Varie, 12 dicembre 2006
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MATTEINI
MATTEINI Fabio Firenze 5 giugno 1958. Terrorista. Arrestato il 9 dicembre 2006 • «[...] tecnico-operaio nell’azienda dell’acqua di Firenze, ex militante dei Nuclei combattenti comunisti (Ncc), il gruppo che negli anni della ”ritirata strategica” ha costituito un ponte fra vecchie e nuove Br e nel quale militava anche Nadia Lioce. Matteini è un brigatista. Lo sostengono i Carabinieri del Ros, se ne sono convinti i pm antiterrorismo di Roma Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio e il gip Luisanna Figliolia. [...] All’operaio fiorentino non viene contestata nessuna specifica azione delle nuove Br, tanto meno il concorso negli omicidi di Massimo D’Antona (20 maggio 1999) e di Marco Biagi (19 marzo 2002). Tuttavia l’analisi dei documenti informatici conservati nei computer dei brigatisti Roberto Morandi (condannato all’ergastolo per l’omicidio Biagi) e di Cinzia Banelli ha convinto gli investigatori che Matteini era inserito a pieno titolo nell’organizzazione, sia pure come irregolare, in un rapporto di ”militanza elastica”, sia perché ha una compagna e dei figli e non poteva entrare in clandestinità, sia a causa della sua posizione di ”prigioniero”, ossia di militante rivoluzionario noto, come tale ”sotto possibile osservazione delle forze di polizia”. Matteini - sostiene l’accusa - è il compagno Antonio (sigla At), di cui i documenti br si occupano spesso. Inserito almeno dal 1988 in organizzazioni eversive, viene contattato nel 97 sia dal suo ex compagno negli Ncc Luigi Fuccini, sia da Simone Boccaccini, e si dichiara disponibile a rimettersi all’opera. Gli sottopongono un questionario. Nel dicembre 98 gli chiedono un bilancio scritto della sua militanza. Lo incaricano di tenere i rapporti con Daniele Bencini, già condannato per le Br-Pcc, e di reperire le ”dotazioni’ per il gruppo. Logistica e reclutamento sono i suoi compiti. E ”recuperi strategici”. Matteini frequenta un centro sociale a Firenze ed è lì, secondo le accuse, che cerca di reclutare nuovi brigatisti. Gli forniscono un personal computer e programmi per le comunicazioni criptate. Secondo le accuse, Matteini ne fa uso fra il 19 marzo 99 e il marzo 2000. incaricato anche di tentare il ”reintegro” di Marco Venturini, già militante Br. I magistrati lo interrogano il 21 novembre 2006. Ammette di ”aver portato avanti il confronto” con elementi dell’organizzazione, ammette di essere stato consapevole della responsabilità della stessa nell’omicidio D’Antona. Sostiene di aver interrotto i rapporti nei primi mesi del 2001. Torna a casa e dice alla compagna: ”Ho buone possibilità di andare in galera”. Aggiunge, riferendosi ai compagni dell’organizzazione: ”Li ho protetti molto”. Riflette sul futuro: ”Sennò l’altra possibilità è che vengo in Francia e rimango lì”. Qualche giorno più tardi prenota due posti su un volo Ryanair Pisa-Londra: partenza 10 dicembre, sola andata. Per gli inquirenti è la prova che sta cercando di fuggire. Scatta la misura cautelare. Il suo avvocato, Massimo Focacci, dichiara: ” un equivoco. Se avesse voluto fuggire, lo avrebbe fatto anni fa”» (Franca Selvatici, ”la Repubblica” 10/12/2006) • «[...] impiegato alla Publiacqua, un’azienda municipalizzata, era ancora a letto insieme alla compagna, la francese Christine Pujol, 50 anni. ”Ancora voi?”, ha mormorato Matteini mentre i militari gli notificavano l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Luisanna Figliolia. Pesantissima l’accusa: banda armata. Per i pm Franco Ionta, Erminio Amelio e Pietro Saviotti, sarebbe stato lui il ”compagno Antonio”, un nome ricorrente negli organigrammi cifrati delle Brigate rosse. I magistrati sono anche convinti che il presunto brigatista fosse in procinto fuggire all’estero. I carabinieri del Ros hanno perquisito la casa, cinque stanze compreso