Varie, 18 dicembre 2006
WELBY
WELBY Mina Dal 5 gennaio 1980 moglie di Piergiorgio, il malato di distrofia muscolare progressiva che chiede di morire • «La moglie, l’infermiera, l’ombra. Fotografata di striscio, di spalle, di sbieco, mai un ritratto di fronte. Lasciata sullo sfondo, voce cui sono concesse alcune battute, non un vero racconto » (Corriere della Sera) • «Non accetta ancora di perdere l’uomo che ha conosciuto e amato sempre e soltanto insieme a quella maledetta malattia. Non lo ha accettato nemmeno il 14 luglio del 1997: quel giorno Piergiorgio venne tracheotomizzato. Era l’ultima cosa che voleva. Lo ha raccontato lui stesso, di suo pugno in un libro Lasciatemi morire (Rizzoli) ed ogni riga è un cazzotto per le nostre coscienze. ’Quando ho sposato Mina avevamo fatto un patto: se avrò una crisi respiratoria non voglio che chiami soccorso e mi faccia ricoverare...”. Ma Mina non ce l’ha fatta, l’ambulanza l’ha chiamata, quel giorno» (Alessandra Arachi) • «’Io e Piero ci siamo conosciuti dentro un ospedale. Piero era lì per alcune sue cure, io per assistere un parente”. Mina aveva quasi quarant’anni, Piero una manciata di anni in meno: il colpo di fulmine li ha portati all’altare in un batter d’occhio. [...] Racconta: ”Piero scriveva e lavorava, parlava, mangiava. Era attivo. Nel 2002, poi, ha cominciato la sua battaglia per l’eutanasia. Si è iscritto ai radicali. Gestiva un sito che ha, a oggi, migliaia e migliaia di contatti. Un senso vero, insomma”. E lei insieme con lui. Il suo angelo custode, pacato, sereno. Sorridente. Fino a qualche mese fa» (Alessandra Arachi).