Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  dicembre 18 Lunedì calendario

Renato Zero, 56 anni, padre adottivo di un ragazzo ormai uomo, nonno della piccola Virginia, dice d’essere single per scelta: «Mi ha sempre molto spaventato l’amore

Renato Zero, 56 anni, padre adottivo di un ragazzo ormai uomo, nonno della piccola Virginia, dice d’essere single per scelta: «Mi ha sempre molto spaventato l’amore. Perciò forse ho preferito quello più disinteressato verso un tipo di umanità. Un amore che non ha bisogno di fisicità, di scambi, di emozioni. L’amore vero l’ho aspettato e continuo ad attenderlo. Ma gli lascio la porta aperta per farlo andare via. Non ho il talento di chiuderlo nella mia casa e di buttare la chiave». Tempo fa aveva al fianco una donna di nome Lucy, la storia è finita per via del troppo successo di lui: «Per quindici anni sono uscito da casa nascosto in un furgone della lavanderia. Mi organizzavo come potevo, cambiavo itinerari e orari, ma insomma non ero più padrone della mia vita. E nemmeno chi mi stava vicino. Un rapporto finisce quando il tempo di essere te stesso diventa irrisorio». Tanta gente, in passato, ha tentato di dargli soldi in cambio di sesso: «Effettivamente ero un tipo affascinante. Dietro avevo una fila di uomini e donne che sbavavano. Molte di queste offerte mi arrivavano da persone altolocate, da gente con il portafogli all’ingrasso, da signori nobili». Lui s’è sempre sfilato da certe situazioni perché ha il dono di capire al volo con chi ha a che fare: «Io l’antipasto lo consumo con molta più oculatezza di tutto il resto. Dall’antipasto capisco cosa mi vuoi dar da mangiare. E’ una forma quasi cattolica di preservarsi. D’altra parte ero figlio di un poliziotto e assiduo ferquentatore di altari e sacrestie. Ho servito messa presso la canonica di mio zio, don Pietro».