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 2006  dicembre 12 Martedì calendario

Hodgkin Howard

• Londra (Gran Bretagna) 6 agosto 1932. Pittore • «Al successo internazionale, è arrivato attorno ai 40 anni [...] ma da allora si è rifatto in fretta. [...] Dai ritratti e interni degli anni 50 e 70, ai lavori su legno con la cornice dipinta anni 70, ai quadri dall’80 al ”90. Partito dalla pop degli artisti della sua generazione, Hodgkin ha iniziato con una serie di ritratti dei suoi amici e dell’ambiente artistico inglese (Mr e Mrs Robyn Denny, 1960; Acacia road, 1966), rendendoli in maniera poco convenzionale; cercando di riflettere più che la fisionomia, l’ambiente che li circondava, attraverso la frammentazione della realtà e un’attenta combinazione di colori. Insomma, una ricostruzione dell’immagine reale il cui risultato puntava sulla resa emozionale di simboli cromatici. Ed ecco, in uno dei suoi ritratti, Kitaj (1969), l’introduzione di uno dei tratti ch’è poi diventato una sorta di ”marchio” di riconoscibilità immediata: la cornice dipinta come se fosse la continuazione del quadro (operazione, questa, in verità, seguita da molti altri pittori). Solo che Hodgkin l’ha fatta in opposizione ai suoi contemporanei che, invece, tendevano ad eliminarla del tutto. In una seconda fase, la sua pittura si apre alla natura, ai paesaggi esotici. A cominciare dal suo primo viaggio in India, del ”64, la sua pittura registra una realtà polimorfa con colori intensi e audaci (Bombay Sunset, 1972). Continua con la sua esperienza italiana, soprattutto in opere come In the Bay of Naples (1980) e Waking Up in Naples (1982). Ma è alla XLI Biennale di Venezia, dell’84, che esplode la sua passione per l’Italia. Affascinato da Canaletto e da Turner, dipinge la serie dedicata alla città lagunare. Capta la luce cangiante e le sensazioni che prova risolvendola con straordinaria precisione grazie ad un’ampia pennellata e ad un originalissimo mélange di colori, come il rosso che sfuma nel verde di Venezia d’autunno (1986) o in un’opera di inusuale bellezza come Dinner a Palazzo Albrizzi (2002)» (Julio Neira, ”Corriere della Sera” 9/12/2006).