(Giulia Crivelli, Il Sole-24Ore 9/12/2006), 9 dicembre 2006
Martelli Lavorazioni Tessili, il gruppo tessile specializzato in tinture e trattamento dei jeans (non produce tessuti né confeziona capi), con quattro stabilimenti attivi in Italia e due all’estero (in Romania e Turchia), per un totale di 1
Martelli Lavorazioni Tessili, il gruppo tessile specializzato in tinture e trattamento dei jeans (non produce tessuti né confeziona capi), con quattro stabilimenti attivi in Italia e due all’estero (in Romania e Turchia), per un totale di 1.500 dipendenti e un fatturato di 100 milioni a fine 2006. Lo stabilimento principale ha sede a Vedelago, Treviso, che a pieno regime lavora trentamila paia di jeans al giorno. L’attuale denominazione risale al 1986, quando Luigi Martelli acquistò lo stabilimento di Verelago, già operativo dagli anni Settanta sotto la direzione di Giovanni Petrin (oggi direttore generale), che allora eseguiva commesse per lo più per conto del Genius Group, del triestino Adriano Goldschmied (produttore dei marchi Goldie, Diesel e Replay), e che trasformò il sistema di produzione quando Goldschmied liquidò la sua società negli anni Ottanta: "Allora dovemmo inventarci qualcosa di nuovo. Avevamo già accumulato un certo know how nel lavaggio e finissaggio dei denim e pensai di proporre i nostri servizi ai brand americani. Partii per gli Usa con una valigia di campioni e molti mi presero per pazzo. All’epoca i Levi’s costavano massimo 20-30 dollari, io proponevo delle soluzioni che avrebbero fatto lievitare il prezzo finale per il consumatore a cento e passa dollari. Oggi è normale, allora poteva sembrare una follia. Ma oggi la maggior parte dei nostri clienti sono europei. Anche perché gli americani hanno imparato in fretta e in California, dove si è trasferito anche Adriano, ci sono tintorie e lavanderie all’avanguardia. E ogni anno nascono marchi "premium", specializzati con jeans che costano dai 200 dollari in su" (Petrin). Il trattamento del denim fu introdotto negli anni Settanta per guadagnare nuovi spazi di mercato, quando i jeans erano diffusi in a livello planetario, per diversificare il prodotto, conferendogli un aspetto vissuto e personalizzato (ottenuto con una serie di lavaggi, fino a quattordici, e lavorazioni a mano). Così agli stabilimenti Martelli i jeans arrivano già confezionati e etichettati (tra gli altri, Diesel, Replay, Calvin Klein, Dolce & Gabbana, Pierre Cardin, Belstaff, Gas e Levi’s): "Non siamo noi gli stilisti e non avremo mai un brand Martelli. Il nostro compito è restituire ai clienti un jeans diverso, con il tipo di trattamento che hanno scelto nel nostro campionario". Gli stilisti che si rivolgono a Martelli chiedono anche aiuto nella fase creativa, per la difficoltà di inventare due collezioni all’anno: "Qui a Vedelago abbiamo un team che collabora con gli uffici stile dei vari brand. E i nostri clienti principali hanno persino una stanza tutta per loro, dove possono venire a lavorare anche ogni giorno, se lo desiderano". Per ora la delocalizzazione è circoscritta in Europa: "Il business continua a crescere. Per questo abbiamo aperto due stabilimenti in Romania e Turchia, un Paese giovane, dinamico e promettente anche per i consumi interni. Ma a produrre in Cina non ci abbiamo mai pensato seriamente: il nostro know how è il frutto di anni di tentativi, esperienze, durissimo lavoro. Però una volta osservati certi processi, diventa facile copiarli e i cinesi in questo sono bravissimi. Certo, i costi produttivi in Italia sono molto alti, delocalizzare ulteriormente potrebbe diventare una necessità. Ma per ora non ci pensiamo".