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 2006  dicembre 15 Venerdì calendario

Turismo sanitario, è boom Il Terzo mondo cura i pazienti dell’Occidente. Corriere della Sera 15 dicembre 2006

Turismo sanitario, è boom Il Terzo mondo cura i pazienti dell’Occidente. Corriere della Sera 15 dicembre 2006. Secondo le stime della National Coalition on Health Care, oltre mezzo milione di americani quest’anno si sono recati all’estero per subire operazioni chirurgiche o ricevere cure dentistiche a basso costo. Anche in Europa il fenomeno comincia a prendere piede. Ci sono i parigini che vanno nelle cliniche specializzate low cost di Paesi come la Tunisia, dove si parla francese e francese è la formazione dei medici. Molte cliniche dentistiche dell’Est europeo – soprattutto ungheresi – attraggono un numero crescente di pazienti occidentali, anche italiani. Un anno fa, quando, citando le tesi dell’economista indiano K.C. Prahalad, scrissi proprio in questa rubrica che il «boom» asiatico si sarebbe allargato dall’industria manifatturiera e dall’informatica fino alla sanità, ricevetti più di una reazione scettica: «Suggestivo, ma poco realistico: forse andremo davvero all’estero per la chirurgia plastica, ma chi si metterà nelle mani di un Paese del Terzo mondo per cose delicate come la cardiochirurgia?». La risposta è arrivata con rapidità sorprendente anche per chi scrive: massicce migrazioni di decine di migliaia di pazienti che si recano in Paesi come India, Malaysia, Thailandia, Costa Rica, Messico, Singapore, anche per interventi cardiaci e ortopedici complessi – dai by pass coronarici alla chirurgia dell’anca e della colonna vertebrale – che costano da un quinto a un decimo delle tariffe praticate negli Usa e vengono eseguiti in strutture ospedaliere i cui standard sono certificati dagli enti di controllo americani. La Joint Commission on Accreditation che valuta gli standard di 67 mila ospedali americani, ha infatti già «abilitato» 200 strutture dei Paesi in via di sviluppo, giudicandole in linea con i requisiti igienici e di professionalità medica richiesti negli Usa. Tra questi il Bumrungrad, gigantesco ospedale privato di Bangkok, completo di ristorante McDonald’s e caffetteria Starbucks, che l’anno scorso ha trattato quasi un milione di pazienti tra i quali molti cinesi e giapponesi e 58mila americani. I giornali Usa sono pieni di storie di pazienti che, davanti a richieste di decine di migliaia di dollari per interventi non coperti – o coperti solo in parte – dalle assicurazioni, vanno a curarsi in centri stranieri che per una frazione del prezzo richiesto in America offrono, oltre all’operazione e alla degenza in clinica, anche il viaggio e una confortevole convalescenza completa di escursioni turistiche. Un fenomeno migratorio ormai promosso dalle stesse assicurazioni. Più che le singole storie, a colpire è la rapidità di un cambiamento che fatichiamo a comprendere e assorbire. Fino a non molto tempo fa si parlava solo di «viaggi della speranza»: i tentativi di curare patologie estreme nei centri medici Usa più avanzati o, magari, ricorrendo a qualche guaritore asiatico. In un batter d’occhio quello del «turismo sanitario», un’espressione che sembrava priva di senso, una contraddizione in termini, è diventato un mercato mondiale. In India uno studio condotto dalla società di consulenza McKinsey in collaborazione con la Confindustria locale indica che dal 2002 al 2005 i ricavi per le cure di pazienti provenienti dall’estero si sono moltiplicati di sette volte. Entro cinque anni il fatturato del settore dovrebbe raggiungere i 2,5 miliardi di dollari: il business indiano in più rapida crescita, dopo l’informatica. Il Brasile, deciso a competere con l’India per la conquista dei pazienti dei Paesi ricchi, ha reagito investendo in promozione ed ha creato il consorzio Saùde Brasil che opera nell’ambito dall’Agenzia per il sostegno all’export. Poi c’è la Malesia che ha istituito un portale Internet nazionale per orientare i pazienti stranieri ai quali offre un’ampia gamma di cliniche di lusso e villaggi della salute. Un’altra faccia, una delle più estreme, della globalizzazione. Dall’India al Messico, gli ospedali «low cost» conquistano americani ed europei