Varie, 12 dicembre 2006
GIULIANO Luigi
GIULIANO Luigi Napoli 1949. Ex camorrista • «[...] l’uomo che governò Forcella e che oggi vive nascosto e sotto protezione per sfuggire alla vendetta dei suoi amici di un tempo, quelli che ha mandato in carcere con le sue rivelazioni[...] Troppi nemici si è fatto l’ex re di Forcella da quel settembre del 2002, quando annunciò la decisione di pentirsi. Ogni clan di ogni quartiere di Napoli ha un motivo per spingere lui e sua moglie Carmela Marzano a ritrattare le accuse, quando saranno chiamati a deporre ai processi. [...]» (F. B., “Corriere della Sera” 9/12/2006) • Il 7 dicembre 2006 i killer della Camorra gli hanno assassinato il figlio Giovanni: «[...] La telefonata del Servizio centrale protezione arriva, un minuto dopo l’agguato di camorra, sul telefono riservato dell’ex boss di Forcella [...]: “Suo figlio Giovanni è stato ammazzato”. In quegli stessi istanti è il caos a Forcella. Decine di volanti, la gente che urla in strada, minaccia e insulta polizia e carabinieri. Ci sono almeno venti testimoni oculari dell’agguato, ma sono spariti nel nulla. Resta la folla inferocita. Sembra la sera di Annalisa Durante, quattordicenne ammazzata durante la sparatoria tra i rivali e un altro erede dei Giuliano. Non è cambiato niente, a Forcella, da allora. Ma stavolta i sicari hanno colpito al cuore la famiglia del boss. Il volto coperto da caschi integrali, due killer sono piombati dentro un circolo ricreativo, un “club Napoli” di via Sant’Arcangelo a Baiano 40, dove si trovava Giovanni Giuliano, trentunenne figlio del re di Forcella. Quattro colpi di pistola sparati da uno solo dei killer - alla testa, al collo e al petto - per uno dei fratelli gemelli prediletti da don Loigino. Morto sul colpo. Giovanni, quando il padre scelse di pentirsi e collaborare con la giustizia, nel 2002, in un primo momento seguì la famiglia, quindi decise di dissociarsi, tornare al passato. Abbandonare la famiglia e rimanere nella “sua” Forcella. Lo ha fatto fino a ieri, le serate trascorse nell’ex regno del padre a giocare a biliardo nel circolo ricreativo, in una stanza al piano terra tra le slot machine. Nessun potere criminale e la vita del guappo di quartiere. [...] Una famiglia, quella di don Luigino, indebolita dai pentimenti (il re, ma anche tre dei suoi fratelli, di cui uno poi morto per cause naturali), quindi dagli omicidi. Eppure con un suo prestigio criminale conservato in parte grazie al matrimonio di una delle figlie di Luigi, Marianna, con il figlio del boss del clan rivale, Michele Mazzarella. Parentela incrociata e tanto odio, che non avrebbe fermato i sicari la sera del tentato omicidio di Salvatore Giuliano (con la morte di Annalisa Durante), mentre sarebbe da attribuire ad altro movente l’omicidio di Nunzio Giuliano, fratello del boss da sempre dissociato dalla famiglia. In pratica una famiglia decimata nel tempo, colpita dove ci sono tentativi di rimanere a vivere a Forcella, oggi indiscusso territorio dei potenti Mazzarella. [...]» (Irene De Arcangelis, “la Repubblica” 8/12/2006).