sulla Grande Intesa parte. Conducono Berlusconi da una parte e D’Alema dall’altra. Luogo in cui si svolge la discussione: il Corriere della Sera. Gli strepiti di Berlusconi sulla conta dei voti, i brogli eccetera non porteranno da nessuna parte. Dall’8 al 15 maggio Bookmakers. I bookmakers inglesi ritengono che il governo Prodi resterà in piedi due anni. L’agenzia Betway paga i 24 mesi 1,29, la quota più bassa. Una durata tra i 6 e i 24 mesi viene pagata tre volte, un governo che duri meno di 6 mesi 10 volte. Non si accettano scommesse per durate superiori ai 24 mesi. Dal 29 maggio al 5 giugno Zitti. Per convincere i suoi a star zitti e a non rilasciare dichiarazioni a vanvera (come hanno fatto subito dopo essere stati scelti), Prodi raduna i 25 ministri del suo governo a San Martino in Campo (Perugia). L’obiettivo sarebbe quello di «creare una vera squadra senza solisti né invasioni di campo». Padoa-Schioppa ne approfitta per confermare ai convenuti che i conti pubblici sono malmessi e che ci aspettano sette mesi di passione. Dal 18 al 25 giugno Devolution. La cosiddetta devolution di Bossi è sonoramente bocciata dagli italiani nel referendum che si è svolto domenica e lunedì: più del 60 per cento di ”no” e un’affluenza alle urne del 53%, inaspettata per tutti gli osservatori. Politicamente, la bocciatura della devolution potrebbe aprire una stagione di dialogo tra sinistra e destra. Subito dopo il voto Prodi dice che bisogna mettersi a discutere insieme la nuova riforma costituzionale. Però: come reagirà la sinistra radicale di fronte alla decisione di formare un tavolo istituzionale che, inevitabilmente, lavorerà per un sistema capace di far prevalere le grandi formazioni di centro (Ds compresi)? Dal 23 al 30 luglio Stile Merkel. L’ora di un allargamento della base di governo, o addirittura l’ora di un nuovo governo, si avvicina. Prodi deve chiedere la fiducia sei volte in due mesi e col vantaggio di appena uno o due senatori è difficile che possa andare avanti per molto tempo. D’altra parte Berlusconi, che esce dalla fase depressivo-persecutoria successiva alla sconfitta elettorale, pare piuttosto disponibile a inquinare col voto dei suoi le decisioni della maggioranza. Sul finanziamento della missione italiana in Afghanistan pensa per un momento di votare la fiducia. Bertinotti, che capisce l’inevitabilità del passaggio, punta a soluzioni politicamente poco impegnative e dice che non sarà certo Rifondazione a indignarsi se qualche parlamentare dell’opposizione, ammirato dell’azione di governo, deciderà di sostenerla. Berlusconi ragiona in tutt’altro modo: Forza Italia, Ds, Margherita e Udc faranno un accordo per un governo di coalizione (stile Merkel) che vari tra l’altro una nuova legge elettorale e porti il Paese alle urne nel 2009. Premier probabilmente Marini, l’attuale presidente del Senato. Dall’11 al 18 settembre Eccetera. Tronchetti Provera si dimette da presidente dell’azienda, Prodi dice di non aver fatto qualcosa che evidentemente ha fatto, D’Alema è al contrattacco, forse rinasce l’Iri, Murdoch dice che non compra e non vende più niente, Berlusconi e De Benedetti potrebbero mettersi d’accordo un’altra volta, il professor Guido Rossi potrebbe essere buttato fuori dal calcio, anche il governo qualche pericolo lo corre, eccetera. Dal 18 al 25 settembre Guardie Svizzere. I segni davvero brutti per il governo sono due: il premier è nervoso e sgarbato (primo segno), Berlusconi invece sta buono e fermo (secondo segno). Il premier risponde ai giornalisti che gli chiedono come avrebbe difeso il papa dagli attacchi islamici, con la frase: «Ma a difendere il papa ci penseranno le guardie svizzere» (e l’espressione: «Non mi rompete…»). Berlusconi invece dice ai suoi di star fermi perché il governo si incarterà da solo. Dal 2 al 9 ottobre Finanziaria. Le probabilità che Prodi cada sulla Finanziaria sono piuttosto alte. Che cosa succederebbe subito dopo è ancora abbastanza nebuloso. Per esempio: un governo solo tecnico, senza nessun esponente di partito al suo interno, presieduto (mettiamo) da Mario Monti, che emendi la Finanziaria di ciò che non va, prepari una nuova legge elettorale e ci faccia votare a marzo-aprile? Oppure: D’Alema premier, si tenta la strada di un governo abbastanza autorevole che faccia durare le Camere i famosi due anni e mezzo capaci di garantire ai parlamentari la pensione? O anche: l’attuale presidente del Senato, Franco Marini, diventa primo ministro e il suo posto viene regalato a un esponente della Casa delle Libertà. Dal 23 al 30 ottobre Spioni. Centoventotto impiegati del fisco sono andati a vedere i conti di Prodi e, secondo il premier, hanno poi passato informazioni ai giornali che le hanno usate per far campagna contro di lui. Mandante (a suo dire): Berlusconi. Però anche Berlusconi e i suoi sono stati spiati e certo le campagne dei giornali contro il capo di Forza Italia nella precedente legislatura non sono state poche. I 128 (uno strano numero: è la settima potenza di 2 e 2 è il numero base dell’informatica) hanno peraltro spiato con una password legittima e senza nascondersi. Di loro si sa tutto e sono indagati dalla Procura di Milano. Lo scandalo servirà soprattutto a rimuovere l’attuale capo del Sismi Niccolò Pollari, inviso alla sinistra e soprattutto a Repubblica. Dal 