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 2006  dicembre 18 Lunedì calendario

Davis 30 anni dopo. La Repubblica 18 dicembre 2006. Primo gennaio. Escono le classifiche ATP (e, tra parentesi, annoto gli anni dei protagonisti)

Davis 30 anni dopo. La Repubblica 18 dicembre 2006. Primo gennaio. Escono le classifiche ATP (e, tra parentesi, annoto gli anni dei protagonisti). Panatta n.14 (25), Barazzutti n.40 (22), Bertolucci n.57 (24) Zugarelli, n.90 (25). Battuti l´anno precedente 3-2 dalla Francia a Parigi, il sorteggio ci assegna in primo turno la Polonia. Firenze, 30 aprile. Il n.1 polacco, Fibak, decide di giocare le finali di doppio dell´organizzazione americana Wct, in guerra con la Federazione Internazionale che organizza la Davis. I polacchi schierano due riserve. E´ un allenamento. 5-0. Bologna, 21 maggio. Contro un Pilic invecchiato e un Franulovic al rientro dopo due anni di sofferti interventi alla spalla, i nostri dominano, 5-0. Il capitano Pietrangeli chiede e ottiene, sul 3-0, di giocare al limite di tre set. Diverrà, da allora, una regola. Ospite nella mia auto, diretta a Roma, Franulovic mi dice: «Se non vi mettete a litigare come noi croati con i serbi, potete anche vincerla, la Davis». Roma, 26 maggio. Panatta, miracolato, annulla undici match point allo australiano Warwick, per vincere gli Internazionali, in finale contro Vilas. Parigi, 10 giugno. Panatta batte nei quarti Borg e poi gli yankees Dibbs e Solomon. Vince Roland Garros, sedici anni dopo Pietrangeli. 4 luglio. Borg vince uno stiramento agli addominali e Wimbledon. 16 luglio. «Non ho nessuna voglia di rischiare, e non vado in campo» mi dice Borg. I nostri battono facile la Svezia, 4 a 0. 5 agosto. Wimbledon. Barazzutti, malconcio, e Panatta, affaticato, si negano. Pietrangeli convince a fatica Adriano, e schiera Zugarelli contro gli inglesi privi del n.1 Mottram. Zuga sarà l´eroe del match, eliminando Roger Taylor, buon giardiniere. I nostri perdono il doppio, ma è 4 a 1. 2 settembre. L´Urss si ritira contro il Cile, affermando che in quel paese manca la libertà. Ottiene il Prix Wodhouse per L´Umorismo Involontario, e apre rosei orizzonti ai nostri. 23 settembre. I bagarini si rallegrano nei dintorni del Foro Italico straesaurito. Affrontiamo l´Australia di Newcombe e Roche invecchiati. La sorpresa sarà uno straordinario John Alexander, capace di avvilire Panatta e superare al quinto Barazzutti. Colpito John, anche da un sasso lanciato da un generoso ultras, mentre assiste al decisivo match tra Adriano e Newc. Incontro sospeso ad un set pari, e infine strappato da Adriano, per una volta liberato dalla sindrome negativa che lo assale in Davis. 29 settembre. Nel giocare col mio amico Gillo Pontecorvo, il regista, sono costretto a litigare. In sintonia con i socialcomunisti che sembrano essersi accorti dell´esistenza del tennis, insiste perché i nostri non volino in Cile. «Dovranno togliermi il passaporto, per impedirmelo», dichiara il socialista Panatta. Ottobre. Imperversano le polemiche sull´immoralità della trasferta cilena. La Federtennis viene occupata da balilla rossi che scandiscono «Non si giocano volè con il boia Pinochet». Anche Modugno si fa notare con una canzone nella quale le mani dei cileni grondano sangue. Pietrangeli si espone coraggiosamente, e riceve telefonate di minacce. Alla fine prevale un partito trasversale nel quale si distingue, tra i comunisti, il benemerito onorevole Pirastu. Si parte. 10 dicembre. Mi imbarco su un charter organizzato dallo aficionado milanese Puli Bonomi. Grande allegria, generosa distribuzione di superalcolici, cori che vanno dalla Montanara a Fratelli d´Italia. 