il bagno, per più di due ore e hanno sequestrato documenti e un computer. Particolare, questo, smentito dalla compagna di Matteini e da Said, un amico di origine marocchina che viveva nell’appartamento insieme alla coppia. ”In questa casa non c’erano computer e nessuno ha sequestrato niente”, hanno detto Christine e Said. Sequestrato il biglietto di aereo di sola andata della compagnia low cost della Ryanair con il quale Fabio e Christine stamani avrebbe dovuto raggiungere Tolosa. Alle 7 i carabinieri hanno ammanettato il presunto terrorista e lo hanno accompagnato al carcere di Sollicciano. Prima di uscire di casa Matteini ha sorriso alla compagna e le ha detto in francese: ”Christine, stai tranquilla, tornerò, bisogna aspettare il processo”. Lei, commossa, ha risposto: ”Ti aspetto, ci sposeremo in carcere”. Sbalorditi dall’arresto i vicini di casa. ”Fabio è una persona educata e riservata – racconta Massimo Lucchini – abitava qui da più di tre anni e non abbiamo mai avuto problemi. Ieri ci aveva chiesto un limone e in cambio ci aveva portato un vasetto di acciughe salate”. L’avvocato di Matteini, Massimo Procacci, non crede alla fuga: ”Era stato interrogato un mese fa. Avrebbe avuto il tempo per andare in Francia o altrove senza problemi”» (Marco Gasperetti, ”Corriere della Sera” 10/12/2006) • «’Fabio non voleva fuggire. Il viaggio in Francia era stato programmato da un mese. Lo aveva detto ai carabinieri e la risposta era stata chiara: lei è un uomo libero e può andare dove vuole”. Christine Pujol, 50 anni, francese di Tolosa, vive in Italia da aprile, da quando ha conosciuto Fabio e se ne è innamorata. Ieri mattina gli era accanto quando sono arrivati i carabinieri per arrestarlo. ”Non so niente del suo passato, non ne abbiamo mai parlato – racconta ”. Domani mattina (stamani, ndr) saremmo dovuti partire insieme in aereo e raggiungere Tolosa. Non una vacanza, ma un viaggio per motivi di salute. Io sono malata di cancro al seno, forse dovrò operarmi. Con Fabio avevamo deciso che sarebbe stato meglio una visita preliminare in Francia dove sono ancora residente. Saremmo rientrati in Italia entro il 20 dicembre. Volevamo festeggiare il Natale con la sua famiglia e i suoi due figli”. E allora perché un biglietto di sola andata? ”Semplicemente perché saremmo tornati con la mia auto – risponde Christine – che ho ancora in Francia. Ho deciso di trasferirmi per sempre in Italia e due auto fanno comodo perché viviamo in campagna e dobbiamo spostarci frequentemente per lavorare. Fabio ha acquistato questa casa e ha un mutuo da estinguere di 120 mila euro. Ma poi rifletta: se il mio compagno avesse organizzato un piano per fuggire alla giustizia italiana, avrebbe acquistato un biglietto un mese fa a proprio nome con una compagnia a basso costo? Fabio ha comprato un biglietto di sola andata Pisa-Londra-Carcassonne, risparmiando due terzi sul costo e lo ha detto a tutti, carabinieri compresi. Stamani partirò da sola. Tornerò presto però anche se adesso tutto è più difficile, anche per me”. Una sola volta, Fabio Matteini, pare abbia accennato al suo passato. Aveva raccontato qualcosa a Said, un amico marocchino che lo aveva aiutato a ristrutturare il casale e viveva con lui in attesa di una sistemazione al piano terra dell’abitazione. Poche parole, secche, senza alcun commento. ”Ho scontato con il carcere i miei errori. Adesso guardo al futuro”. Poi si era chiuso in un silenzio impenetrabile» (M. Ga., ”Corrieredella Sera” 10/12/2006) • «La prova che era un brigatista, secondo gli inquirenti, l’ha fornita lui stesso con una sorta di confessione resa tra ”contraddizioni” ed ”omissioni”. Nell’interrogatorio di venti giorni fa, quando già sapeva di essere indagato per associazione sovversiva e banda armata, ha detto: ”Sì, confermo di aver interrotto i rapporti di natura politico-organizzativa con l’organizzazione, ma non