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 2006  dicembre 13 Mercoledì calendario

Raffaella Carrà. Era una madonna ora è un’icona gay. La Stampa, mercoledì 13 dicembre In tutte le palestre del mondo, occidentale e no, di questi tempi plotoni di Barbie travestite da Big Jim sollevano pesi e corrono sui tapis roulants canticchiando Stars are blind, il più recente hit di Paris Hilton

Raffaella Carrà. Era una madonna ora è un’icona gay. La Stampa, mercoledì 13 dicembre In tutte le palestre del mondo, occidentale e no, di questi tempi plotoni di Barbie travestite da Big Jim sollevano pesi e corrono sui tapis roulants canticchiando Stars are blind, il più recente hit di Paris Hilton. Cioè la starlette che indossa i cellulari come toilette negli spot tv della 3 insieme a Claudio Amendola, che è giovane, bella e ricca in modo esagerato e ha l’aria di non farsi mancare nulla. lei L’ultima frontiera sul versante pop delle icone gay? Paris Hilton ha mandato in soffitta Kylie Minogue e Madonna? «Ma non se ne parla neppure!» trancia netto Fabio Canino, gran maestro di iconologia gay, autore del fresco di stampa Raffa Book, articolato saggio su una delle più osannate icone gay italiane, cioè Raffaella Carrà, che da domenica 10 dicembre è tornata in tv, alla 7, per raccontare a Anni Luce, attraverso la propria carriera, l’evoluzione dei costumi dal dopoguerra agli Anni ”70. «Paris Hilton? una sciacquetta, una simpatica che non sa fare niente, ma lo fa bene» precisa Canino. «E neppure Madonna ha le carte del tutto in regola. Sta studiando da icona gay, ha già dato quasi tutti gli esami». Ma che cosa sarà che fa di un personaggio dello spettacolo una icona gay? Che cosa bisogna avere per entrare nel sacro recinto, insieme a Marilyn e Moira Orfei, Mina e Yma Sumac, Maria Callas e Loretta Goggi, Audrey Hepburn e Patty Pravo, Annie Lennox e Shakira, Mae West e Carmen Consoli, Tellulah Bankhead e Giuni Russo, Marlene e Donatella Rettore, Joan Crawford e Greta Garbo? Che cosa unisce tutte queste signore? «Il talento, prima di tutto - discetta Canino -. Poi sono uniche, inimitabili, con look eccessivo, (e qui vengono in mente certe mises e certe acconciature di Mina). Perché una icona gay si rivela nel lungo periodo. E poi son sempre personaggi che hanno avuto una vita sentimentale difficile, movimentata, ma sono riuscite grazie alla loro personalità ad avere successo nella vita professionale». E certo, la Carrà come vita sentimentale, fra Boncompagni e Iapino, si capisce. Ma intanto ecco il Raffa Book, un pellegrinaggio attraverso le opere e i miracoli di questa madonna televisiva la cui carriera catodica prende le mosse nel 1969 con Io Agata e tu. Per passare attraverso infiniti titoli di trasmissioni e oltre una decina di dischi d’oro. Ed è proprio questa carriera a fare da filo conduttore a tutto il libro i cui capitoli hanno titoli affascinanti e allettanti. «Boncompagni file», per esempio, dove l’uomo che creò Raffa racconta tutti i suoi ricordi e segreti. In «Camerino» si affronta il tema costumi. Che vuol dire parlare di un altro uomo che ha fatto grande la Carrà, Luca Sabatelli. Madama Raffaella infatti non ha quasi mai voluto portare abiti da signora per bene, per non fare «la figura di una segretaria alla festa di capodanno». Sono esagerati, fuori dal buon senso, eccessivi i costumi che Raffa portava in tv, mentre i lunghi capelli biondi sono stati quasi sempre castani o bruni nelle avventure cinematografiche. Se poi si apre il file della discografia si viene assaliti da ricordi e nostalgie mettendo in fila Ma che musica maestro e Fiesta, Quanto è bello far l’amore da Trieste in giù e il Tuca Tuca, Tabù («Ancora un po’ di tempo e non ne avremo più») e A far l’amore comincia tu. E allora sì che ci si rende conto che insieme a Renato Zero e Patty Pravo, Amanda Lear e compagnia, Carrà alla tv ha fatto, fra i ”70 e gli ”80, una rivoluzione sessuale silenziosa. Ha unito buonismo a rifiuto del perbenismo. Il libro di Canino, realizzato insieme a Roberto Mancinelli per la Sperling & Kupfer affonda le mani nel mito Raffaella per raccontarci le «Rarities». Per esempio una copertina con Carrà in versione giapponese per conquistare il mercato dell’estremo oriente. Per non parlare del gioco dell’oca «Inseguiamo Raffaella» allegato all’album Scatola a sorpresa. In «Raffapod» si spiega quali sono le playlist Carrà indicate per le diverse occasioni, dalla palestra, la seduta dall’estetista o la gita in bici. Di Carrà ballerina si parla in «Cinq sei sett ott: Gino Landi». E per chiudere i «Memorabilia» cioè tutti quegli inutili gadget che l’americanista Bonetto nella Donna della domenica chiamava «Dust Catcher» (in piemontese ciapa puer, prendi polvere) ma dei quali il fan di Carrà non può fare a meno. Dal calendario della Lambretta del 1970 (roba che le veline possono andare a nascondersi), alla statuetta con l’abito lungo a sirena rosso fuoco di cui sono state realizzate soltanto mille introvabili copie. Sergio Trombetta