6 al 13 novembre Ferocemente. Prodi dice che il Paese è impazzito, perché non è capace di pensare al domani, ma solo all’oggi e si oppone «ferocemente» a tagli resi indispensabili dalla situazione generale e di cui si capirà l’importanza fra tre o quattro anni. Aggiunge: « ora che i politici governino anche scontentando, per il bene di tutti». Parole condivisibili se non fosse che la Finanziaria viene stravolta dalla sua stessa maggioranza a una media di almeno quindici emendamenti quotidiani. Dal 13 al 20 novembre Governante. Prodi risolve i problemi sulla Finanziaria col vecchio sistema del maxi-emendamento: prepara un testo di 830 commi, ci mette sopra la fiducia (facendo cadere tutte le altre proposte di modifica) e costringe i deputati a dire di sì, pena la caduta del governo. S’è fatto il conto che le Commissioni parlamentari non hanno esaminato che 30 di questi commi, dunque è del tutto possibile che i deputati non sappiamo letteralmente che cosa hanno votato. Giannelli sul Corriere ha disegnato una vignetta-capolavoro: si vede Napolitano sulla soglia di un appartamento alla cui porta c’è Prodi vestito da cameriera che non lo fa entrare e gli dice: «Spiacente, ma la democrazia parlamentare è uscita. Io sono solo la governante di fiducia». È chiaro che il governo metterà la fiducia anche al Senato, dove centro-destra e centro-sinistra si equivalgono. Tutti i commentatori segnalano un serrato corteggiamento di questi a quelli e di quelli a questi che ha come scopo di favorire il salto di schieramento e alterare l’equilibrio delle forze. Gli stessi commentatori giurano che, relativamente alla Finanziaria, Prodi ce l’ha ormai fatta e i problemi verranno casomai subito dopo, quando si tratterà di discutere sulle pensioni. Il premier, secondo costoro, salverebbe la pelle anche per la confusione che regna nel centro-destra: l’Udc (Casini) non vuol più sentir parlare di Berlusconi leader e di Casa delle Libertà, Follini ha fatto un altro partito, Bossi ha dichiarato che se l’Unione gli darà il federalismo passerà col centro-sinistra, Fini ha buttato fuori dall’esecutivo Storace. Anche Berlusconi, piuttosto silenzioso, sembra logorato da questi sei mesi di souplesse e dai continui litigi degli alleati. Dal 20 al 27 novembre Bin Laden. In casa di Daniela Santanché, a Milano, Berlusconi riassume i termini della propria ricchezza: duemila conti correnti, 13 case, 14 piscine (una è coperta), quattro jet di cui uno rotto, sei panfili, 56 mila collaboratori, una squadra di calcio, una di pallavolo, una di hockey. Finora ha prodotto 110 film. Sostiene di essersi fidanzato con il 60 per cento delle attrici ingaggiate. Dice di aver speso in avvocati, per la sola causa Mills, un miliardo e 600 milioni di lire. La domenica, sul palco del Palazzetto dello sport di Montecatini, Berlusconi si sente male: sta parlando ai giovani di Forza Italia e a un tratto si accascia. Soccorso dalle due guardie del corpo Nino e Sergio (i quali per qualche secondo pensano sul serio che sia morto) e da Scapagnini – il medico sindaco di Catania che una volta lo definì immortale – è portato in una saletta riservata e qui visitato dal dottor Giuseppe Papaccioli, un medico con una barba sale e pepe lunga fino alla pancia alla quale l’ex premier avrebbe sussurrato: «Ma chi sei, Bin Laden?». Intanto la notizia ha fatto il giro del mondo, risultando presto la più cliccata della Terra: sui siti dei fondamentalisti islamici è in genere commentata con espressioni di giubilo, accompagnate da esclamazioni di «Allah è grande». Berlusconi però s’è ormai ripreso del tutto e vorrebbe addirittura concludere il discorso ai cinquemila riuniti nel Palazzetto. I medici però glielo impediscono: messo su un elicottero, lo portano al San Raffaele e qui lo tengono in osservazione per 24 ore. Telefona lui stesso a Veronica per raccontarle l’incidente e tranquillizzarla. Aldo Cazzullo sul Corriere scrive che Berlusconi vive di «provitamine, antiossidanti, immunostimolanti, enzimi, amminoacidi, magnesio, selenio attivato; e poi un certo yogurt, la dieta vietnamita, l’olio di onfacio, le acque Lario», eccetera. Filippo Ceccarelli gli attribuisce un’oscillazione di peso estate-inverno di otto chili. E tutto questo pubblicamente, dato che Berlusconi pensa di confermare in questo modo la sua natura di uomo-miracolo, quasi quasi immortale sul serio. Dal 27 novembre al 4 dicembre San Giovanni. Un milione di persone (più o meno) sfila a Roma contro Prodi e il governo di centro-sinistra: tre cortei partiti contemporaneamente da tre punti diversi della città e riuniti poi in piazza San Giovanni. Qui le riprese dall’alto mostrano una folla tipica dei comizi del 1° maggio o delle grandi adunate sindacali dei decenni passati. Dunque anche il centro-destra sa muovere le masse. Infatti il Manifesto esce col titolo «Non sottovalutiamo» e la sinistra in genere si dice preoccupata. E però: a Roma sfilano Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega, cioè Berlusconi (guarito e scatenato), Fini e Bossi. Il quarto attore della compagnia, cioè Casini con la sua Udc, va a manifestare a Palermo, in un Palazzetto dello Sport strapieno, facendo sapere che «ormai le opposizioni sono due». Cioè la Casa delle Libertà è finita e l’Udc non vuol più sentir parlare di leadership di Berlusconi.