12 dicembre. Assisto agli allenamenti dei cileni, e trasecolo, nel vedere il loro n.1, Jaime Fillol, che non batte una prima che sia una. Nella successiva conferenza stampa, il capitano cileno Ayala spiega ai molti colleghi neofiti che Fillol sta cercando di cambiare gesto per ottenere un rimbalzo più parabolico. «Stiramento dell´inserzione dei muscoli addominali», scrivo nel primo pezzo che telefono al giornale. Ci faranno il titolo: «Il Cile è zoppo». 13 dicembre. Mi viene a mente la profezia di Franulovic. Soltanto noi possiamo riuscire a perdere un match già vinto, contro un campione infortunato come Fillol, e un gregario, Cornejo, classificato nei dintorni del n.100, che se la cava solo in doppio. Purtroppo, all´interno della squadra sgomita il d.t. Belardinelli, autore di una brillante affermazione nei riguardi di Pietrangeli: «Quando non lo era diceva che il capitano è buono per asciugare l´impugnatura delle racchette. Ora si prende tutti i meriti». Tra i suoi non pochi difetti, il d.t. ha anche quello della misoginia. Rientrando tardissimo la notte, causa il coprifuoco imposto dalla giunta Pinochet, ritrovo uno dei nostri eroi nell´ascensore. Ha fatto visita in segreto alla moglie. Ci sorridiamo, complici. 16 dicembre. Sorteggio, alla presenza del giudice arbitro Enrique Morea, ex-campione e vecchio amico, sicuro garante di correttezza. In polemica con la Federtennis, la squadra non indossa la cravatta ufficiale, ma quella del Club Clerici, tratta da 500 Anni di Tennis. Foto di fronte alla Coppa. Nel posarvi una mano, Pietrangeli sorride, accennando alle sue due finali perdute da giocatore, nel 1950 e ”51: «Maledetta, questa volta non mi scappi». Il sorteggio oppone, nel primo match, Fillol e Barazzutti. Sarà l´incontro decisivo, ci diciamo tutti. Inizio ad accettare scommesse offrendo il cileno a due e mezzo. 17 dicembre. Pinochet non è venuto, e ha designato a rappresentare la giunta il Generale Leigh. Offro un paio di arance ai colleghi che si erano indignati per la trasferta. Prudentemente, si rifiutano di lanciarle. Lo stadio è pieno zeppo, i coretti dei tifosi contenuti. Nei popolari trionfa un trombettiere, Jorge Juradini, i cui acuti vengono seguiti dal grido Ci Ci Ci , Le Le Le , Viva Ci-le. Non ho mai visto Barazzutti, che ho soprannominato Soldatino, più contratto, confuso. Per nostra fortuna, Fillol non batte le prime e, sulla sediolina, Nicola non perde la sua ironica lucidità. Seduto come sono alle sue spalle, non riesco a trattenermi dal soffiargli, sullo zero quattro. «Ma digli che lifti sul rovescio di Fillol». E Nicola, con infinita pazienza: «Glielo sto dicendo dal secondo game». Per nostra sfortuna, Barazzutti riesce a snebbiarsi e a arraffare, tra rincorse e ringhi, il set, 7 a 5. Ma non è finita. Contro un Fillol sempre più attaccato alla rete, Corrado smarrisce il passante, si fa raggiungere ad un set pari per esclamare, all´inizio del terzo: «Non ho mai avuto tanta paura. Me la faccio sotto». Su una palla per il 6-5 di Fillol, il nostro terrorizzato eroe riesce a salvarsi e, da quel momento, Fillol perde intensità, finendo per trascinarsi. Sull´uno a zero, Panatta disputa una sorta di allenamento e uscendo insieme al lui dal campo, Nicola mi sussurra: «Prepara lo champagne». 18 dicembre. La buona gente di qui da fuori da matti, quando un Cornejo trasformato dal povero singolarista del giorno avanti chiude il primo set per i suoi. Confortato da Pietrangeli e Panatta, anche Bertolucci si decide ad entrare in campo, dopo esser stato vittima della sindrome da finale Davis. L´ultima resistenza dei cileni si sgretolerà alla fine del terzo, e il quarto diverrà una passeggiata per i nostri, nel silenzio dello stadio. Uno stadio che si riaccende, d´improvviso, di applausi e grida, nel chiedere ai nostri eroi un giro d´onore. Mi blocco, io stesso, nell´atto di entrare in campo. Profession oblige mi dico, sorridendo, con la gola chiusa. L´abbiamo vinta, la Davis. Gianni Clerici