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 2006  dicembre 15 Venerdì calendario

A caccia di sponsor anti-embargo Oltre 80 milioni portati in valigia. Corriere della Sera 15 dicembre 2006

A caccia di sponsor anti-embargo Oltre 80 milioni portati in valigia. Corriere della Sera 15 dicembre 2006. Gerusalemme. L’economia delle valigie è cominciata a metà giugno, quando Mahmoud Zahar si è presentato al valico di Rafah con venti milioni di dollari. Il ministro degli Esteri, uno dei leader più integralisti di Hamas, tornava dal primo giro diplomatico in sette Paesi e il giorno dopo i dipendenti pubblici, che da cinque mesi non ricevevano stipendi, si sono messi in fila davanti agli uffici postali: tre pezzi da 100 ciascuno, omaggio più del movimento fondamentalista che dell’Autorità palestinese. Dall’inizio dell’embargo economico voluto dagli Stati Uniti, dall’Europa e da Israele, i dirigenti del gruppo sarebbero riusciti a far passare 66 milioni di dollari, anche se fonti del Fatah, la fazione avversaria, parlano di 80. Ancora 20 milioni da Zahar alla fine di novembre e poi due milioni qua e due milioni là, portati da altri capi come Ahmed Bahad e Mushir al-Masri. I viaggi nei Paesi musulmani sono stati trasformati in tour promozionali per raccogliere sostegno politico e contanti. I soldi trasbordati attraverso la frontiera con l’Egitto non bastano a coprire le spese del governo, che toccano i 160 milioni di dollari al mese. Secondo Samir Abu Heishe, ministro per la Pianificazione, l’Autorità palestinese avrebbe comunque pagato il 69% degli stipendi dovuti agli oltre 164 mila dipendenti pubblici. I soldi vengono distribuiti attraverso gli uffici postali e non le banche, che non vogliono rischiare le sanzioni americane. Altri aiuti vengono dall’Unione Europea che ha deciso di aggirare il governo guidato dai fondamentalisti e far arrivare una parte delle sovvenzioni o direttamente alle organizzazioni umanitarie o al presidente Abu Mazen. Che sarebbe pronto ad aprire il forziere per pagare i salari degli impiegati. Il raìs controlla il Fondo d’investimento palestinese, creato nel 2002 per cercare di proteggere il denaro pubblico dalla gestione di Yasser Arafat. Il Fondo ha un valore di 1,4 miliardi di dollari, tra monopoli e altri investimenti: Abu Mazen e Hamas stanno litigando attorno al tesoro, da quando i fondamentalisti sono arrivati al potere. In realtà, metà del denaro è stato ipotecato per garantire i prestiti all’Autorità di Ramallah, negli ultimi anni. I religiosi accusano il presidente di usare il denaro per spingere l’organizzazione ad accettare la sua piattaforma politica. L’embargo economico è stato deciso dalla comunità internazionale perché Hamas non è pronta ad accettare tre richieste: riconoscimento di Israele, degli accordi firmati in passato dall’Olp, fine della violenza. Uno sponsor inaspettato potrebbe diventare Avi Shaked, l’uomo d’affari israeliano che ha inventato 888.com, impero digitale del gioco d’azzardo online. Laburista da sempre e amico di Yossi Beilin, ha offerto un fondo da 1 miliardo di dollari ai palestinesi, per spingere il premier Ismail Haniyeh a sedersi al tavolo dei negoziati con Ehud Olmert. Cento milioni arriverebbero subito, il resto verrebbe investito solo quando si arrivasse a un accordo. Questa volta Shaked scommette sulla pace.