so collocare con precisione il momento in cui ciò è avvenuto. Ritengo che la definitiva interruzione di questi rapporti sia collocabile, con uno sforzo di memoria, nei primi mesi del 2001”. Cioè a quasi due anni di distanza dall’omicidio del professor Massimo D’Antona che ha riportato sulla scena le Brigate rosse. Logica conseguenza dell’ammissione di Matteini, già militante dei Nuclei comunisti combattenti che negli anni Novanta lavoravano per resuscitare la sigla brigatista, per gli inquirenti è la sua appartenenza alle nuove Br. Lui nel ”95 era già finito in galera perché sorpreso a organizzare una rapina di autofinanziamento, s’era dichiarato ”prigioniero politico”, aveva scontato la pena ed era tornato libero. L’avevano preso insieme a Luigi Fuccini, già fidanzato con Nadia Desdemona Lioce che all’indomani di quegli arresti sparì dalla circolazione, fino a ricomparire sul treno Roma-Firenze la mattina del 2 marzo 2003, insieme all’altro brigatista Mario Galesi. Ci fu la sparatoria in cui morirono Galesi e il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, la Lioce venne arrestata: fu l’inizio del declino delle Br che dopo D’Antona avevano ammazzato Marco Biagi. Da allora sono finiti in carcere una dozzina e più di neo-terroristi, veri o presunti. L’ultimo della serie è proprio Matteini, quasi a chiudere il cerchio apertosi con la cattura di undici anni fa. Nel ”95 aveva 37 anni, ora è tornato dentro a 48 e con pochi capelli imbiancati: la sua immagine diventa così il simbolo di un’idea eversiva ormai attempata che fatica a reclutare tra i giovani (almeno secondo le indagini, ma su questa materia è consigliabile non avere certezze) e resta ancorata a una scheggia di generazione che ha respirato il clima di piombo degli anni Settanta e Ottanta, e quando tutto sembrava finito ha voluto riprendere in mano il vessillo brigatista con la stella a cinque punte chiusa nel cerchio. Dopo il delitto era scontato che la polizia andasse a bussare a casa di Matteini, lui rilasciò un’intervista intitolata ”Non credevo che uccidessero, attendevo un’azione anti-Nato”. Nel recente interrogatorio ha spiegato: ”Non è un discorso sulle persone, quanto sull’organizzazione. Gli autori potevano identificarsi in altre persone rispetto a quelle con cui stavo portando avanti il confronto, ma ero consapevole che l’organizzazione responsabile dell’omicidio era la stessa. In merito alla rivendicazione come Br-pcc, l’ho valutata come la fine di una cosa e l’inizio di un’altra”. Era esattamente così, i Nuclei comunisti combattenti s’erano trasformati in Brigate rosse. Ma il rapporto con Matteini, nome di battaglia ”Antonio”, continuava. Questo rivelano, nell’interpretazione di investigatori e inquirenti, i documenti criptati contenuti nei computer di Cinzia Banelli (la ”pentita” che ha fornito le parole chiave per leggerli) e di Roberto Morandi, ”irriducibile” ed ergastolano. Tra i files aperti ci sono i verbali di riunioni e confronti con il compagno ”At” o ”Ant”, cioè Antonio, alias Fabio Matteini. Doveva reclutare nuovi adepti della lotta armata, sostengono i magistrati che l’accusano, e riallacciare legami con militanti già detenuti e usciti dal carcere. ”La disponibilità dell’indagato è costante, nonostante la sua condizione di ”prigioniero’ ovvero di soggetto sotto possibile osservazione della polizia”, scrive il giudice che l’ha fatto arrestare. Come fosse un destino ineludibile per uno come lui, lo stesso che [...] l’ha portato nuovamente in carcere. Lui ne era consapevole, e tornato a casa dall’interrogatorio la microspia intercettò qualche sua frase detta alla fidanzata: ”Li ho protetti molto ma qualche nome... Ce li avevano loro i contatti... Avevano tutti su files... io ne ho avuti pochi però li ho avuti... Ho buone possibilità di andare in galera, amore mio...”» (Giovanni Bianconi, ”Corriere della Sera” 10/12/2006).