Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  dicembre 12 Martedì calendario

Rivelato sul New York Times il nome della fonte segreta dei media che nella guerra del Vietnam costò la Presidenza a Lyndon Johnson

Rivelato sul New York Times il nome della fonte segreta dei media che nella guerra del Vietnam costò la Presidenza a Lyndon Johnson. Citando un anonimo generale al fronte, il 7 agosto del 1967 Johnny Apple, inviato del New York Times a Saigon, pubblicò l’articolo, "Vietnam, segni di stallo", che provocò l’invio di altri 200 mila soldati a Saigon da parte del presidente, del capo di stato maggiore Earle Wheeler e del comandante in Vietnam William Westmoreland, che a sua volta, nel gennaio del ’68, scatenò l’offensiva nemica del Tet. Finì che Johnson rinunciò a ricandidarsi alla Casa Bianca, e alle presidenziali vinse Nixon, promettendo il disimpegno. Apple tenne sempre nascosta l’identità della fonte, spiegando di avere dato la sua parola e finora chi sospettava si trattasse di una sua invenzione, chi un diplomatico dissidente o un agente della Cia, chi addirittura un alto ufficiale nemico. Morto Apple (un mese fa, di cancro), in omaggio alla sua memoria, l’informatore segreto (ora novantenne, con residenza alle Hawaii), ha autorizzato a fare il suo nome Fromson (allora corrispondente della tv Cbs): si tratta del generale Frederick Weyand, comandante Usa nel delta del Mekong, che in seguito gestì la ritirata dal Vietnam e diventò capo di stato maggiore dell’esercito. Ai primi d’agosto del ’67 fu lui ad avvicinare lo stesso Fromson a un cocktail a Saigon: "Mi bisbigliò che Westmoreland non si rendeva conto che non potevamo vincere la guerra e che bisognava venire via". Sorpreso - il clima era trionfale - Fromson ottenne di incontrarlo il giorno dopo con un collega, a condizione di non usare la telecamera. E per dare rilievo alla notizia anche senza il supporto delle immagini, Fromson ricorse al New York Times, dove scriveva il suo amico Apple. Il colloquio di Frederick Weyand coi due inviati, trasportati in elicottero nel delta del Mekong, durò due ore. "Ho sacrificato tre volte una intera divisione - confidò il generale -. Ho inseguito le unità nemiche dappertutto ma con zero risultati. E per i vietnamiti l’anticomunismo non significa nulla: o troviamo qualcosa di più positivo e attraente, o la guerra continuerà finché non ci stancheremo e ce ne andremo". Le rivelazioni anonime riportate nell’articolo furono interpretate come un tradimento dal comandante Westmoreland, e per confutare le asserzioni del suo anonimo subordinato, nel ’95 coinvolse in una tavola rotonda, in California, Fromson che allora invitò invano a uscire allo scoperto Weyand ("Westmoreland è un vecchio amico, aspettiamo che non ci sia più", fu la motivazione del rifiuto). Morto anche Westmoreland (un anno fa), Weyand non ha avuto più scuse. Dall’articolo dell’ex inviato Cbs (in cui auspica tra l’altro che "oggi ci sia un altro generale capace di bisbigliare la verità a un giornalista"): "Non so fino a che punto Johnny e io influimmo sul ritiro delle nostre truppe dal Vietnam. Di certo il Tet persuase il pubblico americano che stavamo perdendo il conflitto. In Iraq non mancano alti ufficiali del calibro di Weyvand, che sanno quanto sia grave la crisi. importante che informino giornalisti e che la loro identità resti nascosta, perché il ruolo di queste misteriosi fonti è insostituibile".