Luca Sofri, Vanity Fair 21/12/06 pagina 223., 21 dicembre 2006
Nel museo d’arte contemporanea Tate Modern di Londra una sala immensa e altissima battezzata Turbine Hall ospita ogni sei mesi una nuova installazione capace di coinvolgere il pubblico e farlo interagire
Nel museo d’arte contemporanea Tate Modern di Londra una sala immensa e altissima battezzata Turbine Hall ospita ogni sei mesi una nuova installazione capace di coinvolgere il pubblico e farlo interagire. Nel 2003, ad esempio, ebbe grande successo l’islandese Olafur Eliasson con la sua simulazione di un gigantesco tramonto: la gente arrivava a frotte, gironzolava ovunque, si sdraiava in terra per rimirarsi riflessa sul soffitto in una sorta di illusione di spiaggia postatomica (ma ognuno la interpretava a modo suo). Dallo scorso ottobre quello spazio l’ha occupato il tedesco Carsten Holler con un’opera di cui parla tutta la città: cinque toboga chiusi, genere acquapark, semitrasparenti, che vengono giù a spirale da diversi livelli. I visitatori salgono in ascensore fino al piano desiderato (il più alto è il quinto), fanno la fila, si infilano nei sacchi di stoffa alti fino al sedere - obbligatori, mentre ginocchiere e cavigliere sono facoltative - si buttano giù a mo’ di sassi e dopo pochi secondi atterrano perlopiù terrorizzati su un grosso materasso. Scopo di Holler: trasferire sugli adulti l’esperienza di scivolare tanto presente nella vita da bambini e metterli di fronte ai cambiamenti prodotti da tale esperienza.