La Stampa 17/12/2006, pag.1-7 Edward Luttwak, 17 dicembre 2006
Putin tiranno asiatico. La Stampa 17 dicembre 2006. L’assassinio dell’ex agente segreto del Kgb/Fsb in esilio Alexander Valterovic Litvinenko a Londra si sta complicando in seguito a nuove accuse
Putin tiranno asiatico. La Stampa 17 dicembre 2006. L’assassinio dell’ex agente segreto del Kgb/Fsb in esilio Alexander Valterovic Litvinenko a Londra si sta complicando in seguito a nuove accuse. Forse queste riflettono le naturali complicazioni legate agli esili politici - ci sono molti russi litigiosi a Londra - ma forse sono il segno di una classica campagna di disinformazione. Dal momento che l’accusa secondo cui Litvinenko è stato avvelenato da suoi ex colleghi per fermare le denunce al presidente Putin è più che plausibile, le smentite non sono abbastanza. Invece di basarsi sull’accusa originale, si sta tentando di diluire quest’ultima con altre teorie. Conta poco che nessuna sia molto credibile, è sufficiente per distrarre l’attenzione dalla spiegazione più semplice. Per questo alcuni sostengono che Litvinenko non è stato ucciso dai suoi nemici, ma addirittura dal suo migliore amico, Boris Berezovskij, e proprio al fine di incastrare l’Fsb e Putin. Questo genere di stravolgimenti era ordinaria amministrazione in epoca sovietica. Ancora più improbabile la teoria secondo cui Litvinenko sarebbe stato ucciso da un amico ebreo perché stava progettando di convertirsi all’Islam. Altri hanno detto invece che il Polonio 210 che ha minato in modo irreversibile i tessuti di Litvinenko non indica affatto un omicidio di Stato perché è usato comunemente per le spazzole anti-statiche e si può procurare con facilità attraverso Internet. Un altro ricordo del passato è il trattamento ricevuto dagli inquirenti di Scotland Yard che sono stati a Mosca per intervistare i due cittadini russi che erano andati a Londra apposta per incontrare Litvinenko nei giorni in cui cominciò a sentirsi male. Se le autorità russe ridicolizzavano l’idea che il Polonio 210 venisse dalla Russia - fino a quando non ne sono state trovate tracce sugli aerei della British Airways - avevano tuttavia promesso piena collaborazione. Quando gli agenti inglesi sono arrivati non sono però riusciti a interrogare i due russi, ma si sono trovati seduti in silenzio mentre agenti russi interrogavano loro. Quando l’ex spia Andrej Lugovoj, è stato esaminato in ospedale per il Polonio 210, il procuratore russo ha annunciato che sarebbe andato a Londra per investigare il crimine e interrogare le persone vicine a Litvinenko - ovviamente i loro sospetti preferiti. Ma qui non c’è davvero bisogno di speculare su omicidi misteriosi - Litvinenko è solo una delle recenti vittime - per farsi un’opinione sulla Russia di Putin. Quando il giovane laureato in legge a San Pietroburgo diventò presidente nel 1999, sembrava che avrebbe lavorato per avvicinare la Russia all’Occidente. Il suo argomento preferito era il bisogno urgente di legalità in tutte le cose, con tribunali corretti e indipendenti, forze di polizia professionali e oneste, avvocati e procuratori competenti. Putin sembrava inoltre favorire gli investimenti stranieri, e la progressiva liberalizzazione dell’economia russa. Non rimane molto di queste speranze. Quando Mikhail Borisovic Khodorkovskj, l’uomo più ricco di Russia, cominciò la campagna per la presidenza nel 2003, fu arrestato e accusato di evasione fiscale. Nel processo, i giudici respinsero tutte le istanze della difesa, e in 662 pagine di verdetto hanno ripetuto parola per parola la linea dell’accusa. Nell’agosto 2005, quando era già in prigione per scontare nove anni, Khodorkovskj ha annunciato che avrebbe corso per le parlamentari, visto che era ancora in attesa della sentenza di secondo grado, e che per questa occorrono in genere uno o più anni. A quel punto, in poche settimane il verdetto finale è arrivato - un caso senza precedenti - impedendo così la sua campagna elettorale. Da allora nessuno ha creduto né alla colpevolezza di Khodorkovskj, né all’indipendenza dei tribunali che lo riconobbero colpevole. Ancora una volta, chiunque siede al Cremlino non è soggetto alla legge, ma anzi, controlla la sua applicazione. Anche se il gigante petrolifero Yukos è stato sottratto a Khodorkovskj e agli altri azionisti, i gruppi petroliferi occidentali hanno continuato a investire grandi somme nel petrolio e nel gas russi. Cosa che rimpiangeranno, e presto. Le autorità russe hanno già cominciato ad accusare le compagnie occidentali di investire qualcosa come 37 miliardi di dollari a Sakhalin per rovinare l’ambiente - cosa che potrebbe essere vera se non fosse che la campagna, concertata in pieno stile sovietico, consiste nella ripresa continua in tv di schiere di salmoni morti, fenomeno che si verifica ogni anno nel normale ciclo di fecondazione. Altre compagnie petrolifere stanno per essere accusate di evasione fiscale, il crimine di Khodorkovskj. Quest’accusa potrebbe certo essere vera, se non fosse che i consorzi produttivi includono anche gruppi russi. Ma i partner accusati sono solo occidentali. All’incrocio del fiume Narva, tra la Russia e l’Estonia, c’è ancora un indicatore di come stiano andando le cose. A causa dei dissensi con la Polonia, la Russia si sta rivalendo contro tutti i membri dell’Unione Europea rallentando in modo drastico le procedure doganali. Centinaia di camion devono attendere giorni e giorni alle frontiere, alcuni vengono da molto lontano, dal Sud della Spagna ad esempio. Adesso vicino alla Narva è molto freddo, non ci sono comfort per i camionisti che devono mangiare e lavarsi, e che per scaldarsi devono sempre tenere il motore acceso. In qualsiasi altro posto, le autorità si sarebbero date da fare per rendere quel transito il meno scomodo possibile, ma gli agenti russi di frontiera sono completamente indifferenti. Al posto di legalità di ispirazione occidentale, c’è in questo lo spirito della tirannide asiatica, così come ci fu nel tentativo di Putin di tagliare all’Ucraina i rifornimenti di gas l’anno scorso. Egli deve aver senza dubbio dimenticato che i rifornimenti di gas che servono l’Italia e il resto del Sud-Est Europa passano necessariamente per l’Ucraina, e evidentemente nessuno al Cremlino si è sentito di contraddirlo mostrandogli una cartina geografica. questo genere di servilismo che rende tiranni. Così in definitiva non importa chi abbia davvero ucciso Litvinenko, né se chi lo ha fatto voleva fare un piacere a Putin. Edward Luttwak