Varie, 14 dicembre 2006
GENTILONI
Paolo Politico. Ministro delle Comunicazioni. « un portatore sano di rancore» (Maurizio Gasparri) • «Volto da chierichetto. Sorriso mesto, lenti tonde, un mammellone dicapelli cotonati. La verecondia
fatta ministro delle Comunicazioni. Sembra l’emblema della più soave banalità» • «Gelido. Non si agita, né alza mai la voce. Lo chiamano il Clint Eastwood della Margherita. l’ideologo di Rutelli di cui si definisce il ”braccio sinistro” perché è molto più intransigente del Piacione» • conte:
«Nelle sue vene scorre il sangue del celebre conte Ottorino Gentiloni Silverj, uomo di fiducia di Pio X. Fu il motore del famoso ”patto” col quale i cattolici, che si astenevano dalle urne dai tempi della breccia di Porta Pia, tornarono a votare nelle elezioni del 1913, le prime a suffragio universale
maschile. La nobile schiatta, originaria di Tolentino, era stata sempre vicina alla Chiesa. Un avo ancora più remoto, il musico Aristide, ha composto
la Sinfonia delle trombe d’argento, brano suonato a ogni proclamazione di pontefice. Oggi un Filippo Gentiloni è al Manifesto, un Francesco in
Rifondazione comunista, ecc» • stato capo «indiscusso del Movimento studentesco al Tasso di Roma, era un leader glaciale, deciso, di pochi gesti e
nulle parole. Portava l’eskimo, i capelli lunghi, la frangetta ribelle e niente occhiali. Era alto, magro, inavvicinabile. Piaceva da morire alle ragazze, perché era un leader proletario, ma di grande famiglia. Con la sua aria da bello e dannato, conquistò la preside, la sinistrissima Adelaide Di Porto, e
perfino la leggendaria, per severità, professoressa Raminella, docente di Lettere. Chiamato per le interrogazioni, il ragazzo dava le secche risposte
indispensabili e tornava al banco col massimo voto, additato alla classe come esempio. Il resto del tempo lo trascorreva a organizzare manifestazioni, sit in, picchetti, spedizioni punitive. Dava schiaffoni in
proprio, ma con parsimonia, preferendo che fosse la manovalanza a sbrigare le faccende sporche. Erano tempi di violenza e i pochi alunni di destra
del Tasso venivano annichiliti. Ne sa qualcosa, Antonio Tajani, oggi capogruppo europeo di Fi, allora capo del microgruppetto monarchico.
Un giorno, uscendo di scuola, gli si accostò una Cinquecento. Ne scesero
Quattro operai che, armati di spranghe, lo bastonarono, procurandogli sette fratture. Assistevano i gruppuscoli di Gentiloni e gli altri, compiaciuti che si
realizzasse col massacro l’alleanza tra proletari e studenti. Presa la maturità, il conte Paolo uscì dal Tasso lasciando in tutti la certezza che, se non fosse finito prima in gattabuia, sarebbe presto diventato un grande. Ingranò invece
la retromarcia. Ingrassò, si mise gli occhiali, tagliò il ciuffo e il sembiante da attore alternativo degli anni del liceo declinò progressivamente verso l’attuale aspetto di tranquillo impiegato. Un’aria paciosa dovuta anche al felice matrimonio, senza figli, con Emanuela Mauro, architetto. Dopo
la laurea in Scienze politiche, divenne giornalista […] Dall’84 al ”93 diresse Nuova ecologia, il mensile di Legambiente. Conobbe Rutelli, allora leader
dei Verdi. Ne divenne l’eminenza grigia quando Rutelli si candidò a sindaco di Roma. Ha curato le sue campagne elettorali, gli ha fatto da portavoce, è
stato assessore al Turismo e al Giubileo nella sua giunta. Nel 2001 ha riscosso il premio fedeltà, con un seggio in Parlamento. Oggi, fa parte di un trio di patiti del tennis con Ermete Realacci e Chicco Testa. Matricolato buongustaio, gira l’Europa per ristoranti. Con Realacci fa blitz gastronomici per assaporare lardi di Colonnata e formaggi di fossa. Mangia sofisticato e beve meglio» (Giancarlo Perna).