Il Sole 24 Ore 13/12/2006, 13 dicembre 2006
Russia, gioco d’azzardo nelle riserve. Il Sole 24 Ore 13 dicembre 2006. Mosca. "Uno due e tre. Uno due e tre
Russia, gioco d’azzardo nelle riserve. Il Sole 24 Ore 13 dicembre 2006. Mosca. "Uno due e tre. Uno due e tre. cosa molto divertente. Qualche giorno le cose vanno così: il rosso si alterna al nero, o viceversa, quasi senza alcun ordine, cosicché non si hanno più di due o tre colpi di fila sul rosso o sul nero. Il giorno dopo invece esce di seguito solo il rosso e arriva anche a 22 volte di fila...". Un altro giorno non ci sarà e chissà con quanta ansia Aleksej Ivanovic, il Giocatore di Dostoevskij, guarderebbe, oggi, alla mano che s’appoggia all’interruttore. Le luci dell’Arbat si spegneranno in un istante, lo stesso accadrà alle luminarie di largo Pushkin, alle cascate al neon di piazza Taganska. Sarà il buio, dopo l’ultimo giro di roulette, l’ultimo rosso o l’ultimo nero. Venerdì la Duma approverà la proposta di legge presidenziale che impone la chiusura di tutte le sale da gioco in Russia. Sulle porte di sudici buchi con vecchie slot machine e sui cancelli dei casinò d’alto bordo calerà la saracinesca per sempre, in ossequio al neo proibizionismo di Vladimir Putin. Un’industria che muove ufficialmente sei miliardi di dollari l’anno - ma secondo stime informali sarebbe il doppio - avrà due anni per emigrare in quattro riserve, le uniche zone della federazione dove sarà possibile giocare d’azzardo: due nella Russia europea, una in Siberia e una nell’Estremo oriente. La festa finisce e lascia sul campo morti e feriti. "Dovevamo lanciare un’Ipo - racconta Lavrenzi Guden di Storm International, che con sei casinò è proprietaria del maggior numero di sale da gioco di Mosca - ma abbiamo bloccato tutto". La prospettiva di chiudere è più di un’ipotesi. "La verità - aggiunge - è che a causa di questa legge almeno mezzo milione di persone perderanno il lavoro. In Russia il gioco è un grande business in rapidissima crescita". l’industria che si sviluppa con il maggior tasso, circa il 20% l’anno, in un’escalation inarrestabile che vede un fiume di danaro apparire e sparire sui tavoli verdi dai 1,6 miliardi di dollari del 2002 ai 7,5 stimati per il 2007. Secondo la World Casino Directory, Mosca ha il maggior numero di casinò al mondo - 60 ufficialmente - dopo Las Vegas e Miami. La ragione è l’esito di una felice congiunzione che ha fatto incontrare quel popolo di giocatori raccontato da Dostoevskij con una burocrazia pronta a "regalare" permessi. La licenza per aprire una sala da gioco costa, infatti, poche centinaia di dollari. La rilascia il ministero dello sport e fino a qualche anno fa le dava via con grande liberalità tanto da disegnare una mappa anomala rispetto alla toponomastica della roulette che vediamo nelle altre grandi capitali del gioco. La Russia è punteggiata da almeno 300mila slot machines, di cui un quarto a Mosca, spesso impilate una sull’altra in pertugi fumosi piazzati strategicamente all’uscita delle metropolitane. "Attraggono pensionati e disoccupati, gente che vive al di sotto delle soglia di povertà costretta a campare con cento dollari al mese. immorale lasciare che i meno fortunati nella speranza di cambiare vita siano raggirati dai gestori del business del gioco". Il deputato di Russia Unita (il partito di Putin) Alexander Lebedev è stato il grande inziatore della campagna contro l’azzardo. Ex colonnello del Kgb, oggi proprietario di una banca, del 30% di Aeroflot e di larghe partecipazioni in Ues (colosso dell’elettricità) e Gazprom, Lebedev ha una fortuna che si calcola in miliardi di dollari, ben piazzato nella lista dei 38 Paperoni di Mosca. Come dire, di soldi se ne intende, ma quelli vinti e persi lo indispongono. Ha dovuto lottare all’interno del partito per cercare di fare prevalere la sua legge. "Avevo già perso - racconta - perché alla Duma era passata la linea morbida, nonostante le autorità delle principali confessioni religiose si fossero schierate con me. Poi è intervenuto il presidente che ha lanciato una proposta moralizzatrice assolutamente aderente alla mia". I liberal si sono ritirati ed è ormai prossima al debutto la legge che vuole quattro riserve per giocatori incalliti con la chiusura di tutte le altre sale. La norma entrerà in vigore nel 2007 e al più tardi nel gennaio 2009 i casinò grandi o piccoli dovranno essere chiusi. Storm International, Ritzio, Jackpot, ovvero i big locali del business, sperano in futuri ripensamenti magari del prossimo presidente, ma sanno che il loro personale, ricchissimo jackpot sta per passare alla storia. "Poco dopo la decisione del Cremlino - racconta Guden - la Sun International, gigante sudafricano del gioco, quelli cioè che hanno inventato Sun City, ha annunciato di voler sbarcare a Mosca. Anzi ha detto di più. Ha svelato di aver un progetto per realizzare un enorme Parco del gioco in joint-venture con partner russi non lontano da Mosca". Un investimento globale da sei miliardi di dollari, secondo le voci che circolano, da avviare non appena sarà approvata la legge e saranno state individuate le aree. L’amministrazione di Mosca, che rischia di perdere l’8% del suo introito fiscale in seguito alla legge voluta da Putin, punta ad avere nella sua giurisdizione una delle quattro mega-aree, ma non è affatto detto che ci riesca. Su Cremlino e Duma si è scatenata la pressione di tutte le regioni della federazione decise ad accaparrarsi una fetta del business. Le lobby, quelle delle amministrazioni locali ma anche quelle delle società che controllano il gioco, sono in gran fermento. E in Russia i lobbisti non hanno la mano leggera. "Ho ricevuto qualche minaccia indiretta - ammette Lebedev - ma non credo che mi accadrà nulla. Così come non credo che questa iniziativa possa avere effetti significativi sul gettito fiscale. Uno studio americano ha indicato che per ogni dollaro incassato dal gioco se ne perdono sette in spesa sociale per le conseguenze della dipendenza. una iniziativa etica per evitare che pensionati a cento dollari al mese si giochino un terzo del loro reddito con macchinette e tavoli verdi". altrettanto certo che, al di là di ogni valutazione morale, la radicale ristrutturazione di un settore così ricco faccia gola a tanti. "Voci dicono - aggiunge Guden - che oltre a Sun stiano muovendosi gli australiani di Publishing&Broadicasting e gli americani di Harras". Pezzi da novanta che non spaventano Lebedev. "Non credo proprio che stranieri vengano a impossessarsi di un’industria del genere. Come gas e petrolio, anche il business del gioco resterà a noi russi". Aleksej Ivanovic può continuare ad aspettare. Il rosso o, forse, ancora una volta il nero. Leonardo Maisano